Il tesoro confiscato a Mazzei e i due generi in politica

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Per la Dda di Catanzaro il patrimonio da 200 milioni di euro dell’imprenditore è «inquinato» dai suoi rapporti con i clan. E la questione può imbarazzare Furgiuele e Cristiano, candidati alle politiche con Noi con Salvini e Casapound

La Dda di Catanzaro ha proposto la misura di prevenzione patrimoniale che ha portato – lunedì mattina –, su decisione della seconda sezione penale del tribunale di Catanzaro, alla confisca di beni per un valore di 200 milioni di euro nei riguardi di Salvatore Mazzei, 62 anni, imprenditore lametino proprietario di una cava di inerti. Secondo gli inquirenti la confisca rientra nell’ambito di una precisa strategia investigativa, finalizzata alla sottrazione di beni riconducibili a soggetti collegati, o contigui, ad organizzazioni di ‘ndrangheta. A questo proposito giudici del Tribunale di Catanzaro, richiamano, così come sottolineato dai magistrati della Dda, il decreto del 17 novembre 2010 che disponeva una misura si sorveglianza speciale, dichiarando la pericolosità sociale di Mazzei (restando irrilevante la revoca sopravvenuta nel febbraio/marzo 2014). Nel decreto del 2010 si segnala «il ruolo di Mazzei quale imprenditore di riferimento delle cosche mafiose dominanti nei territori calabresi interessati dall’esecuzione di costose opere pubbliche». Tra le costose opere pubbliche citate ci sono i lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria.
La direzione distruttale antimafia del capoluogo, inoltre, sottolinea la «sproporzione tra il flusso di denaro introitato nel corso degli anni e i redditi dichiarati da Salvatore Mazzei e dal proprio nucleo familiare, flusso da considerare, altresì, ingiustificato. A questo proposito, nella richiesta di confisca firmata dal procuratore capo Nicola Gratteri e dall’aggiunto Giovanni Bombardieri, i magistrati richiamano un decreto della corte d’Appello di Catanzaro secondo il quale «il Mazzei non abbia fatto altro, nel corso degli anni, che veicolare tali somme inquinate nelle società di famiglia, finanziandole e, di fatto, tenendole in vita; d’altro canto, praticando a loro volta l’evasione fiscale (omessi versamenti Irap e Iva per quasi due milioni di euro) hanno, per così dire, amplificato la natura illecita delle proprie fonti».

I DUE GENERI CANDIDATI La vicenda in questione pone in serio imbarazzo i due generei di Mazzei candidati alle politiche: Domenico Furgiuele, in lista per la Camera con “Noi con Salvini” e Massimo Cristiano, candidato di Casapound per il collegio di Catanzaro. Quest’ultimo è stato consigliere comunale nel disciolto consiglio comunale di Lamezia Terme. Il nome di Cristiano compare nella relazione di scioglimento anche in quanto genero del noto imprenditore Mazzei, «gravato da numerosi precedenti penali». Nella relazione compaiono il nome della moglie di Cristiano che risulterebbe essere titolare dell’80% delle azioni di una delle società di Salvatore Mazzei. Società della quale Furgiuele, secondo le note della commissione, risulta essere amministratore unico.

BENI SEQUESTRATI Lunedì mattina carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Catanzaro, assieme ai militari del comando provinciale e al gruppo di Lamezia Terme hanno confiscato 26 società, 67 fabbricati, 176 appezzamenti di terreno, 13 autocarri, 5 autovetture, 10 macchine operatrici per cantiere e un motociclo.

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