Cinquefrondi, la maggioranza si restringe

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Di Giuseppe Campisi

La risposta è servita. O meglio, lo strappo è servito. Dopo quasi una settimana di meditazione e silenzi i tre “dissidenti” Longo, Valentino e Sorbara escono allo scoperto ed offrono alla città la lunga cronaca della loro verità sulla tumultuosa crisi di maggioranza che ha investito il gruppo consiliare di Rinascita, poi risolta col rientro delle dimissioni del sindaco ed il rimpasto di giunta rinnovata al 75% ed il loro allontanamento. Gli interventi di Sorbara e Valentino hanno voluto, ancora una volta, statuire la loro fedeltà al programma che non spiega affatto le scelte di esclusione da parte di Conia viste semmai come una sorta di epurazione dal cerchio magico che attornia il primo cittadino. «Il mio gesto (le dimissioni per far posto ai non eletti Cordiano e Loria, nda) andava semplicemente tutelato» sono state le parole sentite di una emozionatissima Romina Sorbara che ha confermato di avere lavorato sempre per la maggioranza ed i cittadini in ossequio al programma sottoscritto, ascrivendosi l’unica colpa di non aver aderito a Sinistra Italiana. Sulla stessa lunghezza d’onda Gabriella Valentino che ha ribadito di aver rispettato il progetto Rinascita non sapendosi spiegare la revoca delle deleghe e chiarendo a Conia di essere sindaco «anche grazie ai nostri sacrifici». Dunque le dimissioni spacciate dapprima come malessere personale poi tramutato nella difficoltà di definire il bilancio – per la verità già chiuso come riferito nel corso dell’assemblea pubblica – infine rivelate come scelta spregiudicata del sindaco per nascondere la manovra di allontanamento dei tre senza risparmio di critiche ed attacchi personali. Ma è al momento della catilinaria dell’ex vicesindaco che emergono le incongruenze nelle scelte, che, a suo avviso, Conia ha fallacemente compiuto in una vicenda surreale frutto di pettegolezzi,maldicenze ed invidie endogene alla stessa maggioranza. «Il laboratorio di Rinascita era stato pensato per riunire tutta la sinistra a Cinquefrondi» ha esordito Longo che ha parlato al sindaco usando il discorso diretto, quasi come fosse in sala. Ecco allora che dal cambio dello statuto per allargare la maggioranza definito da Longo «un errore a posteriori», alla fedeltà al programma ed alla stessa maggioranza «senza mai ostacolare scelte e volontà per un impegno etico e morale col sindaco» l’ex vicesindaco è stato un fiume in piena riferendo che «qualcuno, proprio dall’interno ha lavorato per rompere l’unità politica, personale ed umana». «Come fai a dire che tu non cacci nessuno quando oggi qui siamo in tre?» è stato il ruggito di Longo nel voler rimarcare la contraddizione nei propositi adempiuti dal “capitano” di farli scendere, evidentemente, contro la loro volontà dalla nave dell’amministrazione comunale. Sembrava di rivivere il “che fai, mi cacci?” di finiana memoria. «Ancora oggi non me lo spiego: alla base di questa rottura non c’è nessun vero motivo politico. Ognuno è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità e non a scaricarle sugli altri» ha tuonato il giovane avvocato passando alla disamina della defenestrazione avvenuta «non per mia scelta ma tua». Non è piaciuta a Longo l’ambiguità di sentirsi utile piddino in maggioranza solo alla bisogna istituzionale per risolvere magagne con gli enti sovraordinati come Regione e Città Metropolitana a guida democratica «perché l’autorevolezza si conquista giorno per giorno» confermando per sé il ruolo di interlocutore serio e credibile e «se queste cose ti hanno oscurato mi dispiace, ma sapevi che non venivo a riscaldare la sedia» è stata la stoccata mentre, confermando di non essere per il pensiero unico, ha voluto suggerire che «la politica non si fa con polemiche social». E se «la mia scelta di aderire al Pd non è stata mai accettata» la questione dismissioni poteva essere risolta in maniera diversa, ha ragionato, «cacciando me e non loro (rivolgendosi a Sorbara e Valentino) senza dimetterti e senza necessità di azzerare la giunta». Longo ha poi dato lettura pubblica del messaggio whatsapp col quale è stato licenziato pungendo la consigliera D’Agostino con un sibillino «Cinquefrondi non ha bisogno di veleni» analizzando due passaggi chiave del sindaco secondo cui «non ci sono più le condizioni affinché tu possa rimanere mio vice» e «questa decisione è la logica conseguenza delle tue scelte». Una uscita pubblica che ha definitivamente decretato la chiusura di un rapporto d’amicizia prima che politico, l’espulsione dal gruppo di Rinascita e la confluenza di Longo e Valentino in un apposito gruppo di imminente costituzione in seno al consiglio comunale che – seppur non direttamente espressione di una nuova opposizione – si riserva mani libere per votare a seconda dei provvedimenti «senza fare opposizione pregiudiziale». E questo, tradotto, vuol dire una sola cosa: che se è vero che la maggioranza ha sì i numeri, risicatissimi, sulla carta, – e ciò serve a compattarsi per governare quest’ultimo biennio senza distrazioni – è altrettanto vero che ora ha anche il cerino acceso in mano non potendosi più permettere il lusso di fare ulteriori passi falsi avendo un solo colpo in canna e non sapendo chi e quando lo potrà far esplodere. Insomma, adesso che lo strappo è davvero compiuto, lo spettro del logorìo agitato da Conia, forse, potrebbe avere preso forma. E nomi.

(fonte approdonews)

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