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OLTRE 5.000 PERSONE A SANTA DOMENICA DI PLACANICA PER LA GIORNATA DEL MALATO

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Oltre cinquemila persone sono affluite, nel corso delle giornate del 10 e 11 febbraio, a Santa Domenica di Placanica (RC), presso il rinomato santuario diocesano Nostra Signora dello Scoglio, fondato da Fratel Cosimo Fragomeni, mezzo secolo fa, per partecipare alle solenni celebrazioni in occasione della XXVI Giornata mondiale del malato. A presiedere la solenne concelebrazione eucaristica, la vigilia dell’importante evento, è stato il Vescovo della Diocesi di Locri – Gerace, monsignor Francesco Oliva. L’11 febbraio, invece, a presiedere tutte le sacre funzioni è stato invitato il vescovo della Diocesi di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole. Molto ricca e intensa l’attività liturgica nella due giorni, presso il “Luogo privilegiato per la riconciliazione con il Signore”, come l’ha definito il vescovo Oliva, e lunghissime le file presso i confessionali, dove i sacerdoti non bastano mai, a cominciare dal rettore, padre Raffaele Vaccaro, per somministrare  il prezioso sacramento. L’undici febbraio, dopo l’evangelizzazione di Fratel Cosimo, ha avuto luogo la solenne concelebrazione eucaristica, appunto presieduta da monsignor D’Ercole, quindi la processione con il Santissimo Sacramento, la preghiera di intercessione di Fratel Cosimo, per la guarigione dei malati e dei sofferenti e la benedizione eucaristica. Al termine, il coordinatore generale del Santuario, il dottore Giuseppe Cavallo, ha ricordato che, accanto ai consueti incontri di preghiera pomeridiani del mercoledi e del sabato, per il primo sabato del mese di marzo, ossia giorno 3, è previsto un incontro particolare di preghiera presieduto, come sempre, dal vescovo Oliva. Inoltre, ha espresso che l’11 maggio p.v. presso il santuario, si svolgeranno le storiche e solenni celebrazioni, in occasione del 50° anniversario della prima apparizione della Vergine Santa. Ogni anno hanno luogo, a cominciare dal giorno di vigilia, ossia il dieci maggio, ma, quest’anno, saranno ancor più suggestive e imponenti. Molto toccanti le omelie dei due vescovi. Monsignor Oliva ha evidenziato l’importanza di vivere una vita secondo i dettami cristiani, mentre monsignor D’Ercole, partendo dal messaggio della Madonna, nella prima apparizione a Fratel Cosimo, l’undici maggio 1968, ha detto che non bisogna avere paura, nel corso della propria esistenza ma bisogna avere fede in DIO che è sempre vicino, soprattutto nella sofferenza. Il successore degli apostoli ha, pure, sostenuto l’importanza di vivere una fede autentica, testimoniata dai fatti. Fratel Cosimo, invece, ha effettuato, come prima indicato, una catechesi, traendo, come sempre, spunto, dalla Sacra Bibbia e, dopo aver pregato, con l’Ave Maria, ha detto: “Carissimi fratelli e amici, sono lieto di rivolgere a tutti voi devoti di questo rinomato Santuario Mariano “Nostra Signora dello Scoglio”, appartenente alla Diocesi di Locri-Gerace, un cordiale e affettuoso saluto di pace e di ogni bene nel nome del Signore. E’ davvero una grande gioia avere oggi in mezzo a noi, la gradita presenza di Sua Eccellenza Monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, città nella cui cattedrale vengono custodite le sacre e venerate spoglie del Santo Vescovo e Martire Emidio, nostro patrono e protettore e del quale anche noi nel nostro Santuario custodiamo le sue reliquie, una posta sotto l’altare e l’altra ai piedi della statua lignea del Santo. A tal proposito colgo l’occasione per dire pubblicamente un grazie di cuore e affettuoso, a Monsignor Giovanni D’Ercole per il prezioso dono delle reliquie, e per la sua presenza in mezzo a noi. Grazie!…. Oggi, come tutti ben sapete la chiesa universale celebra la “Giornata mondiale del malato”. Tale giornata è divenuta una ricorrenza annuale in tutta la chiesa, e venne istituita dal Papa S. Giovanni Paolo II proprio l’undici febbraio dell’anno 1993, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes. Il tema della giornata del malato quest’anno ci viene dato dalle parole di Gesù pronunciate sulla croce poco prima di morire: “Ecco tuo figlio….ecco tua madre. E da quel momento il discepolo l’accolse nella sua casa”. In queste parole di Gesù possiamo chiaramente scorgere la vocazione materna della Vergine Santissima, nei confronti di tutta l’umanità, rappresentata nella persona di Giovanni, l’apostolo che Gesù amava. Lei da quel momento è divenuta la Madre di tutto il genere umano, e si prenderà cura di ognuno dei suoi figli e del loro cammino spirituale e materiale. A questa nostra Madre tenera e premurosa, oggi vogliamo affidare in modo particolare tutti coloro che sono feriti dalla malattia, nel corpo e nello spirito, affinché Lei invocata come Salute degli infermi ottenga loro dal Suo Figlio Gesù, il dono della salute spirituale e anche fisica. Ora, con questi sentimenti accogliamo nel nostro cuore la Parola del Signore, tratta dal Vangelo di Marco c. 1 a partire dal v. 40 fino al v. 42: “In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: