Ven. Mag 7th, 2021

“Ho letto con particolare interesse i dati diffusi dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia che purtroppo confermano l’allarme lanciato ormai e da tempo da più parti e concernente il mondo del gioco d’azzardo”. È quanto scrive Arturo Bova, presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Calabria e promotore del Testo Unico regionale contro la criminalità organizzata. “La relazione della Dia – prosegue – certifica il fatto che tra i principali mercati che partecipano al fatturato record della ‘ndrangheta, la più pericolosa e potente organizzazione criminale al mondo, ci siano i giochi, le scommesse e le slot machine. Il dato non mi stupisce, da anni ormai Avviso Pubblico e altre associazioni sottolineano come il comparto gambling sia una priorità per le nuove leve criminali. E sono tante le operazioni giudiziarie che hanno certificato questa drammatica tendenza. Ecco perché nella stesura del testo della legge regionale calabrese contro la ‘ndrangheta abbiamo dato una notevole attenzione al delicato problema della ludopatia e del gioco d’azzardo patologico. Più volte sono intervenuto per sottolineare i contenuti tecnici delle disposizioni normative che abbiamo inteso inserire. Più volte ho evidenziato come non si tratta di fare attenzione a ciò che avviene in superficie, ma si tratta di aggredire il sommerso, le attività collaterali e interconnesse al gioco d’azzardo. Così come gli stupefacenti, anche il gioco d’azzardo (quando diventa patologico) si basa sulla debolezza, sulla dipendenza fisica e psichica che esso riesce a provocare nel giocatore. Non sono rari, anzi tutt’altro, i casi di padri e madri di famiglia ridotti sul lastrico per la dipendenza dal gioco d’azzardo. Non sono rari, anzi tutt’altro, i casi di figli che ricorrono alla violenza sui propri genitori pur di poter continuare a giocare, nella speranza, vana, di vincere. A questa che finora era solamente una ferma convinzione dettata dall’esperienza e dalla casistica riportata attraverso i media, ora si aggiungono le sostanziali conferme scientifiche che vengono dall’università Magna Graecia di Catanzaro. Lo studio coordinato dall’ex rettore prof. Aldo Quattrone ci mette davanti alla realtà: chi è vittima del gioco d’azzardo patologico perde, oltre a ingenti quantità di denaro, la capacità di controllo delle proprie azioni e la fiducia dei propri cari, con la percezione di essere entrato in un tunnel senza via di scampo. L’identikit psicologico e psicofisico tracciato è sicuramente uno strumento importante anche per le istituzioni che hanno compiti tutt’altro che medici e sanitari. Informazioni come queste infatti, costituiscono una solida base sulla quale orientare le politiche sociali e il welfare, con la consapevolezza che la lotta alla criminalità organizzata si costruisce anche e soprattutto attraverso l’aggressione alle fonti di finanziamento della criminalità, attraverso la creazione e la diffusione di una cultura della legalità e attraverso la protezione di chi vive in condizioni economiche, sociali, psichiche e fisiche difficili”. “Mi auguro – conclude Bova – che proprio questo studio, incrociato con i dati della DIA e con il contributo che siamo riusciti a dare con il Testo Unico contro la ‘ndrangheta, permetta al prossimo governo nazionale di mettere in campo misure di sostegno a chi è un giocatore d’azzardo patologico, alle famiglie che vivono questo dramma e di approntare idonee ed efficaci misure di contrasto allo sfruttamento delle debolezze dei giocatori patologici”.

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