«La ‘ndrangheta comanda in Lombardia grazie alla corruzione»

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La relazione semestrale della Dia analizza le strutture di controllo dei clan calabresi e i legami con la “casa madre” reggina. «La zona grigia è il capitale sociale delle cosche»

A Milano e in Lombardia le organizzazioni criminali hanno “agganciato” il mondo delle imprese, con «un’operazione strategica che ha consentito loro di intercettare alcune componenti della società civile alle quali non avrebbe avuto altrimenti accesso». È quanto emerge dalla relazione del ministero dell’Interno al parlamento sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Dia nel primo semestre 2017. Il documento offre uno spaccato del modello comportamentale mafioso che, con riferimento ai processi di infiltrazione nella pubblica amministrazione, «vede nella corruzione l’humus ideale su cui attecchire». Dai contesti analizzati emerge «l’unitarietà della strategia criminale ‘ndranghetista, riproposta efficacemente su qualsiasi proiezione territoriale attraverso le più raffinate metodologie illecite». In Lombardia, spiega la Dia, la ‘ndrangheta opera con «una struttura di riferimento regionale, denominata appunto “la Lombardia”, intesa come una “camera di controllo”, vale a dire un organismo di collegamento con la “casa madre” reggina, funzionalmente sovraordinata alle locali presenti nella zona». Nella relazione viene fatta una particolare menzione alla locale di Corsico, controllata dal clan Barbaro-Papalia di Platì (Reggio Calabria), i cui profondi legami con l’area di provenienza sono confermati, nel semestre, da più accadimenti.
La Dia sottolinea la presenza a Milano e in Lombardia di «una rete di contatti divenuta progressivamente vero e proprio “capitale sociale”, insieme alla cosiddetta “area grigia”, composta da fiancheggiatori funzionali al conseguimento di obiettivi illeciti, che rende ancora più difficile affrontare l’intreccio tra mafia, corruzione e riciclaggio» si legge in un comunicato della Dia. Ci si trova così di fronte a sodalizi proiettati verso un rinnovamento generazionale, in grado di modificare e rimodulare nel tempo le proprie strategie, conservando da un lato i tradizionali business mafiosi (come i traffici di droga e le estorsioni) e dall’altro orientandosi con maggiore determinazione verso l’acquisizione fraudolenta di aziende sane e di commesse pubbliche. In tutti i casi, il ricorso alla violenza diventa un’azione residuale, una prevedibile eventualità, nel più tipico concetto di “escalation dominance”, che cede il passo alla silente contaminazione del territorio.

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