se vuoi, puoi purificarmi. Ne ebbe compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: lo voglio, sii purificato! E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato”. Fratelli e sorelle in Cristo, i tre versetti del Vangelo odierno di Marco che ho appena citato, e che lo Spirito Santo ha messo nel mio cuore per la nostra riflessione, ci descrivono un povero uomo affetto da una grave malattia incurabile: la lebbra. Gesù aveva appena iniziato il suo viaggio per i villaggi della Galilea, portando ovunque la buona notizia, cioè, il suo messaggio di predicazione e di vita. Durante il viaggio, si presentò a lui un uomo coperto di lebbra. La lebbra era una brutta malattia che progressivamente sfigurava la persona. Immaginate questo povero uomo, il quale viveva un’esistenza assai misera, a causa non solo della devastazione provocata dalla malattia in se, ma anche della situazione di impurità in cui si trovava, e per cui veniva escluso dalla società. La lebbra era una malattia terribile a tutti i livelli, fisico, mentale, sociale, e religioso. Era se vogliamo, una illustrazione perfetta del peccato. Tuttavia questo lebbroso era convinto nel suo cuore, che Gesù potesse guarirlo. Il povero sventurato senza alcuna presunzione, e senza minimamente dubitare dell’abilità di Gesù, pronunciò queste parole: “Se tu vuoi, tu puoi purificarmi”. Egli nel pronunciare le suddette parole, umilmente pregò Gesù di guarirlo. A questo punto, notiamo bene che cosa accadde! Gesù, impietositosi, cioè, mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “lo voglio, sii purificato”. E in un attimo, la pelle del lebbroso diventò liscia e pura. Pensiamoci bene che cosa fece Gesù: toccò l’intoccabile, a motivo del contagio, e guarì l’inguaribile. La guarigione fu immediata, completa ed evidente per tutti coloro che erano lì per osservare. Il Vangelo ci dice anche un’altra cosa: appena Gesù guarì il lebbroso, lo ammonì severamente di non dirlo a nessuno, ma di andare a farsi vedere dal sacerdote, e offrire per la sua purificazione, quello che Mosè aveva stabilito. Qui, molto probabilmente Gesù chiese al miracolato di mantenere il silenzio, per evitare una propaganda che favoriva l’accorrere della folla a Lui, solo per avere benefici materiali. Ma pensiamo alla gioia grande e allo stesso tempo esplosiva che può avere invaso l’animo del lebbroso di un tempo! Allora, Gesù nel toccare il lebbroso lascia intendere che Egli desidera un incontro personale, perché vuole creare un contagio che salva, e non solo un contagio che guarisce. Miei cari fratelli e sorelle, questo è molto importante, per essere salvati occorre incontrare Gesù nella propria vita, occorre incontrarlo personalmente, ed essere disposti a seguirlo sulla strada che Lui traccerà, cioè, sulla strada del Vangelo. Ci tengo a sottolineare una cosa: i facili entusiasmi sono fuoco di paglia, così dice un detto antico, e sapete perché? Perché destinati a spegnersi presto. Per questo forse Gesù raccomandò il silenzio al lebbroso, silenzio se vogliamo, che vale come prudenza, interiorizzazione, partecipazione diretta direi, e non per sentito dire. Ritornando alla malattia della lebbra della quale fu investito l’uomo descritto dal Vangelo, oggi possiamo dire che in buona parte è stata debellata. Facciamo attenzione, esiste però al tempo d’oggi la lebbra sotto un’altra forma, e possiamo chiamarla droga, alcolismo, prostituzione, violenza, peccato dilagante. Miei cari in Cristo, non dimentichiamo che Gesù, il Figlio di Dio, ha preso su di se tutte queste cose e per la sua passione e morte, noi tutti abbiamo avuto guarigione. Infatti sta scritto nel Libro del Profeta Isaia al c. 53 v. 5: “Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci da salvezza si è abbattuto su di Lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti”. Anche oggi nel terzo millennio, se noi lo vogliamo, lo crediamo, e glielo permettiamo, Gesù Cristo ci tocca come toccò il lebbroso di Galilea, ci libera dalle schiavitù, ci guarisce dalle malattie e dalla lebbra del peccato. Non pensate miei cari, che Gesù abbia perso il suo potere e la sua compassione, poiché nella Lettera agli Ebrei c. 13 v. 8 la Parola di Dio afferma: “Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre”. Quindi se vogliamo, Dio mandò il suo Figlio non per salvare soltanto le nostre anime, ma per salvare l’uomo tutto intero, corpo, spirito e anima. La sua Parola, se la viviamo veramente, ci guarisce dalla lebbra che investe la povertà e la miseria della nostra vita. Il lebbroso guarito da Gesù, proclamò e diffuse la notizia della sua guarigione. Questo è anche il nostro compito, il compito di ogni cristiano: testimoniare e diffondere la buona notizia del Vangelo. Amati fratelli e sorelle, per custodire bene la Parola del Signore che abbiamo oggi ascoltato dal Vangelo di Marco ripetiamo spesso e meditiamo la forza di questa Parola: “Gesù ne ebbe compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: lo voglio, sii purificato”. Dite tutti Amen. Dio vi benedica e sia lodato Gesù Cristo.”

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