PROCESSO ‘BACINELLA’: CONTRO I ‘CRAVATTARI’ DI SIDERNO CHIESTI OLTRE 40 ANNI DI CARCERE

Torna in aula il processo “Bacinella”. All’esito della requisitoria dell’appello del procedimento in abbreviato, il procuratore generale ha chiesto la conferma di sette condanne, due riduzioni di pena e l’accoglimento di un ricorso presentato dalla Procura. In sostanza le richieste di condanna confermano quanto stabilito in primo grado, oltre 40 anni di carcere. L’inchiesta ”Bacinella”, secondo l’accusa ha squarciato il velo su «una pericolosa organizzazione criminale di usurai», com’è stata definita nel corso della conferenza stampa tenuta dopo gli arresti, legata secondo l’accusa alla ‘ndrangheta di Siderno. La base operativa era un distributore Esso all’uscita nord della città, di proprietà di Infusini, dove i presunti cravattari si riunivano con la benedizione dei “cristiani”. Era lì che la banda della “bacinella” – dal nome della cassa comune – organizzava le proprie attività, pensando come strozzare con tassi da paura, che arrivavano al 500% annuo, le proprie vittime e come distribuire le legnate in caso di resistenza. La testa di tutto, secondo il procuratore aggiunto Nicola Gratteri e il sostituto De Bernardo, era Riccardo Rumbo, che anche dal carcere, tramite il figlio Santo, avrebbe continuato a gestire tutti gli affari. Il giovane, secondo la Dda, si sarebbe occupato per conto dell’organizzazione, seguendo le direttive del padre, dello specifico settore dell’esercizio abusivo del credito e dell’usura, «proseguendo l’opera del genitore – si legge nelle carte dell’inchiesta – e ricevendo disposizioni nel corso dei colloqui in carcere». Il 13 ed il 20 dicembre sono in programma gli interventi della difesa.

ALESSANDRA BEVILACQUA|redazione@telemia.it




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