Lun. Gen 18th, 2021

Gli inquirenti ricostruiscono il profilo dell’imprenditore cosentino Antonio Ioele, finito al centro dell’inchiesta che ha portato a un sequestro da oltre 22 milioni di euro. Spagnuolo: «È il patrimonio che costituisce il pericolo maggiore per la libera concorrenza»

Una questione familiare che si intreccia con la vita imprenditoriale. I 22 milioni di euro sequestrati dalla guardia di finanza, su disposizione del Tribunale di Cosenza, nei confronti di Antonio Ioele ricadono a cascata sui componenti del nucleo familiare. Il decreto di sequestro riguarda anche Francesco Ioele, Maria Vitaro e Sonia Paola Ioele che sono rispettivamente padre, moglie e sorella dell’imprenditore principale indagato della vicenda. Dei quattro, infatti, l’attenzione maggiore degli agenti delle fiamme gialle la mantengono su Antonio, ritenuto soggetto «fiscalmente pericoloso» e accusato dei reati di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, bancarotta fraudolenta, e di aver sottratto al fisco i proventi della tassazione per realizzare altre attività commerciali o acquistare nuovi immobili. Sono stati sequestrati: tre complessi aziendali, diciannove fabbricati, una villa di prestigio, due capannoni industriali di rilevanti dimensioni e tre apprezzamenti di terreno.

IL MERCATO Proprio il tribunale di Cosenza ha dichiarato fallita una delle società di Antonio Ioele dedita alla compravendita di autovetture: la Autoioele srl. La sua “pericolosità fiscale” diventa sostanza proprio nelle operazioni finanziarie che realizzava con questa società.
Nei documenti che ricostruiscono l’accusa, poi trasformata in condanna, per bancarotta fraudolenta per distrazione documentale, si definisce il disegno criminale che ha permesso a Ioele di distrarre otto milioni di euro dalla società dirottandoli su conti riconducibili ad aziende intestate ai familiari. Di questi, cinque sono stati prelevati senza nessuna “pezza” giustificativa. Il mercato delle auto con l’estero permetteva di aggirare le imposte e di creare un tesoretto da investire in altre società, non a caso oltre al mercato delle macchine la famiglia Ioele si era anche inserita nel mondo delle costruzioni. «Gli evasori “seriali” sono socialmente pericolosi – spiega il colonnello Grazioli -. Quando ci sono evasioni di importo rilevatissimo con società che vengono letteralmente spogliate è sempre difficile poi che al termine delle operazioni venga restituito quanto dovuto. Diverso è quando i rendimenti sono stati portati sulle persone fisiche, come in questo caso, in cui grazie al supporto delle Procure e alle norme è possibile che al termine del procedimento venga corrisposto l’evaso».

LE INDAGINI I plurimi reati fiscali hanno condotto gli uomini della guardia di finanza a realizzare una «ricostruzione dei debiti e delle disponibilità economico finanziarie maturate nel corso temporale di 20 anni», con questa sintesi il procuratore capo della Repubblica di Cosenza Mario Spagnuolo chiarisce la complessità delle indagini, ma non solo. « È il patrimonio che costituisce il pericolo maggiore piuttosto che la persona – aggiunge -. Sono i soldi che girano attorno alla vicenda e che consentono di distorcere le condizioni di mercato».
Al suo fianco il procuratore aggiunto Marisa Manzini, nel corso della conferenza stampa, aggiunge: «I reati di criminalità economica non riguardano persone che hanno bisogno di infrangere la legge per sopravvivere. Siamo a un livello superiore, ad agire sono i colletti bianchi, l’attenzione della Procura deve rimanere alta. La libertà di iniziativa economica, garantita dalla costituzione, è rispettata solo se tutti lavorano in modo legale».

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