Ven. Gen 22nd, 2021

L’aria è fredda ma il sole splende su Lamezia, così come quella mattina del 5 dicembre di sette anni fa. Una domenica come tante, un gruppo di amici amanti delle due ruote, veri e propri appassionati, si erano trovati come facevano sempre per passare qualche ora insieme in sella alle loro biciclette. Ma quella domenica del 5 dicembre 2010 ebbe un epilogo tragico, uno degli epiloghi più tragici per loro, i loro familiari e per Lamezia tutta.

Una città che non dimentica e non deve dimenticare gli otto ciclisti, Rosario Perri, Francesco Stranges, Vinicio Puppin, Giovanni Cannizzaro, Pasquale De Luca, Fortunato Bernardi, Domenico Palazzo, e Domenico Strangis, che quella mattina sulla strada statale 18 nei pressi della Marinella, furono travolti e uccisi da un’auto guidata da un giovanissimo, poco più che ventenne Chafik El Ketani. Il giovane era a bordo di una Mercedes, guidava a forte velocità quando percorrendo una curva, sfociò nell’altro lato della carreggiata dove transitava il gruppo di ciclisti amatoriali che venne investito. Sette morirono sul colpo, mentre l’ottavo, Domenico Strangis, morì qualche tempo dopo in ospedale per le ferite riportate. El Ketani, tornato in libertà da circa un anno, nel 2013 è stato condannato in via definitiva ad otto anni, una pensa che fece discutere, la massima pena comminabile all’imputato per omicidio colposo plurimo aggravato in base al rito abbreviato.

Oggi, comunque, come ogni anno, si ricorda quel tragico giorno, con una mesta e sobria cerimonia che si tiene lì proprio dove ci fu lì incidente. Il dolore dei familiari è vivo, nonostante sia passato del tempo, e probabilmente non si affievolirà mai, come ci dice Gennaro Perri, fratello di una delle vittime, nonché sopravvissuto all’incidente, insieme a Fabio Davoli.

Presenti i familiari, i rappresentanti delle forze dell’ordine, qualche ex consigliere comunale e i commissari prefettizi da poco insediatisi al Comune. “Abbiamo voluto che ci fosse anche quest’anno la commemorazione – ha ricordato proprio il commissario Francesco Alecci –  a nome della città e di tutti i lametini perché vogliamo far sapere ai familiari che loro dolore, che di certo non si può equiparare, è un dolore ancora vivo per tutti quanti i cittadini, anche dopo sette anni. Loro è come se fossero qui con noi”. Il saluto laico, è stato accompagnato da una breve celebrazione religiosa e dalla deposizione della corona di alloro proprio davanti a quella stele che è diventata il simbolo di quel tragico giorno.

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