PROCESSO ADA: CONDANNATI DUE EX SINDACI DI MELITO PORTO SALVO

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Sono stati condannati gli ex sindaci di Melito Porto Salvo. É stata emessa la sentenza nei confronti degli ex primi cittadini melitesi Gesualdo Costantino e Giuseppe Iaria. La sentenza é avvenuta al termine di un lungo dibattimento presso l’aula bunker di Reggio Calabria.

Pene pesanti sono state inflitte nei confronti degli ex sindaci di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria. Infatti, sono stati inflitti 10 anni di carcere a Gesualdo Costantino. 12 anni, invece, a Giuseppe Iaria. 10 anni sono stati comminati anche a Francesco Maisano, ex capo dell’ufficio tecnico comunale.

La sentenza é stata emessa ieri sera presso l’aula bunker del tribunale di Reggio Calabria. É state emessa dal collegio presieduto da Giovanna Sergi. É questa la conseguenza del max processo svoltosi con il rito ordinario nell’ambio dell’inchiesta denominata Ada. Era scattata nel febbraio del 2012, coordinata dai pm Antonio De Bernardo, Antonella Crisafulli e Luca Miceli. Era stata condotta dai carabinieri di Reggio Calabria e dai militari della compagnia di Melito Porto Salvo contro le infiltrazioni della cosca Iamonte presso il comune melitese.

L’operazione aveva portato allo scioglimento del consiglio comunale di Melito Porto Salvo per infiltrazioni mafiose. Per la terza volta della storia, infatti, il comune melitese subiva l’onta dello scioglimento. I commissari prefettizi nominati subito dopo hanno guidato il comune fino alle elezioni successive che hanno visto la vittoria dell’attuale primo cittadino Giuseppe Meduri.

Reggono quindi le richieste avanzate lo scorso settembre dal pm De Bernardo, che adesso lavora presso la Dda di Catanzaro. Il pm aveva sempre ribadito le accuse nei confronti degli ex sindaci di Melito Porto Salvo. De Bernardo, infatti, aveva richiesto 12 anni di reclusione per Iaria e 10 anni nei confronti di Costantino.

Il Tribunale ha inoltre, dichiarato la prescrizione di alcuni reati contestati mentre altri imputati sono stati assolti dalle accuse contestate dalla Dda reggina.

fonte: ntacalabria.it

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