CALABRIA‘NDRANGHETA, CLAN SU FONDI UE: 16 RINVII A GIUDIZIO, ANCHE CONSIGLIERE REGIONALE

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Tutti rinviati a giudizio gli imputati del procedimento scaturito dall’inchiesta “Robin Hood” per i quali – esclusi Giuseppe Castelli Avolio e Francesco Masciari che hanno chiesto il rito abbreviato – il processo dinanzi al Tribunale collegiale di Catanzaro avrà inizio il 5 aprile. A deciderlo è stato il gup di Catanzaro, Claudio Paris, che ha accolto le richieste avanzate dal pm Graziella Viscomi. Dovranno comparire davanti ai giudici l’ex assessore regionale al Lavoro (e attuale consigliere regionale) Nazzareno Salerno, l’ex dg del dipartimento 10 Vincenzo Caserta, l’ex presidente di Calabria Etica, Pasqualino Ruberto, Maria Francesca Cosco, Antonio Cusimano, Gianfranco Ferrante, Martino Valerio Grillo, Claudio Isola, Ortensio Marano, Patrizia Nicolazzo, Michele Parise, Saverio Antonio Spasari, Vincenzo Spasari, Damiano Zinnato, la società Cooperfin spa. L’operazione “Robin Hood” è stata condotta il 2 febbraio 2017 dalla Dda di Catanzaro e ha rivelato presunti illeciti che avrebbero portato alla distrazione dei fondi destinati al Credito sociale, ossia alle famiglie più povere, e dirottati, invece, con manovre ritenute illecite dalla Dda, sulla Cooperfin Spa di Ortensio Marano, società esterna alla Regione. La gestione del Credito sociale veniva così, con pressioni e minacce, sottratta a Fincalabra, ente in house della Regione, e destinata all’ente Calabria Etica, presieduta all’epoca da Pasqualino Ruberto, incapace, diversamente da Fincalabra, della gestione economico-fìnanziaria richiesta dal progetto. Da Calabria Etica a Cooperfin il passo è stato breve. Questo avrebbe comportato secondo l’accusa un ingiusto vantaggio alla società finanziaria, rappresentato dalla successiva aggiudicazione del servizio di partnership finanziaria, ed un danno diretto ed immediato alla Regione Calabria in termini di conseguimento dei targets dinnanzi all’Unione Europea e ritardo nello svolgimento del progetto, controllo del capitale del Fondo Credito Sociale. Secondo le accuse, Salerno avrebbe pattuito, accettato e ricevuto una somma di denaro pari ad almeno 230.739,46 euro da Ortensio Marano (tramite la società Cooperfin spa di cui il Marano è socio ed amministratore delegato) al fine di far ottenere alla società Cooperfin spa il contratto d’appalto.

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