‘I massoni tra bugie e infiltrazioni della ‘ndrangheta

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La relazione della Commissione parlamentare antimafia conferma i legami con i clan e svela tentativi di coprire il fenomeno da parte dei Gran maestri. I 193 “fratelli” in odor di mafia e il caso di un consigliere regionale calabrese condannato senza essere allontanato

I Gran maestri che per mesi si sono presentati in Commissione parlamentare antimafia per giurare e spergiurare che nelle loro logge non ci fosse traccia di mafiosi hanno mentito. Hanno mentito anche quando hanno dichiarato il numero di iscritti e hanno continuato a farlo nell’affermare di aver sciolto solo tre logge, ma non per infiltrazioni della criminalità organizzata.

I RAPPORTI FRA LOGGE E CLAN CI SONO Ne escono malissimo le quattro principali obbedienze italiane – il Goi, la Gran Loggia degli Alam, la Gran Loggia regolare d’Italia, la Serenissima Gran Loggia d’Italia- Ordine generale degli Alam – dalla relazione che sintetizza il lavoro commissione parlamentare antimafia sul rapporto fra clan e massonerie. Dopo mesi di audizioni, missioni, incontri, ma soprattutto dopo il certosino lavoro sugli elenchi dei “fratelli” di Calabria e Sicilia, sequestrati con decreto della presidente Bindi, la commissione può affermare senza tema di smentita «l’esistenza di forme di infiltrazione delle organizzazioni criminali mafiose nelle associazioni a carattere massonico». Un dato – si legge nella relazione – suggerito da «una pluralità di risultanze dell’attività istruttoria della Commissione, derivante dalle audizioni svolte, dalle missioni effettuate e dalle acquisizioni documentali».

«I GRAN MAESTRI HANNO MENTITO» Dopo mesi di lavoro, i parlamentari di palazzo san Macuto hanno in mano non solo innumerevoli dichiarazioni, ma anche le prove documentali, acquisite all’interno delle logge che permettono di confutare punto per punto quanto dichiarato – con toni più o meno duri – dai Gran Maestri delle principali obbedienze in commissione. Dalle loro audizioni è emersa «una posizione negazionista delle obbedienze nei confronti del fenomeno, cui veniva al contrario opposta l’esistenza di regole e prassi massoniche tali da sventare ogni pericolo». E invece non è vero.

L’ECATOMBE OCCULTATA Secondo quanto emerso dalle indagini dello Scico, cui sono stati delegati gli approfondimenti sugli elenchi e sul materiale sequestrato, non sono poche le logge che dal 1990 al 2016 sono state abbattute. Al contrario, se ne contano 138, di cui 86 in Sicilia e 52 in Calabria. In particolare, 25 logge sono appartenenti al Grande Oriente d’Italia, 52 alla Gran Loggia degli Alam, 41 alla Gran Loggia Regolare d’Italia e 20 alla Serenissima Gran Loggia d’Italia – ordine generale degli Alam. E molte – sottolinea la commissione – sono state sciolte per mafia.

FILTRI CHE NON FUNZIONANO Non è neanche vero – come più volte i Gran maestri hanno sostenuto – che le obbedienze abbiano in sé i filtri necessari per prevenire le infiltrazioni. Al contrario, sebbene in alcune logge vige la prassi di chiedere il certificato penale all’atto dell’ammissione, non esiste alcuna forma di aggiornamento sulle posizioni dei “fratelli”. E in molti casi, tutti sembrano affetti da cronica distrazione o miopia. Per la commissione c’è «un consistente numero di iscritti che è stato coinvolto in procedimenti per gravi delitti». Molti di loro sono per giunta ancora attivi. E i parlamentari hanno carte e numeri in mano per dirlo.

FRATELLI IN ODOR DI MAFIA Secondo quanto emerso dall’analisi degli elenchi, sono 193 gli affiliati alle logge massoniche di Sicilia e Calabria coinvolti o lambiti da inchieste di mafia. Per la commissione significa «una mancata o quanto meno parziale efficacia delle procedure predisposte dalle varie associazioni per la selezione preventiva dei propri membri». In molti casi, i procedimenti si sono conclusi con l’archiviazione, il proscioglimento o un non luogo a procedere per morte del reo. Ma alcuni – e non sono pochi – si sono conclusi con condanne definitive. Anche pesanti.

