ROCCO VENTRA, TESTIMONE DELL’ORRORE INIZIATIVA DEL LIONS CLUB DI LOCRI

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«È un sogno pensare di essere stati liberati e rimpatriati, e poter abbracciare i nostri cari, dopo quel martirio infernale. Eravamo rimasti in pochi, e ridotti a larve umane». Nelle parole di Rocco Ventra, calabrese sopravvissuto al campo di sterminio di Mauthausen, c’è tutto l’orrore della Shoah, un chiodo lancinante anche della coscienza collettiva del nostro Paese, colpevole di aver sostenuto e partecipato alla follia nazista della persecuzione degli ebrei e non solo. È stata di grande impatto emotivo la “Giornata della memoria e della Legalità”, celebrata ieri nell’aula magna della scuola media, fortemente voluta dalla dirigente Liberata Giuseppina Leto, per conoscere e comprendere, unica via per scongiurare il pericolo di un ritorno del razzismo. «Oggi, anche se siamo diventati multiculturali, nella nostra mente continuiamo a essere razzisti», ha “provocato” in apertura il giornalista Aristide Bava. All’incontro, allietato dall’ensemble musicale diretta dal prof. Cosma Fraietta, dopo l’intervento introduttivo del prof. Domenico Bombardieri e del sindaco Cesare Deleo, del docente Bruno Romeo, e di Silvana Fonti del Lions Club di Locri, è stato comunque Giuseppe Ventra a calamitare l’attenzione di tutti. Ha parlato del tormento del padre Rocco, sopravvissuto allo stermino e per lungo rimasto sotto choc, in silenzio, come se la rinuncia alla parola fosse in grado di rimuovere l’atrocità dei ricordi. Un silenzio che ha in parte nascosto il tragico senso di colpa di «essere sopravvissuto», poi rotto per affidare alle pagine di un libro i ricordi di chi si è trovato dentro l’orrore, e ha deciso, pressato dai figli, di raccontarlo, quest’orrore, per «aiutare i giovani a conoscere quelle atrocità e impedire il ripetersi di eventi così drammatici».

«È un sogno pensare di essere stati liberati e rimpatriati, e poter abbracciare i nostri cari, dopo quel martirio infernale. Eravamo rimasti in pochi, e ridotti a larve umane». Nelle parole di Rocco Ventra, calabrese sopravvissuto al campo di sterminio di Mauthausen, c’è tutto l’orrore della Shoah, un chiodo lancinante anche della coscienza collettiva del nostro Paese, colpevole di aver sostenuto e partecipato alla follia nazista della persecuzione degli ebrei e non solo. È stata di grande impatto emotivo la “Giornata della memoria e della Legalità”, celebrata ieri nell’aula magna della scuola media, fortemente voluta dalla dirigente Liberata Giuseppina Leto, per conoscere e comprendere, unica via per scongiurare il pericolo di un ritorno del razzismo. «Oggi, anche se siamo diventati multiculturali, nella nostra mente continuiamo a essere razzisti», ha “provocato” in apertura il giornalista Aristide Bava. All’incontro, allietato dall’ensemble musicale diretta dal prof. Cosma Fraietta, dopo l’intervento introduttivo del prof. Domenico Bombardieri e del sindaco Cesare Deleo, del docente Bruno Romeo, e di Silvana Fonti del Lions Club di Locri, è stato comunque Giuseppe Ventra a calamitare l’attenzione di tutti. Ha parlato del tormento del padre Rocco, sopravvissuto allo stermino e per lungo rimasto sotto choc, in silenzio, come se la rinuncia alla parola fosse in grado di rimuovere l’atrocità dei ricordi. Un silenzio che ha in parte nascosto il tragico senso di colpa di «essere sopravvissuto», poi rotto per affidare alle pagine di un libro i ricordi di chi si è trovato dentro l’orrore, e ha deciso, pressato dai figli, di raccontarlo, quest’orrore, per «aiutare i giovani a conoscere quelle atrocità e impedire il ripetersi di eventi così drammatici».

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