A rischio un’eccellenza della ricerca made in Calabria

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La storia di StarLab. Sviluppato in un hangar del campus universitario dell’Unical, è uno dei progetti scientifici più importanti d’Europa. Che però potrebbe diventare un’incompiuta, perché i fondi sono insufficienti per coprire l’intero costo dell’opera

Sono le 11,40 di venerdì 2 febbraio. Tre ricercatori calabresi portano avanti il loro lavoro, indipendentemente. Sì, indipendentemente, dai manovali che fuori stanno realizzando la struttura e dai fondi che sono ormai finiti e che hanno portato il resto della squadra che ha curato il progetto a cercare e trovare altro. La ricerca in Calabria, come tutte le cose, ha un costo e un prezzo, ma se per il finanziamento è stato scelto proprio il campus universitario dell’Unical un motivo c’è: creare sviluppo. I quattrini che arrivano dalla comunità europea nelle regioni più povere sembrano cadere come manna dal cielo, in alcuni casi non vengono spesi, in altri, come nel caso del progetto MaTeRiA e StarLab, sono insufficienti per coprire l’intero costo dell’opera e rischiano di lasciare nel catalogo delle incompiute un progetto e una struttura straordinaria non solo per la Calabria ma per l’intero continente. La sorgente Star per il suo genere è l’unica nel Sud Europa.

IL PROGETTO Nell’hangar interrato si respira l’odore del cartongesso appena tagliato e avvitato, dentro la struttura il clima è gradevole e per vedere tutto bisogna sollevare la testa. Due porte taglia fuoco separano le aree: una per gli esperimenti l’altra per i laboratori. La prima quasi completata, la seconda un cantiere aperto. Le pareti ospitano due progetti. Il primo è MaTeRiA (Materiali, Tecnologie e Ricerca Avanzata) e definisce il progetto (con finanziamento Pon) realizzato in partnership tra l’Università della Calabria ed il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze Fisiche della Materia (Cnism), che ha come finalità quella di potenziare laboratori e infrastrutture di ricerca scientifico-tecnologica di interesse locale e nazionale. Il secondo è Star (South Europe Thomson source for AppliedResearch) ed è il nucleo centrale del progetto MaTeRiA. È uno dei progetti più importanti d’Europa, finanziato con un Pon di circa 16 milioni di euro, risultato insufficiente: ne basterebbero al massimo un paio per finirlo e un altro anno e mezzo circa di lavoro per renderlo operativo a tutti gli effetti. I ricercatori, quelli che rimangono, aspettano un altro bando, nel frattempo si perde tempo prezioso.

STAR Per capire bene la potenza dell’intero progetto è opportuno andare per gradi. La luce di Star prova a brillare nonostante la polvere dei lavori. Alcune delle transenne che servono a delimitare il cantiere le usano i ricercatori per impedire l’ingresso nella parte del bunker dove si generano i raggi. Sarebbe pericoloso, quei venti metri sono circondati da un muro in cemento armato di due metri e mezzo. Si fa di necessità virtù. Quella che si trova all’Unical sarà l’unica sorgente nel Sud del continente europeo a sfruttare la tecnologia “Compton/Thomson back scattering”. I raggi X prodotti saranno più puliti rispetto a quelli convenzionali usati nelle radiografie standard. La particolarità di questi raggi è che permette di studiare la materia con un dettaglio maggiore rispetto ad un sistema tradizionale. Biologia, chimica, medicina, fisica, archeologia, beni culturali tutto è materia e tutto può essere studiato da Star. Si riesce ad arrivare ad una definizione fino a dieci micron.

UN PICCOLO CERN E se nella vicina Cosenza si ironizza sulla viabilità paragonata a quella svizzera dopo qualche cambio di senso di marcia, Arcavacata di Rende avrebbe tutte le carte in regola per battere i colori della bandiera elvetica. Quello che si sta completando ricorda – e non solo per lo stile tipicamente scientifico – il Cern di Ginevra. Oltre al tipo di ricerca cambiano le dimensioni e anche in questo caso il centro dell’Unical risulta essere un unicum che meriterebbe di essere completato nel più breve tempo possibile. Solitamente nel mondo sono usati i sincrotroni, macchine circolari, che occupano molto spazio e hanno bisogno di molto personale e hanno dei consumi energetici enormi. Nell’hangar tutto invece è contenuto in 20 metri, si raggiungono gli stessi standard con una riduzione sia di costo che di personale. A beneficiare della tecnologia non saranno solo gli istituti coinvolti, infatti, tutto è predisposto affinché anche degli istituti privati così come gli ospedali possano recarsi, una volta completato tutto, a StarLab e fare delle ricerche anche di tipo privato.

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