I CONDANNATI Degli affiliati alle 4 principali obbedienze, in 6 sono stati condannati per associazione mafiosa piena, mentre altri 8 sono stati puniti per traffici di stupefacenti, ricettazione, falso, bancarotta fraudolenta o sono stati destinatari in via definitiva di misure di prevenzione personali e dunque indicative della pericolosità sociale (semplice o qualificata). E non tutti sono stati espulsi dalle logge a cui appartenevano. Tanto meno sono stati tutti allontanati gli altri 25 massoni che risultano condannati per altri reati gravi o sono tuttora sotto processo per associazione mafiosa o per intestazione fittizia di beni.

L’EX CONSIGLIERE REGIONALE MASSONE “SCOMODO” In 12 sarebbero ancora iscritti e attivi, di cui «10 presso logge del Grande Oriente d’Italia, uno – per altro membro del consiglio regionale della Calabria dal 2005 al 2010 – con una domanda di regolarizzazione presentata presso una loggia calabrese del Goi, dunque in precedenza iscritto ad altra obbedienza; uno, imprenditore agricolo, presso una loggia calabrese della Glri». E fra i fratelli che frequentano regolarmente le logge ci sarebbero anche i due, un commercialista e un pensionato, condannati definitivamente per mafia.

I MASSONI RR Ma c’è un dato, forse ancora più inquietante che emerge dal lavoro della commissione. In base ai dati analizzati in Calabria e Sicilia sarebbero censiti 17.067 massoni, ripartiti in 389 logge attive. Per la maggior parte si tratta di iscritti al Goi (11.167 pari al 65,4%), mentre per il resto si dividono fra Gli (3.646 pari al 21,4%), Glri (1.959 pari all’11,5%) e Sgli (295 pari all’1,7%). Tutti quanti si dividono fra soggetti attivi, quelli sospesi, quelli in predicato di appartenere all’associazione massonica e quelli che per varie ragioni vi hanno cessato. Ma negli elenchi compaiono anche alcune classificazioni misteriose, come una non meglio specificata RR «per le quali – dice la commissione – non è stato possibile andare oltre all’elaborazioni di mere supposizioni in ordine al significato».

L’OMBRA DELLE LOGGE COPERTE Un dato che appare quanto meno preoccupante se è vero che il numero dei massoni censiti dallo Scico è di gran lunga superiore a quello ufficialmente dichiarato. Gli elenchi saranno forse rimpolpati da quei “massoni all’orecchio” e da quelle logge segrete di cui le obbedienze tutte hanno sempre negato l’esistenza? Forse sarà la magistratura a scoprirlo. Perché tutto il materiale adesso verrà trasferito alle Procure di competenza.

Alessia Candito

‘Ndrangheta e Massoneria, Bisi: “Nostre liste trasparenti”

 

“Siamo seriamente preoccupati. In Italia qualcuno vuole riportare indietro le lancette della storia reintroducendo di fatto leggi fasciste e illiberali soprattutto contro i massoni. Come denunciò allora Antonio Gramsci, può essere l’inizio di un pericoloso ritorno al passato. È in grave pericolo innanzitutto la democrazia e il libero pensiero”. Lo ha detto il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi replicando alle affermazioni del presidente dell’Antimafia Rosy Bindi che giovedì ha presentato la relazione sulle infiltrazioni di cosa nostra e della ‘ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria. C’è in particolare un passaggio della relazione che fa tremare le vene ed i polsi per la sua virulenza e pericolosità. Si dice: “Non si vuole di certo auspicare il ripristino delle disposizioni fasciste sopra riportate, seppure, non va dimenticato che, accanto a coloro che perseguivano evidenti volontà illiberali, insigni giuristi apprezzavano tali normative che, per l’eterogenesi dei fini tipica delle leggi, garantivano comunque un sistema di conoscenza e di trasparenza”. ”Quando si vogliono riesumare delle leggi che saranno pur commentate positivamente da insigni giuristi, come scrive la Commissione, ma hanno prodotto un regime repressivo violando ogni libertà – afferma Bisi – credo che si dimentichi il sangue versato da tanti cittadini e si faccia anche un’opera di negazionismo di un brutto passato. Come si fa ad avallare certe norme oggi come fanno i membri dell’Antimafia e dire che garantivano un sistema di conoscenza e trasparenza? Mi sembra forse di capire che il fine vero della Commissione era ed e’ quello di mettere all’indice la Massoneria e i suoi iscritti attraverso la violenza di una legge che la ingessi e la ingabbi. La trasparenza è tipica dei regimi totalitari diceva anche Stefano Rodotà”.

