‘NDRANGHETA, PROCESSO CLAN MUTO: CHIESTE 39 CONDANNE

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Trentanove richieste di condanna sono state invocate venerdì mattina dal sostituto procuratore Alessandro Prontera nei confronti degli imputati dei processi “Frontiera” e “Cinque Lustri” per quanto riguarda il procedimento che si svolge con rito abbreviato davanti al gup di Catanzaro contro presunti capi e gregari del clan Muto di Cetraro. Nello specifico il pm ha chiesto la condanna a 8 anni per Carlo Antonuccio; 5 anni per Gianluca Arlia; 2 anni per Salvatore Baldino; 2 anni per Giuseppe Nicola Bosco; 2 anni per Gennaro Brescia; 7 anni per Giulio Caccamo; 7 anni per Pietro Calabria; 2 anni per Gianluca Caprino; 8 anni per Angelo Casella; 15 anni per Fedele Cipolla; 20 anni per Franco Cipolla; 10 anni per Angelina Corsanto; 17 anni per Alessandro De Pasquale; 6 anni per Antonio Di Pietromica; 7 anni per Gianfranco Di Santo; 9 anni per Giuseppe Natale Esposito; 12 anni Per Giuseppe Fiore; 4 anni per Adolfo Foggetti; 2 anni per Antonietta Galliano; 20 anni per Guido Maccari; 4 anni per Giuseppe Montemurro; 17 anni per Luigi Muto; 9 anni per Mara Muto; 2 anni per Sandra Muto; 15 anni per Carmine Occhiuzzi; 15 anni per Luca Occhiuzzi; 13 anni per Andrea Orsino; 17 anni per Alfredo Palermo; 16 anni per Valentino Palermo; 6 anni per Sara Pascariello; 8 anni per Raimondi Sabrina; 7 anni per Vittorio Reale; 4 anni per Luigi Sarmiento; 15 anni per Giuseppe Scornaienchi; 14 anni per Salvatore Sinicropi; 8 anni per Rocco Trazza; 16 anni per Carmelo Valente; 6 anni per Pietro Valente. L’operazione “Frontiera” fu un imponente bliz messo a segno il 19 luglio del 2016 dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza contro il clan Muto, capeggiato dal boss Franco, di Cetraro, detto il “Re del pesce”, e i figli Luigi e Mara. Franco Muto è imputato nel processo con rito ordinario. Secondo l’accusa la cosca e i suoi sodali avrebbero monopolizzato per oltre 30 anni le risorse economiche del territorio, dal commercio del pesce ai servizi di lavanderia degli alberghi, alla vigilanza nei locali notturni. Ma non solo, sui Muto pende anche l’accusa del controllo di un grosso traffico di stupefacenti che riforniva le principali località balneari della costa tirrenica, da Diamante a Scalea e Praia a Mare. Il 19 gennaio 2017 la Dda di Catanzaro ha nuovamente colpito la cosca Muto con l’operazione “Cinque Lustri” che ha consentito di svelare un’associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata alla turbativa di gare d’appalto nel settore pubblico nel periodo 2013-2015. Gli imputati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina, usura e illecita concorrenza con violenza e minaccia.

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