Caos lsu-lpu, i sindaci “giapponesi” avevano ragione

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La circolare inviata da Roma conferma lo stanziamento di 50 milioni per il 2018. Ma implicitamente ribadisce che per deliberare la proroga serviva la certezza della stabilizzazione. Oliverio aveva spinto gli amministratori a procedere al rinnovo

Un «gesto di buon senso». Così Mario Oliverio, nelle ultime ore del 2017, spingeva i sindaci calabresi a «procedere subito con le delibere di proroga dei contratti» degli ex lsu-lpu. A quell’appello del governatore la stragrande maggioranza degli amministratori locali ha risposto positivamente: contratti prorogati anche per il 2018, ovviamente in vista della definitiva, agognata stabilizzazione. Un piccolo manipolo di sindaci, però, ha avanzato più di un dubbio sulla possibilità di prorogare i contratti dei precari perché, in virtù di quanto dispone la legge Madia, il rinnovo si può fare solo se ci sono le condizioni per poi procedere alla stabilizzazione. I più insomma si sono fidati dei segnali arrivati dalla Regione e hanno prorogato i contratti nelle more di accertare se vi siano le condizioni per la stabilizzazione, pochi hanno invece manifestato dei dubbi che sono stati poi messi nero su bianco dal consiglio regionale delle Autonomie locali e inviati a Roma dalla Prefettura di Catanzaro.
Alcuni elementi di chiarezza sulla vicenda, come anticipato dal Corriere della Calabria, sono contenuti in una circolare del dipartimento Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri arrivata nei giorni scorsi alla Regione e pubblicata nella tarda mattinata di lunedì sul sito web della Cittadella (qui il documento integrale). La pubblicazione, in questo caso, non è stata “stranamente” accompagnata da nessun comunicato stampa.

I CHIARIMENTI DA ROMA La circolare è molto tecnica ma in realtà è chiara rispetto a due questioni. La prima riguarda il finanziamento statale di 50 milioni di euro, che viene confermato anche per il 2018. Il secondo aspetto è quello relativo alla possibilità di prorogare i contratti anche per i lavoratori che hanno già prestato i 36 mesi a tempo determinato, dopo i quali doveva arrivare la stabilizzazione. Anche in questo caso la risposta del dipartimento Funzione pubblica è affermativa: è possibile concedere la proroga per il 2018 anche a chi ha già espletato i 36 mesi di contratto a tempo determinato.

I SINDACI “GIAPPONESI” AVEVANO RAGIONE Nessuna risposta esplicita, invece, rispetto alla possibilità di prorogare i contratti se non si è certi di poter procedere, entro fine 2018, alla stabilizzazione. E qui sta il nodo principale della questione posta da settimane da alcuni sindaci – definiti “giapponesi” come gli ultimi ostinati combattenti post seconda guerra mondiale – che non si sono fidati delle rassicurazioni di Oliverio. E probabilmente hanno fatto bene. Il perché lo si intuisce da uno degli ultimi capoversi della circolare romana: «In sostanza – scrive la Funzione pubblica – i lavoratori in argomento, ove la Regione definisca l’elenco previsto dal predetto comma 8, dovrebbero essere già inseriti in un percorso di stabilizzazione che giustificherebbe la possibilità di proroga finalizzata del contratto».
Benché implicitamente, dunque, si parla di un percorso di stabilizzazione che giustificherebbe la proroga, ma il fatto è che molti Comuni hanno rinnovato i contratti per il 2018 senza poter dare per certa una successiva stabilizzazione. Una formula usata in molte delibere comunali e che, evidentemente, contrasta proprio con quanto disposto dalla legge Madia. Anche perché è molto difficile che piccoli Comuni che hanno in servizio decine di ex lsu-lpu possano poi inserirli tutti nelle loro piante organiche. «Sotto quest’aspetto, tuttavia, le conferme e le rassicurazioni – specifica infatti la circolare – possono essere date dalla competente Regione Calabria». E ancora: «In riferimento alle presunte responsabilità derivanti dalla proroga dei contratti – specifica in maniera eloquente il dipartimento – si rinvia alla ricostruzione di cui sopra». Un riferimento, questo, che non dovrebbe far dormire sonni tranquilli ai sindaci che hanno prorogato nell’incertezza della possibilità di stabilizzare.
Chi giocoforza non verrà stabilizzato entro fine 2018, comunque, dovrà rientrare «nel bacino dei lavoratori impegnati in attività socialmente utili e di quelle di pubblica utilità». Una situazione, si badi bene, che «determina una riduzione della tutela riconosciuta dal comma 223 della legge 205/2017».

IL BACINO Il documento inviato da Roma ricorda dunque che (come dispone l’articolo 4, comma 8, del d.l. 101/2013) per arrivare alla stabilizzazione dei lavoratori ex lsu-lpu «le Regioni predispongono un elenco regionale dei suddetti lavoratori secondo criteri che contemperano l’anzianità anagrafica, l’anzianità di servizio e i carichi familiari». Gli enti locali «che hanno vuoti in organico», dunque, «nel rispetto del loro fabbisogno e nell’ambito dei vincoli finanziari di cui al comma 6» dello stesso decreto procedono «all’assunzione a tempo indeterminato, anche con contratti di lavoro a tempo parziale, dei soggetti collocati nell’elenco regionale indirizzando una specifica richiesta alla Regione». Il dipartimento Funzione pubblica specifica dunque che se gli enti non procedono alla stabilizzazione, e ciò vale già da gennaio 2018 in caso di mancata proroga, «i lavoratori interessati, alla scadenza del contratto di lavoro a tempo determinato, rientrano nel bacino» dei lavoratori ex lsu-lpu. In questo caso, insomma, si tornerebbe punto e a capo.

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