I tirocinanti «imbavagliati» danno il benvenuto a Camusso

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La protesta di una delegazione di lavoratori “accoglie” la leader della Cgil a Cosenza. I manifestanti: «Non ci hanno dato la parola». La segretaria: «Il mio problema sono tutti i disoccupati». E critica gli slogan della campagna elettorale

Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso torna nella provincia di Cosenza. Prima tappa quella della città bruzia per inaugurare la ristrutturata Camera del Lavoro. Lo stabile nel cuore della città, la cui fondazione si è scoperto proprio nei lavori di questi ultimi mesi risale al periodo fascista, è stata l’occasione per la convention sindacale. I temi snocciolati alla brizzolata platea del cine-teatro Tieri sono quelli tipici della confederazione dei lavoratori riuniti sotto la sigla del sindacato. Un organismo che però tiene a ribadire come il suo impegno sia stato sempre propositivo e a tutela dei lavoratori. Tre pilastri politici su tutti: il piano del lavoro, la carta dei diritti del lavoratore e il sistema previdenziale. «Lavoro, lavoro, lavoro». Queste sono le uniche parole che Camusso ribadisce appena arriva sulla sponda nord del Busento. E se l’Istat dice che gli occupati aumentano, non c’è da stare sereni – citazione renziana – anzi: «I dati parlano di una politica fatta di incentivi e precarizzazione dell’apparato produttivo. Una politica che ha giocato sui costi e che non ha tenuto conto della qualità e dell’innovazione del mercato del lavoro. Non si risolve il problema del lavoro – continua il segretario – con l’erogazione di risorse a pioggia e con l’ingresso a tempo determinato molto breve o part time forzato. Sabato incontreremo il governatore e gli faremo presente il nostro piano di sviluppo».

LA CALABRIA Otto minuti. È questo il tempo massimo che i sindacalisti concedono a chi vuole prendere la parola. Ad alternarsi sono i rappresentanti di categoria. Scuola, lavoro, sanità, pubblica amministrazione. Operatori sanitari che lavorano al limite per poter garantire un servizio sanitario, docenti che con la valigia in mano subiscono gli effetti della “Buona scuola”. Tutto questo viene raccontato al segretario, da contorno come sempre i saluti dei segretari Angelo Sposato per la Cgil Calabria e Umberto Calabrone per Cgil Cosenza che nei convenevoli del benvenuto al segretario ricorda con commozione gli insegnamenti del sindacalista Gianni Donato.

LA PROTESTA Fuori dal teatro però c’è un nutrito gruppo di manifestanti, sono venuti autonomamente, nessun autobus organizzato dalla federazione. Uomini e donne hanno davanti alla bocca una bandana. È il simbolo del loro bavaglio. Sono meno di 50 ma rappresentano circa 5mila lavoratori. Sono del comitato autonomo dei tirocinanti della Regione Calabria. «Siamo un movimento pacifico – spiega la portavoce –. Non ci è stato concesso l’intervento, mi hanno riferito “non può parlare il vostro portavoce”. Vorremmo solamente delle risposte, visto che finito il nostro periodo di tirocinio non sappiamo quale sarà il nostro futuro». Uno striscione dà il benvenuto al segretario. «Tirocinanti Calabria. Ci hanno imbavagliati ma nel silenzio facciamo più rumore». Alle considerazioni della rappresentancte del comitato replica Camusso: «Se si dice che i responsabili sono la politica e i sindacati si comincia malissimo. Il mio problema sono tutti i disoccupati». «Chiediamo progettualità – risponde il comitato – come fatto in Lombardia, siamo stanchi di lavorare e mangiare solo per sei mesi, siamo una risorsa non un problema. Quando è stato siglato l’accordo nel 7 dicembre 2016 c’era anche il sindacato».

VERSO LE ELEZIONI Atteggiamento distaccato, almeno in apparenza. Il sindacato da sempre ha appoggiato le battaglie della sinistra. Resta da capire quali siano gli uomini, però. Almeno in Calabria nessuno sembra potersi fieramente schierare tra quei partigiani a cui i sindacalisti sognano di poter dare la loro preferenza. “Bella ciao” a tutto volume ormai fa sorridere tutti. «Veniamo da una lunga stagione propagandistica. La Cgil in questa campagna elettorale lascerà agli altri gli slogan e si concentrerà sulle ricette questa campagna elettorale lascerà agli altri gli slogan e si concentrerà sulle ricette».

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