Palazzo Arpacal, tutti a processo

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Il gup di Catanzaro ha rinviato a giudizio, tra gli altri, l’imprenditore Francesco Dodaro e l’ex dg Sabrina Santagati. Al centro dell’inchiesta la compravendita di un immobile per oltre due milioni di euro

Avrà inizio il prossimo 10 aprile il processo a carico di Francesco Dodaro, imprenditore cosentino a capo dell’omonima azienda di famiglia, dell’ex direttore generale dell’Arpacal, Sabrina Santagati, dell’ex direttore amministrativo Stefania Polimeni, di Francesco Italiano, dirigente dell’ente, e di Valeria Castracane, ex dirigente del dipartimento Programmazione della Regione. Lo ha stabilito il gup di Catanzaro Carmela Tedesco al termine dell’udienza preliminare del procedimento che vede al centro delle accuse la compravendita di un immobile a Castrolibero all’Arpacal da parte di Dodaro, per oltre due milioni di euro, da destinarsi a laboratori per l’agenzia. Il gup ha rinviato a giudizio tutti gli indagati e ha ammesso la Regione Calabria come parte civile. L’avvocato della Regione, nel corso dell’udienza di venerdì, aveva richiesto di produrre nuovi documenti. Richiesta alla quale si sono opposte le difese – rappresentate dagli avvocati Nicola Cantafora, Massimo Scuteri, Paolo Greco, Francesco Nisi – e che è stata rigettata dal giudice per l’udienza preliminare.

LA VICENDA La vicenda che ha fatto scattare le indagini dei magistrati di Catanzaro – titolari del fascicolo il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e il sostituto Alessandro Prontera – ha avuto inizio nel febbraio 2009, quando l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha indetto una gara per trovare una nuova sede per i propri laboratori in provincia di Cosenza. Al bando ha risposto solo una società, la Efim, finanziaria del gruppo Dodaro.
Alla compravendita dell’immobile, però, si è arrivati dopo più di due anni dalla gara. E dopo uno stop nato in seguito al parere negativo dell’avvocato Valerio Donato, docente della facoltà di Giurisprudenza all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro. Secondo il giudizio del legale «al momento della presentazione, l’offerta non era compatibile con l’uso richiesto» perché il palazzo era strutturato per essere destinato a uffici pubblici e non a laboratori. Questo convince i dirigenti dell’Agenzia – tra i quali l’ex direttore Vincenzo Mollace – a fermare l’acquisto. Qualche tempo dopo, in coincidenza con l’insediamento della Santagati alla dirigenza dell’ente, l’Arpacal revoca l’annullamento della gara d’appalto e la Efim perfeziona la vendita dell’immobile per due milioni e 152mila euro. Un acquisto che agli occhi degli inquirenti presenta delle forzature rispetto alle quali si sono dirette le indagini che si sono avvalse anche dell’acquisizione degli atti di compravendita.

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