SIDERNO: FA DISCUTERE IL TRASFERIMENTO DELLA FARMACIA PEDULLA’

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A Siderno continua a far discutere la vicenda del trasferimento della Farmacia Pedullà. Una vicenda, iniziata nel lontano ottobre 2010, quindi circa 8 anni addietro, con l’esercizio di quello che sembrava essere un cristallino, in quanto previsto dalla legge, diritto al trasferimento all’interno della sede assegnata dalla pianta organica alla Farmacia n.5, che invece si è tramutato in “un’odissiaca peripezia, naufragata nel mare della cavillosa burocrazia”. Questi i fatti: con ordinanza n.6 del 31.01.2018, il Sindaco di Siderno ha disposto la sospensione immediata del procedimento di trasferimento di una farmacia ubicata in Siderno Superiore, nei nuovi locali, all’uopo predisposti, siti in una via centrale di Siderno. Il Sindaco Fuda, ha agito in ragione del parere della regione Calabria, che aveva ricevuto apposita richiesta dai titolari, che per completare la pratica chiedeva al Comune l’atto finale di autorizzazione al trasferimento della farmacia. Il Primo Cittadino però ha considerato che la mancanza di autorizzazione comunale al trasferimento dell’esercizio farmaceutico rappresenti un vizio non sanabile.
Su quanto si sta verificando è intervenuta sollevando alcuni interrogativi, per mezzo di una nota alla nostra redazione, Marianna Pedullà .
Eccone uno stralcio:

“Se davanti ad una determina esecutiva dell’ASP che appare, ad una profana del diritto, formalmente e sostanzialmente legittima e preceduta da un iter lungo, caratterizzato da una corposa documentazione ed accompagnato da numerosi controlli ed approfondite verifiche anche comunali, svolto dalle autorità preposte dalla legge a decidere in merito al trasferimento della Farmacia, ancora una volta il tempo per la conclusione dalla vicenda si allunga e si dilata “ad infinitum”, come può ravvisarsi ragionevolezza?
Se, nonostante il “convincimento” che sembra poter discendere da un decreto del Presidente della Repubblica, da un parere del Ministro della Sanità e del Consiglio di Stato, e la “persuasione” che può ingenerare nell’ “uomo qualunque del popolo” una sentenza del TAR Calabria, c’è qualcosa che può essere ancora posto in dubbio, come può parlarsi di “certezza del diritto” e come si può non unirsi alla strisciante voce che da sempre condanna la possibile adulterazione degli strumenti che il diritto offre?
Si dice che “l’abisso chiama l’abisso” e allora l’inno che si alza “uno tra tanti” è che questa Dike, che ha deposto la spada della certezza e riposto la bilancia dell’equilibrio, decida cosa fare della sua benda: lasciarla sugli occhi per far sperare che di imparzialità ancora ne resti o strapparla via definitivamente per fasciarsi le profonde ferite”.

ALESSANDRA BEVILACQUA|redazione@telemia.it

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