«Non complici, ma vittime dei clan». Restituito il patrimonio ai Mattiani

350

La Corte d’appello di Reggio Calabria ribalta le sentenze precedenti e restituisce agli imprenditori di Palmi oltre 30 milioni di euro di beni (tra cui anche il noto Hotel Gianicolo di Roma). Erano stati confiscati perché considerati riconducibili ai Gallico

Non complici, ma vittime. Con una sentenza a sorpresa, che ribalta tutti i precedenti giudizi, la Corte d’appello di Reggio Calabria ha restituito agli imprenditori Pasquale e Giuseppe Mattiani l’intero patrimonio, in passato confiscato perché considerato “cosa” del clan dei Gallico di Palmi.
Alla base del procedimento, una serie di elementi emersi in diverse inchieste, fra cui anche alcune conversazioni intercettate fra Giuseppe Gallico e i suoi familiari, durante le quali il boss avrebbe indicato Giuseppe Mattiani come “proprio” candidato, ma anche le dichiarazioni di una serie di collaboratori di giustizia, come Pasquale Gagliostro e Marcello Fondacaro. Fonti diverse, ma dichiarazioni convergenti nell’indicare i Mattiani come “cosa” dei Gallico e tutte – fanno sapere i legali Domenico Alvaro e Giuseppe Milicia, che hanno assistito gli imprenditori insieme agli avvocati Nicola Minasi, Polizza Favaloro e Titta Madia, morto nelle more della decisione dell’appello – disinnescate da «articolati atti di appello e motivi aggiunti, corredati da indagini difensive, consulenze tecniche e documenti contabili».

RESTITUITO L’INTERO PATRIMONIO In sintesi, le difese sarebbero riuscite a dimostrare che i Mattiani sarebbero stati solo vittime della pressione estorsiva del clan Gallico e non complici delle scorribande immobiliari romane del noto clan di ‘ndrangheta. Per questo la Corte d’appello, non solo ha escluso la pericolosità sociale di Giuseppe Mattiani, che da oggi cessa di essere sorvegliato speciale di P.S. ma ha anche disposto la restituzione alla famiglia Mattiani di tutti i beni immobiliari, dei conti correnti, della villa e delle case di abitazione, dei due alberghi e di tutti gli altri cespiti, che erano stati sequestrati e confiscati in primo grado. Fra i beni restituiti agli imprenditori c’è anche il noto Hotel Gianicolo di Roma, antico monastero della capitale riconvertito in struttura alberghiera.

L’ORIGINE DELL’INDAGINE La decisione della Corte d’appello ribalta così un provvedimento – confermato in passato da una serie di giudicati – e considerato per molti aspetti rivoluzionario nel mondo delle misure di prevenzione. Sebbene diverse volte lambiti da indagini di mafia, che li indicavano come compiacenti prestanome dei clan, né Giuseppe né Pasquale Mattiani sono mai stati condannati per reati di ‘ndrangheta. Nel ’78, Giuseppe era stato segnalato al questore per l’applicazione di una misura di prevenzione per aver favorito la latitanza a pregiudicati delle cosche locali, ma la proposta venne rigettata, mentre l’indagine sul presunto appoggio elettorale del clan Gallico che nel ’91 gli avrebbe consentito di diventare sindaco di Palmi, termina con un’archiviazione. Insieme a Pasquale, finisce in manette solo nel ’97 per il reato truffa aggravata in danno alla Regione Calabria. Tuttavia nel corso dei procedimenti erano emersi vari elementi ritenuti da pm e giudici delle indagini preliminari e di prima istanza sufficienti per una misura di prevenzione.

UNA SCALATA DI INTERESSE INVESTIGATIVO Per loro, l’intera storia imprenditoriale e politica di Mattiani sarebbe stata condizionata dalla contiguità con la cosca Gallico e dai loro capitali. Una storia iniziata nei primi anni Novanta, l’hotel Arcobaleno in contrada Taureana di Palmi – poco più di un modesto hotel – si trasforma improvvisamente nella sede legale di un’omonima società dal capitale miliardario abilmente suddiviso tra i figli appena ventenni di Giuseppe Mattiani, in quote di circa 250 milioni di vecchie lire ciascuna. Poco prima del Giubileo, è questa società a portare a termine una spregiudicata operazione finanziaria a Roma: l’acquisizione di un antico monastero sul colle Gianicolo, rapidamente trasformato in un lussuoso albergo con 48 camere extra lusso, parcheggio e piscina.

DIVERSE INTERPRETAZIONI Un’operazione ad altra redditività che ha fatto la fortuna dei Mattiani ma ha anche attirato l’attenzione degli inquirenti perché, secondo quanto all’epoca emerso dalle indagini, i due imprenditori mai avrebbero avuto i capitali per finanziare le operazioni che hanno firmato. Di avviso completamente differente, i giudici della Corte d’appello, che hanno restituito ai Mattiani un patrimonio di oltre 30 milioni di euro.

Facebook Comments



CHIUDI
CHIUDI
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.