Ipotesi di fusione con l’Ipsia, Il “Marconi” di Siderno non ci sta e promette battaglia per difendere l’autonomia

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«La scuola non è solo un edificio: è soprattutto una comunità, con una
sua logica didattica che per funzionare ha bisogno della propria autonomia».
Con queste parole, la dirigente scolastica dell’Istituto Tecnico “Guglielmo Marconi”
di Siderno, Clelia Bruzzì – giovane tra i giovani – ha efficacemente riassunto il
senso dell’assemblea convocata per la tarda mattina di oggi, per discutere delle
forme di lotta da adottare contro la decisione di accorpare il “Marconi” all’Ipsia.
Un rischio che l’Itc “Marconi” non vuole correre, dopo aver registrato, negli ultimi
lustri, un deciso progresso strutturale, tanto che la scuola è assolutamente
all’avanguardia e intende mantenere quel ruolo di primo piano che riveste nel
panorama comprensoriale, fin dal 1951, anno della sua fondazione.

Davanti a un’aula magna gremita di studenti, professori e personale ATA tutti si
sono detti d’accordo sull’esigenza di reagire a una decisione che la dirigente Bruzzì
ha definito «Non in linea con la logica che ha sempre ispirato le nostre scelte. Se
perdiamo la nostra autonomia – ha ribadito – il nostro progetto di formazione
professionale rischia di essere compromesso».
Una posizione, quella della dirigente, che ha trovato d’accordo gli studenti, che
tramite i propri rappresentanti Michele Muià, Domenico Giorgi e Antonio
Muià, hanno letto un documento di sostegno alle iniziative di lotta che verranno
intraprese.
Molti i docenti che sono intervenuti, tra cui Bruno Pelle, che ha ribadito che
«Non c’è alcuna volontà di discriminazione verso un’altra scuola, semmai
difendiamo il nostro progetto autonomo», mentre Amedeo Macrì ha ravvisato la
necessità «di una grande iniziativa d’urto contro una decisione che non risponde a
logiche formative ed educative, ma a interessi di bottega. Invece, noi vogliamo
difendere questa scuola che in quasi settant’anni di attività ha sforato parecchi
professionisti che si sono affermati nel mondo del lavoro e nella società».
La docente Tuscia ha detto che «La fusione farebbe dei danni ad ambedue le
scuole. Per questo, saremo una voce aperta al dialogo e al territorio, e già da due
mesi noi docenti ci stiamo muovendo nelle sedi opportune per scongiurare il rischio di fusione», mentre la sua collega Rosanna Bolognino ha invitato tutti a
«mantenere alta la tensione perché non possiamo accettare la logica dei tagli che
toglierebbe le radici del nostro istituto».
Tra i numerosi interventi dei docenti, quelli delle professoresse Sciarrone,
Ferreri e Macrì, e di due giovani professori come Cristina e Scarfò. Il primo ha
parlato di «Scelta di carattere politico e non disattico», mentre il secondo ha
esortato i ragazzi a «Sviluppare il senso di autonomia nella difesa dei diritti per
non far scomparire questa scuola», invitandoli altresì a conquistare il loro futuro.
Non rimane, a questo punto, che attendere le prossime mosse di una battaglia che
per una volta mette d’accordo più generazioni di soggetti che, nel rispetto dei
reciproci ruoli, intendono difendere l’autonomia della propria scuola.

fonte: lentelocale

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