L’ente camerale di Catanzaro si riunisce nonostante il consiglio “illegittimo”

E’ pronto ad avviare il suo mandato Daniele Rossi, seppur dalla regione ci sia la convinzione che l’assise della Camera di Commercio di Catanzaro sia illegittimo e infondato. Intanto il governatore prova a smorzare i toni

Potrebbe arrivare lunedì mattina la risposta, formale, della Camera di Commercio di Catanzaro alla Regione Calabria. E non sarà una risposta accomodante se, come pare, il nuovo consiglio si riunirà per iniziare a tutti gli effetti l’era della presidenza di Daniele Rossi.
Si tratterebbe quindi del primo atto ufficiale dopo la lettera a firma del dg Fortunato Varone con cui la Regione aveva provato a fermare l’attività del neopresidente e del suo consiglio.
Ma, nonostante il contenuto della missiva fosse duro, quasi minaccioso, i pareri di prestigiosi studi legali catanzaresi raccolti dal consiglio e dall’ente nelle ultime ore, avrebbero permesso al neopresidente e al segretario generale, l’avvocato Maurizio Ferrara, di aggiungere ulteriori certezze a quelle già possedute in merito alla legittimità delle procedure che hanno portato all’elezione di Rossi. Da qui, quindi, la volontà di far partire, a tutti gli effetti, il nuovo corso della Ccia di Catanzaro.
Intanto, nonostante permanga da parte della Regione, la convinzione che quello della Camera di Commercio di Catanzaro sia un consiglio “illegittimo e quindi inesistente”, il governatore Mario Oliverio, attraverso una nota stampa, ha provato a smussare i toni della polemica, cercando di smarcarsi dal muro contro muro: «L’auspicio della Regione è che si attivino immediatamente tutte le procedure utili per l’accorpamento delle Camere di Commercio e che si pervenga nel più breve tempo possibile all’elezione dei suoi vertici – si legge nel comunicato del Dipartimento per lo Sviluppo Economico -. Questo è l’auspicio del Presidente Oliverio, rifiutando in maniera totale le accuse rivolte verso la Regione di accentuare scontri o cadute di democrazia».
Il nodo dell’accorpamento, però, al netto degli auspici e delle prescrizioni del Mise, dovrà essere sciolto dalla Consulta dopo che alcune Regioni avevano impugnato il decreto di riforma delle Camere di Commercio.

 




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