«La mia vita senza la schiavitù della ‘ndrangheta»

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Stasera a Tv7 la storia di Alfonso Gallico. Da rampollo di un potente clan alla scelta di abbracciare la legalità: «Volevo solo essere cattivo. Oggi so che studiare è l’unica forma di libertà»

Parla per la prima volta Alfonso Gallico, 20 anni, figlio del boss di Palmi Rocco, detenuto al 41 bis, regime a cui è sottoposto anche lo zio Domenico. Il giovane è stato intervistato da Maria Grazia Mazzola per il settimanale del Tg1 Tv7, alla quale ha raccontato (l’intervista andrà in onda stasera alle 23,45) come è entrato nel programma “Liberi di scegliere” del Tribunale per i minori di Reggio Calabria in collaborazione col Dipartimento della Giustizia minorile, cambiando completamente la sua vita. Sono oltre 40 i giovani dei clan che hanno lasciato la Calabria grazie a “Liberi di scegliere” e molti di loro vivono in affidamento familiare al nord.
«La ‘ndrangheta – dice Alfonso Gallico nell’intervista – è un sistema di oppressione che soffoca. Ogni tipo di mafia porta al carcere a vita. Vedevo che le persone volevano che io fossi quello, un ragazzo che s’imponeva. Essere uno dei più cattivi. Non mi interessava la scuola. Avevo una brama di potere. A 16 anni mi sentivo onnipotente. Andai da un imprenditore e gli chiesi di pagare delle somme di danaro. Mi arrestarono. Fui condannato a 5 anni per associazione mafiosa ed estorsione».
Gallico dice di non avere provato risentimento per il giudice che lo ha tolto dalla sua famiglia d’origine per fargli intraprendere un nuovo percorso di vita. «Ero sull’orlo del precipizio – spiega – e quel giudice non parlava con arroganza. Mi ha dato dei consigli: non serve avere la paura di tutti e l’amicizia di nessuno. La strada del progetto del Tribunale di Reggio Calabria aiuta i ragazzi ad andare in altri luoghi. Un’altra vita. Per prima è stata affidata a una famiglia del nord mia sorella quando i miei genitori sono stati arrestati. Oggi studia, vuole diventare estetista. Poi quando mia madre è uscita dal carcere ci siamo riuniti, anche lei ha lasciato la Calabria e ora abbiamo una vita nuova».
«Non mi aspettavo – dice ancora Alfonso Gallico nell’intervista – che qualcuno credesse in un caso disperato. È un progetto di libertà da catene fisiche e mentali. Ho scelto di andare via dalla Calabria e da Palmi. Sono cambiato dicendo a me stesso che lo voglio scrivere io il libro della mia vita. Oggi faccio volontariato e ho scoperto che studiare è l’unica forma di libertà. La mia vita è cambiata in tutto. Non sono più impulsivo. Ascolto senza fare prevalere il mio punto di vista. Leggo “Il piccolo principe” e mi rendo conto che oggi nessuno più conosce il valore della gentilezza e del rispetto». «Se avessi davanti a me un ragazzo con la pistola – conclude Gallico rispondendo all’ultima domanda – gli direi: svegliati! perché la tua vita non sarà mai felice. Solo nella legalità puoi esserlo».

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