Venere in pelliccia tra ironia e riflessione

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Una Sabrina Impacciatore versione mattatrice, ieri sul palco del Politeama dove è stata protagonista della “Venere in pelliccia”. E del resto non poteva essere altrimenti, considerato che si parla di un’attrice di talento. Indiscutibile talento. In una nota Fondazione Politeama sottolinea la versatilità dell’attrie. “Una sorta di enfant prodige – peraltro scoperta da un super-esperto di giovani promesse del calibro di Gianni Boncompagni – capace nell’ormai lunga carriera avuta in televisione, al cinema e in teatro, di far ridere di gusto con ruoli comici come la parodia di Lara Croft (l’eroina della serie cult di videogiochi di metà anni Novanta) o in grado di indurre lo spettatore a interrogarsi sullo stato di certi logori legami sentimentali con la Livia de L’Ultimo Bacio e Baciami Ancora. Ecco, appunto le diverse sfaccettature mostrate anche al pubblico di Catanzaro a cui la tracimante Sabrina ha strappato molti sorrisi ma anche momenti di profonda riflessione. Sembra infatti quasi “bipolare” il personaggio che interpreta: una ragazzotta di belle speranze con l’ambizione di ottenere a ogni costo una parte nell’adattamento del romanzo erotico tardo ottocentesco concepito dalla mente di Leopold von Sacher-Masoch. Un’opera che ha ispirato mostri sacri della regia quali Roman Polanski così come il bravo Valter Malosti”.

E sul regista, si legge ancora nella nota della Fondazione Politeama “Un artista che, oltre a curare la regia della pièce portata nel massimo teatro cittadino dal sovrintendente Gianvito Casadonte, anima il duetto con la stessa Impacciatore da cui è connotata questa particolare Venere. Una versione dell’opera originale in cui la protagonista è – a intervalli regolari – la più dozzinale delle femmine o la quintessenza della raffinata arte della seduzione conosciuta dalla maggior parte delle donne”.

Sul personaggio “Chi sia dunque Vanda Jordan, se lo chiedono in tanti fra il pubblico. È la sboccata e volgare attricetta di terz’ordine alla disperata caccia del ruolo o la cerebrale esponente del gentil sesso che sa bene in quale modo far fruttare una prorompente femminilità a cui quasi nessun uomo sa resistere? Vittima o carnefice, allora? Lusingata e abbandonata dagli uomini o implacabile Circe fatta a posta per conturbare? Chissà. Magari l’obiettivo dell’autore è proprio una fusione in cui le antitetiche entità diventano indistinte. Forse addirittura facce della stessa medaglia, caratterizzate da una carnalità esibita con spontaneità e persino inconsapevolezza in un caso ovvero usata alla stregua di un’arma letale con cui dettare il verbo della femme fatale in frustino e guêpière nell’altro. Un’intercambiabilità schizofrenica, per così dire, che dipende dal momento: quello in cui Vanda-Sabrina è se stessa o – di contro – il personaggio della commedia che “riempie” il coinvolgente spettacolo. Domande a cui difficilmente si può dare una risposta univoca, se non mettere in risalto l’unico dato certo: la pièce di Malosti è stato l’ennesimo successo targato Casadonte-Aldo Costa, rispettivamente sovrintendente e dg di un Politeama tornato a risplendere in davvero poco tempo di stasi”

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