Omelia di Mons. Oliva per la giornata mondiale della Pace

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Il nuovo anno si apre all’insegna di Maria, Madre di Dio. Come affermano i Padri conciliari, “Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù e, abbracciando con tutto l’animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo” (LG, 56).

Dopo Maria, il mio pensiero va al tema della pace. E’ Lei la regina della pace. Dal 1968 il primo gennaio si celebra la Giornata Mondiale della pace. Quest’anno papa Francesco ha voluto dedicare la riflessione al tema “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. Il Papa si sofferma sull’importanza dell’incontro e dell’accoglienza tra le persone di culture diverse, accomunate dal desiderio di pace e dal bisogno di costruirla insieme. La pace è un bisogno profondo del cuore umano. Tutti cerchiamo la pace. Senza pace non viviamo né avremmo la possibilità di stabilire relazioni veramente umane. Senza pace il mondo decade, muore. Senza pace muore la nostra terra. Questa terra, la nostra Locride, ha conosciuto anni di piombo per le faide che l’hanno insanguinata, che hanno favorito inimicizie e odi tra le famiglie, imbarbarendo i nostri piccoli borghi. Ecco allora l’urgente bisogno di pace. Dobbiamo osare la pace, facendo la nostra parte. Non si costruisce la pace, conservando o nascondendo armi. Le armi servono solo per uccidere. Chi le possiede non nutre sentimenti di pace. Deporre allora le armi è il primo atto di chi ama la pace. Né si edifica la pace, creando muri e steccati, rifiutando l’immigrato o dividendosi e contrapponendosi per futili interessi. La situazione si aggrava quando si favorisce una politica di basso profilo, di appartenenze partitiche intorno a piccoli gruppi di potere.

Invochiamo pace per la Locride. Ma non ci sarà pace, se non sono garantiti i diritti più elementari. Non c’è pace, quando manca il lavoro e l’emigrazione rimane per i più giovani la prospettiva più certa. Quando prevale l’arroganza ed aumentano le frange di povertà e gli scarti della società. Quando, privilegiando gli egoismi, si rifiutano i migranti. Quando si fomenta “la paura” nei confronti dei migranti, magari a fini politici, si alimenta la violenza, la discriminazione razziale e xenofoba. Se vogliamo la pace occorre porsi di fronte alla realtà con uno “sguardo contemplativo” (Messaggio  del papa Francesco). E’ lo sguardo che ci fa sentire “parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti con lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale”. Se vogliamo la pace va privilegiata la cultura dell’accoglienza e dell’incontro.

Con lo sguardo contemplativo abiteremo la terra con più rispetto, sapremo scoprire il Dio che abita nelle case, nelle strade, nelle piazze, tra i sofferenti, tra gli ultimi e i più poveri, sapremo condividere il pane ed il lavoro. Che sono beni per tutti, non privilegi di alcuni. Ma sino a quando sarà negato il pane ed il lavoro, non ci sarà pace duratura.

Vorrei sottolineare un concetto che mi sta particolarmente a cuore, che enuncerei così: la pace ha il suo habitat naturale nella famiglia e si costruisce a cominciare dalla famiglia. Accogliere, difendere e promuovere la famiglia alimenta la pace. Non c’è pace nella società, quando si distrugge la famiglia. Il mio pensiero va a Giuseppe e a Maria, che hanno vissuto, custodito e tutelato il Re della pace. Accogliendo, accompagnando e proteggendo Gesù, Giuseppe e Maria hanno lanciato un messaggio di pace. Resistendo all’arroganza di Erode sino a vivere sulla propria pelle le difficoltà dell’esilio, a contatto con culture diverse, hanno edificato la pace.

Maria, che festeggiamo come “Madre di Dio“, è rimasta turbata per le vicissitudini che hanno caratterizzato la prima fase della sua maternità: il parto in un luogo improvvisato, in un rifugio di animali, la fuga in Egitto, il dover vivere lontana dalla casa e dai suoi amici e conoscenti, in una sistemazione più che provvisoria. Sono questi eventi le cose che Ella meditava in silenzio nel suo cuore. La liturgia odierna ci mette in compagnia di Maria, Regina della pace. Ma quale pace ci possiamo attendere in un mondo ferito da una interminabile corsa agli armamenti, tragicamente attraversato da guerre e violenze? Quale pace possiamo sperare noi, che ogni anno diveniamo sempre più consapevoli di far parte di un’umanità troppo egoista e aggressiva? Se ci fermiamo accanto a Maria, Lei ci indica il Principe della pace, colui che ha fatto della non violenza una scelta di vita. Accettando quel bambino, diverremo operatori di pace.

E’ Lui, il Dio della pace, che dà senso agli auguri che ci scambiamo. Possa ciascuno vedere il volto di Dio splendere su di sé. Il volto che splende richiama il sorriso. Il sorriso illumina il volto. Auguro a tutti: qualunque cosa vi accada, possiate sempre incrociare il volto sorridente di Dio. Sì, il Dio sorridente. E qualunque cosa ti succeda, in questo nuovo anno, possa il Signore far cadere su di te il suo sorriso. Dio sorride sempre a chi si riconosce e vive da figlio, a chi ama veramente con i fatti e nella verità, a chi ha il coraggio di dire come il figlio della parabola: Mi alzerò ed andrò da mio Padre. Ritornare sui propri passi può essere in talune circostanze il modo migliore di abitare il tempo. Buon cammino a tutti per un nuovo anno sostenuto dall’impegno di essere operatore di pace. Sempre ed in ogni caso.

X Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

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