Sulla vicenda delle infiltrazioni mafiose e sulla presenza di condannati ex 416 bis nelle Logge il Gran Maestro Bisi puntualizza: “Prendiamo atto dei risultati contenuti nella relazione e ribadiamo che oggi come allora siamo disposti a collaborare per l’accertamento della verità e che ci siamo opposti al sequestro di tutti gli elenchi perché così si criminalizza un’intera associazione. Respingiamo al mittente invece qualsiasi cattivo pensiero riguardo al nostro archivio cartaceo e digitale. I nostri elenchi sono di una trasparenza assoluta ed è un’offesa gravissima pensare che la nostra gestione degli stessi non sia chiara o che ci siano magari zone occulte. Quanto ai presunti condannati per mafia sarebbe opportuno indicare oltre le persone fisiche il periodo temporale in cui sono o non sono stati iscritti alla nostra Obbedienza o alle altre. Noi i controlli li abbiamo sempre fatti con rigore e continueremo a farli con altrettanta severità ma i nostri organi ispettivi non hanno funzioni di polizia giudiziaria né possono agire come se lo fossero”. In merito a tutta la vicenda che ha portato al sequestro degli elenchi è fuorviante sostenere la tesi della mancata collaborazione in quanto il Gran Maestro Bisi, sin dal primo istante in cui la presidente Bindi manifestò l’intenzione della Commissione a indagare, ha chiesto di essere audito dalla Commissione presentandosi per ben due volte dinanzi ai membri della stessa. Il Gran Maestro non ha mai rifiutato il confronto ed ha chiesto più volte che gli venissero fatti gli eventuali nomi dei presunti soggetti accostabili a ramificazioni malavitose. ”Non ho mai negato la mia collaborazione e quanto viene scritto nei miei confronti è del tutto opinabile ed arbitrario. Ricordo poi ai membri della Commissione che nella vicenda di Castelvetrano i due fratelli del Goi presenti nel consiglio comunale non erano e non sono ‘impresentabili’ come ha stabilito in una recente ordinanza il tribunale di Marsala riabilitandone l’immagine”. Riguardo inoltre al riferimento riguardante l’ex Gran Maestro Di Bernardo che ha parlato delle infiltrazioni mafiose nelle Logge calabresi del Goi, il suo ricordo a scoppio ritardato lascia basiti ed è anzi molto singolare che la commissione Antimafia abbia preso per buone le dichiarazioni di un personaggio – fra l’altro a suo tempo ‘fratello coperto’ come da sua esplicita richiesta scritta – che irresponsabilmente per l’istituzione di cui era il massimo rappresentante, non ha mai edotto l’allora Giunta del Grande Oriente d’Italia della gravità delle notizie in suo esclusivo possesso. Per queste sue tardive affermazioni il Goi intende intraprendere nei suoi confronti iniziative giudiziarie”.

Il Grande Oriente d’Italia è pronto a difendere il suo sacrosanto diritto all’esistenza e alla riservatezza dei suoi iscritti nel pieno rispetto della legge e della Costituzione italiana di cui ricorre tra qualche giorno l’entrata in vigore. “Pensare di addossare i mali della politica ed i problemi della Nazione alla Massoneria esibendo una eventuale legge liberticida è profondamente antidemocratico. Non solo questo, eventualmente cos’altro si potrà richiedere poi ai liberi muratori? Di presentare ogni mese il certificato di buona condotta? Di fare solo lavori esterni alla Pubblica Amministrazione? Si vieterà loro di concorrere a posti pubblici? O di fare politica? Saranno messi in settori particolari e ben delimitati persino allo stadio? Pensiamo che questo modo di agire e di procedere non porti nulla di buono e sia la preoccupante spia di una situazione generale ormai sfuggita di mano e nella quale al di là dei pregiudizi e dei teoremi da dimostrare i massoni sono rimasti fra i pochi soggetti istituzionali capaci di difendere antichi valori e quella libertà che qualcuno vuole duramente e pericolosamente reprimere”.

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