Delitto Lettieri, 30 anni all’assassino

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Salvatore Fuscaldo condannato con il rito abbreviato. È reo confesso dell’omicidio compiuto il 7 marzo dello scorso anno

Trent’anni di reclusione. È la condanna inflitta dal giudice dell’udienza preliminare di Crotone, Francesca Familiari, a Salvatore Fuscaldo, il bracciante 50enne di Cirò Marina, reo confesso dell’omicidio di Antonella Lettieri, la commessa di 42 anni uccisa il 7 marzo dello scorso anno nella sua abitazione. Il gup Familiari ha in pratica accolto la richiesta di condanna che era stata avanzata dal pubblico ministero Alfredo Manca a conclusione della sua requisitoria nel processo celebrato con il rito abbreviato. Il rappresentante della pubblica accusa ha ripercorso le tappe della vicenda che un anno fa ha sconvolto l’intera comunità di Cirò Marina per la sua efferatezza e anche per l’alone di mistero che in un primo momento aleggiava sul delitto. Il pm Manca ha elencato le prove raccolte nei cento giorni di indagine dal giorno del delitto fino alla richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà.
Antonella Lettieri venne uccisa nella sua abitazione in via Cilea a Cirò Marina con almeno una ventina di colpi alla testa sferrati con un tubo di ferro ed undici coltellate al corpo. L’indagine è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Cirò Marina con l’ausilio del Ris di Messina. Fuscaldo è stato subito inserito tra i sospettati e proprio i carabinieri del Reparto investigativo scientifico rinvennero nell’auto del bracciante un “pelucchio” con tracce ematiche dal quale venne recuperato il dna di Antonella Lettieri. L’uomo fu quindi fermato il 16 marzo e, davanti a una folla inferocita, portato in prigione. Circa un mese dopo, il 21 aprile, di fronte alle evidenze delle prove raccolte contro di lui, il bracciante confessò di essere il colpevole dell’omicidio della commessa. Fuscaldo ha sostenuto di aver ucciso la donna perché lo ricattava chiedendogli soldi per non svelare alla moglie la loro relazione. Una motivazione alla quale gli inquirenti non hanno mai creduto.

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