«Non paga le bollette», il revisore certifica il fallimento del Corap

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Un verbale racconta la crisi dell’ente che dovrebbe risollevare l’economia calabrese. Tra fornitori a secco e bilanci «falsi». E quelle consulenze esterne che aggravano i conti

Il consorzio che dovrebbe risollevare l’economia calabrese non riesce neppure a far fronte alle utenze di luce e gas. Senza contare i bilanci «falsi», i fornitori non pagati e il continuo ricorso a consulenze esterne che hanno aggravato fortemente la situazione finanziaria dell’ente. C’è questo e altro nell’ultima relazione ufficiale sullo stato di salute del Consorzio unico per lo sviluppo industriale. A stilarla è stato il revisore unico, Sergio Tempo, che ha delineato una situazione preoccupante dalla quale emerge in modo evidente la gestione “allegra” della commissaria del Consorzio scelta dal governatore Oliverio, Rosaria Guzzo. Lo stesso Tempo, un mese fa, aveva presentato due esposti in Procura che mettevano nel mirino affidamenti e proroghe di incarichi professionali, nonché l’adozione del contratto collettivo aziendale 2016-2018 dei dipendenti non dirigenti.
Il revisore non si è fermato e, lo scorso 20 novembre, ha messo nero su bianco i suoi rilievi in un verbale inviato al dipartimento Sviluppo economico della Regione Calabria. Il Corriere della Calabria è riuscito a visionarlo.
Dentro c’è di tutto e di più. A partire dallo stato critico dei conti. Tempo, già lo scorso luglio, in merito alla verifica dei crediti e dei debiti tra Corap e Regione, aveva suggerito la convocazione di un tavolo tecnico per «poter effettuare in modo ordinato una ricostruzione delle reciproche posizioni contabili». Una richiesta prontamente accolta dal dirigente del dipartimento Sviluppo economico, Francesco Venneri, ma a cui Guzzo non avrebbe inteso dare seguito. «Ad oggi, nonostante i ripetuti solleciti», annota Tempo, «non è pervenuta nessuna convocazione in merito da parte del commissario straordinario». E dire che la situazione imponeva una risposta immediata, dal momento che «il mancato reciproco allineamento dei valori in bilancio tra Corap e Regione Calabria rende il bilancio non veritiero, e quindi falso».
Non proprio un buon inizio per un ente che, dopo gli sprechi degli ultimi decenni, con la fusione delle cinque vecchie Asi provinciali avrebbe dovuto razionalizzare le spese e migliorare l’efficacia delle politiche di sviluppo regionali. Il Corap è stato istituito formalmente nel giugno 2016, a tre anni dall’approvazione della legge di riordino di tutti gli enti sub-regionali. Fin dalla sua costituzione, il nuovo organismo è stato guidato dalla commissaria Guzzo. Ma i risultati concreti, dopo più di un anno di gestione, secondo il revisore unico sono tutt’altro che soddisfacenti.

FORNITORI A SECCO Tempo ha riscontrato pure diverse anomalie rispetto al rapporto con i fornitori del Corap. La cronologia dei pagamenti dei debiti avviene infatti «in maniera del tutto discrezionale e senza la necessaria trasparenza tipica di un ente pubblico economico, partecipato per la quasi totalità delle quote da pubbliche amministrazioni». Il revisore riferisce di aver già «invitato» i vertici del Consorzio a «ottemperare in tempi celeri a quanto prevede la normativa in merito». E, con il nuovo verbale, rinnova a Guzzo la richiesta di rispettare i «principi di imparzialità, indipendenza, trasparenza e indiscrezionalità nei confronti dei propri fornitori». Non è finita: Tempo rileva che, dai documenti in suo possesso (aggiornati al 30 settembre scorso), «si evince che l’ente non riesce a far fronte in maniera tempestiva al pagamento delle proprie obbligazioni, in particolare le forniture di utenze, il che denota, come già segnalato in più occasioni dal revisore, una grave e precaria condizione dal punto di vista economico-finanziario». Il revisore è convinto che la situazione di «evidente squilibrio» economico del Corap sia stata «ulteriormente aggravata» da una «poco prudente azione amministrativa», fatta di «assunzioni/riassunzioni, trasformazione di contratti part-time a tempo pieno, generosi adeguamenti contrattuali, affidamenti di facili incarichi di collaborazione/consulenze».
Il Corriere della Calabria, nei mesi scorsi, aveva raccontato (qui e qui) il continuo ricorso a consulenze esterne. E tutto ciò malgrado i lavoratori dell’ex consorzio di Reggio Calabria aspettassero (e aspettino ancora) il pagamento di 14 mensilità arretrate.

L’“UOMO STATUTO” Il caso più emblematico è quello relativo al contratto di un consulente, Michelangelo Bagnato, che avrebbe dovuto scrivere lo statuto e i regolamenti necessari per il funzionamento del Corap. Inizialmente l’incarico era di soli tre mesi, per un compenso complessivo di 6mila euro; ma, visto che dopo 90 giorni dello statuto non c’era traccia, a parte la «predisposizione della proposta di regolamento del personale dell’ente», Guzzo ha pensato bene di prorogare l’incarico per un tempo imprecisato ma un compenso certo: 2mila euro al mese. Il revisore – dopo aver atteso invano per 6 mesi la trasmissione della bozza di statuto, anche in considerazione del fatto che si tratta di un atto normativo «fondamentale», da cui dipende l’organizzazione e il funzionamento dell’ente – è arrivato alla conclusione che «il commissario straordinario non abbia nessun interesse alla redazione della suddetta bozza di statuto». Il Corap è, insomma, in una sorta di limbo, impossibilitato ad agire. Non solo per il mancato via libera allo statuto, ma anche perché sono ancora fermi al palo «atti fondamentali» tra cui «il bilancio e il Piano industriale, di competenza, ai fini dell’espressione del proprio parere, dell’organo assembleare». Allo stato, manco a dirlo, «non ancora esistente». Per il revisore non è dunque più «procrastinabile l’attivazione delle procedure necessarie per la costituzione degli organi consortili mancanti», quelli che sarebbero legittimati ad approvare lo statuto e gli altri atti fondamentali.
Il Corap, dopo quasi due anni, è ancora all’anno zero.

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