Gotha, chieste condanne per 35. C’è anche Giorgio De Stefano

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La Dda di Reggio invoca pene pesanti per i vertici della direzione strategica della ‘ndrangheta. Vent’anni Per l’avvocato e storico consigliori del clan. Due le assoluzioni

Sono pene pesantissime quelle invocare dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo per gli uomini della direzione strategica della ‘ndrangheta reggina, i loro riservati e i luogotenenti dislocati a governare quartieri e strade. Al termine della requisitoria fiume, sviluppata dai pm Walter Ignazzitto e Stefano Musolino, è toccato a Lombardo tirare le conclusioni del maxiprocedimento Gotha, scaturito dall’indagine che per la prima volta ha iniziato a svelare nomi e volti del board strategico della ‘ndrangheta, quello che neanche affiliati e gregari di basso rango conoscono, ma da sempre determina la vita sociale, economica, politica e finanziaria di Reggio e non solo. È questo il ruolo – è emerso dal procedimento e ha spiegato la pubblica accusa in sede di requisitoria – che aveva l’avvocato Giorgio De Stefano, già condannato in via definitiva per concorso esterno e considerato storico consigliori dell’omonimo clan, oggi imputato perché considerato uno dei più importanti tessitori delle strategie della ‘ndrangheta reggina tutta. E per questo – ha chiesto il procuratore aggiunto Lombardo – da condannare a 20 anni nonostante lo sconto di un terzo di pena proprio del rito abbreviato. All’interno della complessa struttura della ‘ndrangheta, quella di De Stefano era una posizione apicale, necessariamente segreta, tutelata da una serie di strutture e uomini “riservati”, chiamati a intervenire in diversi contesti in nome e per conto della struttura che governa le macrostrategie della ‘ndrangheta tutta. Un esercito di pupi, diversamente strutturati, in parte persino inquadrati in una struttura paramassonica segreta, ma governati tutti dagli stessi pupari e devoti alla medesima causa: rafforzare i clan. È questa l’accusa formulata, fra gli altri, nei confronti dell’imprenditore Emilio Angelo Frascati, dell’ex numero 2 di Fincalabra Nuccio Idone, del cancelliere Aldo Inuso, del commercialista Natale Saraceno, tutti per l’accusa da condannare a pene dai 12 ai 18 anni. Pesantissime anche le richieste per capi operativi e gregari dislocati sulle strade, per imporre – sempre e comunque – la legge dei clan.

LE RICHIESTE Giorgio De Stefano: 20 anni; Roberto Franco: 20 anni; Antonino Nicolò: 20 anni; Domenico Stillitano: 20 anni; Mario Vincenzo Stillitano: 20 anni; Antonino Idone: 18 anni; Dimitri De Stefano: 15 anni; Antonino Araniti: 15 anni; Emilio Angelo Frascati: 15 anni; Giorgio Modafferi: 14 anni; Domenico Marcianò: 14 anni; Natale Saraceno: 14 anni; Aldo Inuso: 12 anni; Giovanni Cacciola: 10 anni; Carmelo Nucera: 9 anni; Giovanni Pellicano: 9 anni; Antonio Messina: 8 anni; Rosario Rechichi: 6 anni; Bruno Nicolazzo: 6 anni; Eva Franco: 4 anni; Saveria Saccà: 4 anni; Giuseppe Smeriglio: 4 anni; Alessandro Nicolò: 4 anni; Anna Rosa Martino: 4 anni; Pasquale Massimo Gira: 4 anni; Gaetano Tortorella: 1 anno e 8 mesi; Angela Chirico: 1 anno e 4 mesi; Antonino Chirico: 1 anno e 4 mesi; Domenico Chirico: 1 anno e 4 mesi; Domenico Chirico (cl.86): 1 anno e 4 mesi; Francesco Chirico: 2 anni; Roberto Moio: 1 anno; Elena Inuso: 1 anno; Maria Antonietta Febbe: 1 anno; Maria Luisa Franchina: 1 anno; Michele Serra: assoluzione; Paola Colombini: assoluzione.

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