“Magna Graecia”, l’invasione di campo di Apicella

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Il segretario generale della giunta regionale si offre come «interlocutore privilegiato» dell’ateneo (per il quale è un docente a contratto) sui fondi Por. Incurante di competenze e conflitto d’interessi

La mail più condivisa in questi giorni all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro è una comunicazione stringata, apparentemente di routine. Che rischia, però, di ridefinire i confini del conflitto di interessi. Gira da giorni tra le caselle di posta elettronica del dipartimento Studi giuridici. E, in effetti, racconta di una disponibilità: Ennio Apicella, segretario generale della Presidenza della giunta regionale, «si è offerto quale nostro interlocutore privilegiato: al nostro Ateneo sono destinati 2,4 milioni di euro, ripartiti tra assegni di ricerca e dottorati». Dai vertici del dipartimento, queste poche righe sono arrivate a docenti e ricercatori. La richiesta ai colleghi è quella di «una vostra preliminare valutazione». Tutto normale? Certo, se non fosse che la disponibilità a “trattare” dei fondi riservati agli atenei dal Por Calabria non rientra esattamente tra le competenze del segretario generale. Proporsi come «interlocutore privilegiato» (stando al ruolo che la mail attribuisce ad Apicella), poi, appare una ulteriore anomalia. Evidentemente l’alto burocrate non considera sufficienti i canali ordinari riservati alle università (quelli previsti dalle linee che riguardano l’alta formazione) e vuole ritagliarsi un ruolo di primo piano nell’approccio alle risorse riservate all’accademia catanzarese. E qui arriva il secondo inciampo, forse peggiore del primo. Perché l’università “Magna Graecia” è anche l’università del segretario generale. Un dato che emerge anche dal lungo curriculum di Apicella, «professore a contratto di Diritto del pubblico impiego» alla “Magna Graecia” e «professore a contratto di Diritto amministrativo» nella scuola di specializzazione per le professioni legali dello stesso ateneo. È qui che si innesta il conflitto di interessi 2.0. Perché è il professore a contratto – che, per quanto importante, non costituisce l’architrave di una università – a offrirsi come punto di riferimento per l’accesso ai fondi Por, grazie al suo ruolo di primo piano nella burocrazia regionale. Una proposta d’aiuto nel percorso che conduce ai finanziamenti, nel quale ci si districa spesso tra normative farraginose e tempi ristretti. La cortesia per i colleghi, però, a molti è parsa inopportuna.

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