Mar. Gen 19th, 2021

Per alcuni bandi è stata decisa una partecipazione troppo ampia. Bar e macellerie competono con laboratori di analisi e farmacie, dilatando i tempi della selezione. Si va verso l’esclusione del 75% dei progetti. Internazionalizzazione in ritardo. E con questo timing le opportunità di investimento si restringono in tutti i campi

Alcuni bandi si propongono di portare il futuro in Calabria. I frutti della regione 2.0 dovrebbero essere piantati con decine di milioni di euro in arrivo dall’Unione europea. Le procedure chiave fanno riferimento alla strategia dell’innovazione. Che si apre a otto ambiti: le imprese che operano in questi settori possono partecipare. È qui che il carro inizia a impuntarsi: le possibilità di partecipare viene concessa a molti, forse troppi. In questo senso, le regole stabilite a monte fanno poca selezione all’ingresso. Molte aziende partecipano senza avere alcuna reale possibilità di essere finanziate, mentre – dall’altra parte – un’apertura così ampia aumenta la discrezionalità da parte delle commissioni giudicatrici. Lo dicono i numeri. Si tratta di proiezioni ricavate sulla base degli atti disponibili sul portale CalabriaEuropa.
Partiamo dal bando “Macchinari e impianti”, che era uno di quelli più importanti dal punto di vista della dotazione finanziaria. Così importante che i 25 milioni di euro a disposizione hanno attirato molti imprenditori. Visto l’ampio ventaglio di attività ammesse a partecipare, le domande presentate sono state 1.474. Un numero enorme. Primo risultato: l’appesantimento delle procedure. Fino a oggi, infatti, le domande valutare sono 450 e quelle finanziate poco più di 100. Si tratta del 25% circa del totale. Tre aspiranti su quattro hanno inoltrato richieste e istruito pratiche a vuoto. E secondo questa proiezione saranno finanziate poco più di 220 domande su 1.474, con una media di 111mila euro per ciascun contributo. Siamo a (meno di) un terzo nell’esame delle domande. E il complesso iter del bando è partito il 17 ottobre 2016, più di quattordici mesi fa. “Macchinari e impianti” spiega bene le conseguenze dell’eccesso di partecipazione provocato dall’apertura a otto ambiti di intervento. Assieme a studi clinici, laboratori medici e farmacie, che fanno la parte del leone nella competizione per assicurarsi i fondi, compaiono bar, caffetterie, macellerie e parrucchieri che vanno a ingrossare le file dei delusi. E, soprattutto, a dilatare i tempi per la conclusione delle pratiche).
I tempi sono il nodo centrale anche per il bando Horizon 2020, pensato per le piccole e medie imprese innovative. Anche in questo caso è stato necessario un anno per arrivare alla graduatoria definitiva mentre, a seguito del ripescaggio di alcune aziende escluse dalla prima graduatoria, il contributo totale erogato dalla Regione è pari a circa 170mila euro: siamo a circa il 14% circa del totale delle risorse disponibili, che erano di 1 milione e 200mila euro.
Il bando Ict, ideato per sostenere le aziende che decidono di investire in tecnologia nell’adottare nuovi sistemi per l’informazione e la comunicazione, ha seguito un percorso simile agli altri: il via ufficiale risale al 28 ottobre 2016; un anno e due mesi dopo sono state esaminate – i dati sono aggiornati al 21 dicembre scorso – 100 domande sulle 331 pervenute alla Regione. La tempistica porta con sé una conseguenza automatica ma non per questo meno rilevante: con questo timing è inevitabile che poche imprese siano riuscite a ottenere i fondi richiesti, anche tra quelle che hanno vinto i bandi.
Altro bando: i 3,5 milioni di euro messi a disposizione dei processi di internazionalizzazione delle piccole e medi imprese. Qui le domande arrivate sono state tutte esaminate. Ma il percorso si è concluso solo nello scorso mese di novembre. Molte delle ditte che hanno partecipato, invece, speravano che il bando si chiudesse nel giro di tre o quattro mesi: l’idea era quella di utilizzare i fondi per partecipare alle fiere internazionali del 2017. Niente da fare, sarà tutto rinviato di un anno.
Per il bando “Offerta turistica”, invece, gli operatori si augurano che la burocrazia possa darsi una regolata e concludere velocemente le procedure (a 80 giorni dalla partenza siamo arrivati alla presa d’atto delle domande presentate). Una speranza legittima, che si lega anche al tempo trascorso da quando la Regione ha pianificato gli ultimi aiuti, cioè tra il 2012 e il 2013. È un’altra delle questioni aperte. Le aziende e il mercato calabresi avrebbero bisogno di bandi ogni due o tre anni, per ciascun settore di intervento. La programmazione, invece, con i suoi ritardi (in parte fisiologici e in parte “indotti” a monte, come nel caso delle strategie dell’innovazione) ne consente uno ogni sei anni. È un ritmo che il tessuto economico della regione non può permettersi se vuole, in qualche modo, rafforzarsi. Altrimenti il leitmotiv degli ultimi cicli di programmazione finirà per confermarsi e l’impatto dei milioni di euro paracadutati dall’Unione europea sulla Calabria resterà quello che è sempre stato: impalpabile.

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