‘Ndrangheta nella Sibaritide, assolti i boss Abbruzzese e Acri

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Arrestati nell’inchiesta “Timpone Rosso”, furono condannati all’ergastolo in secondo grado. Dopo le contestazioni in Cassazione ed esaminate le incongruenze del pentito Perciaccante, la Corte d’Assiste d’Appello di Catanzaro ha ribaltato la sentenza

Una sentenza totalmente ribaltata: dall’ergastolo all’assoluzione piena per non aver commesso il fatto. È stato questo il verdetto che ha riguardato il boss Francesco Abbruzzese, detto “Dentuzzo” e il boss di Rossano Nicola Acri, coinvolti nell’inchiesta “Timpone Rosso” coordinata dalla Dda di Catanzaro che nel 2009 sgominò la cosca degli “zingari” di Cassano allo Jonio. In particolare, nell’inchiesta, furono ricostruiti due omicidi: Giuseppe Cristaldi e Biagio Nucerito, uccisi nel ’99, il cui mandante era, secondo il pm, proprio Abbruzzese. Ma più in generale le accuse riguardavano anche il traffico di stupefacenti che negli anni era stato alla base della guerra nella Sibaritide. Inoltre, rilevanti furono le (contraddittorie) dichiarazioni di Pasquale Perciaccante, affiliato al gruppo degli “zingari” che decise di iniziare a collaboratore con la giustizia dopo la pena all’ergastolo per omicidio inflittagli nell’operazione “Lauro” del 2003.
Per Abbruzzese e Acri era arrivato prima l’ergastolo nel 2012 davanti alla Corte d’Assise di Cosenza e poi la conferma, due anni dopo, in una sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. La difesa dei due imputati decise poi di portare le contestazioni in Cassazione che, dopo aver esaminato le incongruenze delle testimonianze di Perciaccante, annullò con rinvio le sentenze di condanna all’ergastolo. Oggi, dopo che il processo era ripartito dal secondo grado di giudizio, la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro li ha assolti per non aver commesso il fatto.

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