Elezioni: Bova, partiti costruiscano anticorpi contro cosche

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“È impietosa e grave l’analisi sul controllo del Catanzarese da parte della criminalità organizzata riportata dal capo della Squadra mobile di Catanzaro Nino De Santis”. È quanto afferma in una nota Arturo Bova, presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Calabria in merito ai risultati del “Bilancio sociale” diffuso dalla Questura di Catanzaro. “Ma proprio per questo – prosegue – è necessario che la politica sana e i cittadini onesti profondano maggiori sforzi affinché le inchieste della magistratura e le operazioni delle Forze dell’Ordine possano essere ancora più efficaci, più stringenti e più approfondite. Da sempre si parla dell’esigenza di creare una cultura della legalità che faccia da contraltare all’inveterato malcostume dell’omertà, della paura, della connivenza per quieto vivere. Ebbene, le indagini finora condotte dalla Dda di Catanzaro attraverso Questura e Comando provinciale dei Carabinieri, sono la prova che ci sono tutte le condizioni affinché i cittadini si rivolgano alle Istituzioni con fiducia. Un ragionamento a parte è poi doveroso sulla ahimè sempre certa presenza, nelle inchieste di mafia, di una controparte politica. Il voto, in Calabria, non è libero per come dovrebbe essere. Controllare il voto significa far eleggere chi è già interno ad un sistema criminale. Allora gli anticorpi che il sistema partitico e politico deve avere, devono nascere a monte, nel momento in cui le candidature vengono decise, prima cioè che queste siano proposte alla cittadinanza. Ciò detto, si pone, soprattutto nei piccoli centri, la questione delle liste ‘civiche’ che a volte, di civico, non hanno nulla”. “Spesso – conclude Bova – è lì che si annida il rischio di infiltrazione criminale: in questo caso, c’è l’esigenza che il prossimo Parlamento e il nuovo Governo riescano a trovare una soluzione normativa che consenta di mettere i cittadini al sicuro dal rischio di essere costretti a eleggere, anziché un loro rappresentante, il rappresentante di una famiglia di ‘ndrangheta”.

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