Sanità, irrompe Scura: “Ecco i dati, non cadere in catastrofismo ingiustificato”

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“La richiesta di fine del commissariamento, problematica con le leggi attuali, poggia su tre assunti: il peggioramento dei conti 2017, il calo dei Lea 2016 e la crescita del saldo della mobilità”. E’ quanto afferma in una nota il commissario ad acta sulla sanità, Massimo Scura. “I dati, presentati al Tavolo Adduce il 21 novembre – prosegue Scura – si riferiscono al risultato dei conti economici del primo semestre 2017, che moltiplicato per due porterebbe, in teoria, a un disavanzo rientrante in una forchetta tra meno 104 milioni e meno 153 milioni, (che va tra l’altro corretta in 104- 133 per evidente errore materiale dell’Advisor) quindi ben superiore ai 97 milioni consentiti dalla fiscalità 2017, con conseguenze, se il dato fosse reale, catastrofiche per la Calabria: nuove tasse e blocco delle assunzioni fino al 31 dicembre 2019; ad un valore dei Lea 2016 pari a 129, quindi 18 punti in meno del dato 2015 quando raggiunsero il punteggio di 147, con un balzo di 10 punti sul 2014 e al saldo della mobilità che supera i 300 milioni. Detti così, i tre assunti fanno insorgere ragionevoli preoccupazioni, ma un minimo di approfondimento va fatto per evitare di cadere in un facile ma ingiustificato catastrofismo. Va detto innanzitutto, come peraltro scritto dall’Advisor al tavolo, che …”La variazione del saldo della mobilità è determinata da aggiornamenti ….. degli anni di competenza dal 2013 al 2015′. In parole povere la mobilità passiva rappresenta lo strascico della gestione sconsiderata (che purtroppo si trascina ai giorni nostri) precedente alla gestione della struttura commissariale attuale iniziata a marzo 2015”. “Oggi – sostiene ancora Scura – abbiamo certezza che nel 2017 la mobilità passiva si ridurrà di almeno 10 milioni. Infatti gli investimenti nel settore cuore, a cominciare dalla cardiochirurgia di Reggio Calabria, nel settore oncologico – dalla prevenzione attivata con gli screening, all’indagine diagnostica consentita dalle Pet di Reggio e Cosenza, al settore interventistico dovuto alle nuove tre chirurgie toraciche per i tumori ai polmoni, ai nuovi primari di chirurgia in alcuni ospedali Spoke e ai nuovi 30 posti letto di hospice per malati terminali, per finire al settore privato, incentivato proprio per ridurre la mobilità passiva, daranno i frutti sperati. Purtroppo lo sapremo ufficialmente solo nel 2019, come solo ora sappiamo della mobilità passiva del 2015. Quanto ai punti Lea, per ammissione dello stesso tavolo, questi risentono degli insufficienti flussi dei dati inoltrati dalle aziende che ora, sotto la spinta del dipartimento, stanno correndo ai ripari. Si pensa che, colmato il debito informativo, verrà superato il dato 2015 pari a 147 punti.

Non si dimentichi che nel 2010, all’inizio del commissariamento, i Lea raggiungevano i 99 punti. È di tutta evidenza, però, che il problema dei problemi è l’andamento dei conti. Il Tavolo, giustamente preoccupato, non ha emesso giudizi definitivi perché sa che il primo semestre non è mai sufficientemente indicativo dell’andamento gestionale dell’anno. Ai primi di novembre, quando si inoltrano i dati ai ministeri, mancano ancora numerose informazioni migliorative relative ai rimborsi sui farmaci oncologici innovativi, alle note di credito per farmaci Hcv/oncologici, alla rendicontazione sugli obiettivi di piano, a sopravvenienze attive e altri recuperi gestionali”. Per il commissario “tenendo conto anche dell’errore materiale di 20 milioni di euro sul valore massimo della forchetta, la perdita, rivista con i dati a disposizione, si aggira tra meno 70 milioni e meno 110 milioni, quindi ragionevolmente ben al di sotto dei temuti meno 97 milioni. Per prudenza ai ministeri affiancanti giovedì 6 dicembre è stato inviato un documento ufficiale, a firma del dirigente del settore 5, del dirigente generale del dipartimento tutela della salute e del commissario che attesta una perdita tra meno 80 e meno 121 milioni. E del resto se ogni anno arriva un regalo negativo di 34-36 milioni dagli anni precedenti il 2015, è difficile fare meglio. Con buona pace di chi, maneggiando dati sensibili in maniera superficiale e distorta (non si comprende in favore di quali interessi), rischia di generare ingiustificato allarme sociale”.

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