Il Pd reggino prova la carta Battaglia

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I vertici del partito hanno avviato una moral suasion per convincere il deputato uscente a ricandidarsi. Potrebbe essere l’unica chance per evitare la debacle alle prossime politiche

«Sono Demetrio, risolvo problemi». Il Pd reggino è nei guai, proprio come Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) in Pulp Fiction, quando, disperati, invocano aiuto per ripulire la scena di un crimine (un’auto) commesso per sciatteria a incapacità di affrontare gli eventi (quante analogie con i dem calabresi). Certo, in questo caso non si tratta di occultare un omicidio, ma la situazione è comunque sanguinolenta, perché tutti i sondaggi (tra cui uno commissionato dalla segreteria regionale, ancora top secret) certificano l’emorragia di consensi del partito di Renzi in Calabria ma soprattutto a Reggio, dove nessuno degli addetti ai lavori crede più nella possibilità di conquistare l’uninominale. I più ottimisti sperano invece di limitare i danni con qualche seggio al proporzionale nel listino Sud.
Serve, quindi, un Signor Wolf (Harvey Keitel, nel film) che almeno provi a rendere presentabile il Pd reggino in occasione delle prossime politiche e che, quanto meno, sia in grado di lottare fino all’ultimo per evitare una debacle annunciata. Il nome c’è già: è quello del deputato uscente Demetrio Battaglia. Il guaio è che l’ex consigliere regionale ha già annunciato di non volersi ricandidare. La decisione era definitiva, ma negli ultimi giorni sia il partito regionale sia quello romano hanno avviato una serrata moral suasion che potrebbe rimescolare le carte in tavola e dare al Pd una comunque piccola chance di vittoria.
Quello di Battaglia è considerato da più parti il profilo giusto per affrontare la sfida: stimato da tutto l’ambiente democratico, vicinissimo al ministro dell’Interno Marco Minniti (probabile candidato al Senato), consensi solidi in tutta la provincia e buone relazioni con la gran parte degli amministratori locali della provincia. In più, e non è un particolare di poco conto, una sua eventuale (ri)candidatura non scatenerebbe terremoti nel partito, alimentati da chi sgomita per ottenere un posto in lista, dal momento che Battaglia potrebbe rivendicare il diritto di continuare la sua esperienza politica dopo una sola legislatura alla Camera. Il suo, insomma, sembra l’unico nome in grado di compattare un Pd mai così in basso nei sondaggi e mai come oggi lacerato al suo interno.
Tutto bene, quindi, se non fosse che Battaglia, proprio in queste ore, avrebbe ribadito ancora una volta, sia a Roma che a Lamezia, la sua volontà di tirarsi indietro e di non rimettersi in gioco. Gli sherpa dem, tuttavia, sono fiduciosi e ritengono di avere buone probabilità di successo. Alla fin fine, si tratta di salvare dalla disfatta un Pd alquanto malconcio. E il Signor Wolf, almeno nel film di Tarantino, non si tira indietro, malgrado la situazione disperata.

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