Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!

I tentacoli dei clan siciliani anche a Lamezia

130

Sequestrati due locali e il 25% di una società operante nel settore florovivaistico. Gli altri provvedimenti sono stati eseguiti tra la Sicilia e il Lazio. Il decreto è stato emesso nei confronti di Giovanni Cilia, arrestato per traffico di stupefacenti nell’operazione “Krupy”

Si estendeva fino a Lamezia Terme l’impero, tutto costruito sui fiori, di Giovanni Cilia, imprenditore del clan dei Dominante, organici alla Stidda catanese, oggi colpito da una misura di prevenzione patrimoniale e personale emessa dal Tribunale di Regusa sulla base delle indagini della Dia di Catania.
In passato arrestato per traffico internazionale di stupefacenti nell’operazione Acero- Krupy, che ha svelato la rete e gli affari dei Commisso dalla costa jonica calabrese, al Lazio e alla Svizzera, Cilia è considerato parte integrante del sistema che ha permesso alla storica ‘ndrina di Siderno di approntare un rodato canale per importare cocaina dall’Olanda. Un’attività coperta da galassia composita di affari, occultati dalle più diverse attività di copertura, incluse le aziende florovivaistiche installate nella zona di Latina e con cui Cilia era in stretto contatto. Lo hanno scoperto gli uomini della Dia di Catania, che per questo su proposta del direttore Renato Panvino, in sinergia con la procura diretta dal procuratore Carmelo Zuccaro, hanno chiesto e ottenuto una misura di prevenzione patrimoniale e personale nei confronti di Cilia. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’impero di Cilia era parte integrante del sistema messo in piedi dai Commisso per importare dall’Olanda ingenti quantitativi di cocaina destinata al mercato italiano, avvalendosi – per il trasporto sia del denaro contante necessario all’acquisto che della sostanza stupefacente – dei camion adibiti al trasporto dei fiori. Il sistema era semplice, ma non lasciava traccia alcuna. Il denaro contante veniva prelevato dalla Sicilia, dalla Calabria o dalla Campania e inviato presso la sede di Latina, dove veniva occultato sui camion in partenza per l’Olanda o consegnato direttamente a autisti fidati. E Giovanni Cilia, almeno due volte a settimana, versava somme di denaro dirette ai Crupi, espressione dei Commisso nella zona di Latina, e per i quali il figlio dell’imprenditore siciliano, Emanuele, faceva storicamente da prestanome.

Il risultato del complesso sistema messo in piedi dal clan calabrese non è limitato all’apertura di un canale diretto con l’Olanda che consentiva la stabile importazione di cocaina, ma ha significato anche un forte condizionamento del settore florovivaistico. Anche nel catanese, base dell’impero di Cilia. Dalle indagini della Dia è emerso infatti come il mercato dei fiori di Vittoria fosse fortemente condizionato nelle pratiche commerciali e nell’indotto, da illecite logiche di mercato piegate all’imposizione di beni, merci e servizi, riconducibili a soggetti appartenenti agli ambienti della criminalità organizzata di tipo mafioso, a danno della libera concorrenza e della sana imprenditoria. In più, complessi accertamenti patrimoniali hanno permesso di accertare l’assenza di risorse lecite, idonee a giustificare gli investimenti fatti da Cilia, insieme ad una rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati ed i patrimoni posseduti. Elementi ritenuti solidi dal Tribunale di Ragusa – Sezione Penale che ha disposto l’emanazione di un provvedimento di sequestro beni per oltre 20 milioni di euro, tutti riconducibili a Cilia e ai suoi familiari.
Sotto sigilli sono finiti un magazzino adibito ad attività commerciale ubicato in Vittoria, una villetta sita nella frazione marinara di Scoglitti, nove appartamenti con annessi garage e terreni ubicati in Vittoria, due locali deposito di circa 450 mq ubicati in Lamezia Terme, autoveicoli e motocicli, disponibilità bancarie e finanziarie, ma soprattutto 9 aziende operanti operanti nel settore florovivaistico, immobiliare e nel campo dell’edilizia. Sotto sequestro solo finite la MAXFLORA Srl, la ROGI.INVEST Srl, la D’AMATO FIORI Srl, la MARBEN CASA Srl e la ditta individuale “CILIA Gianluca” tutte con sede a Vittoria; la FLORANET Srl, la FLORE YOU Srls, e con ditta individuale “MAZZEI Saveria” di Roma, la MED.FLOR. Srl, con sede a Genzano di Roma; la GREENPIG Srl, con sede in S. Croce Camerina (RG) e il 25% del capitale sociale della società “MAFF Srls”, con sede in Lamezia Terme.

Facebook Comments



Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.