I due Pd nel feudo di Magorno

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Prestazione schizofrenica nella roccaforte del segretario regionale dem: 24% al Senato e solo la metà alla Camera. E nel cuore della Sila di Oliverio il M5S realizza un vero e proprio exploit (53%)

Nel feudo elettorale di Magorno ci sono due Pd. Uno viaggia a una velocità superiore alla media nazionale, l’altro è nettamente più lento. La roccaforte del segretario regionale uscente è Diamante, nell’alto Tirreno cosentino. Qui i dem portano a casa una prestazione elettorale difficile da interpretare, quasi schizofrenica: relativamente bene al Senato, assolutamente male alla Camera. Il voto per Palazzo Madama, che interessava da vicino proprio Magorno, capolista nel listino regionale, registra un 24% a favore del Pd. Un dato in forte controtendenza rispetto a quello per Montecitorio, che consente ai dem di portare a casa un misero 12% (più ridotta la differenza tra i candidati: 523 voti alla Camera per Incarnato – il 18,03% – e 693 – il 25,97%, 623 dei quali per il Pd – al Senato per Sonia Ferrari). Una differenza molto ampia che certo non farà piacere a quei candidati che aspirano, o aspiravano, a un seggio alla Camera, Luigi Incarnato (maggioritario) ed Enza Bruno Bossio (proporzionale) su tutti.
Più chiaro, invece, il quadro a San Giovanni in Fiore, buen retiro del governatore pd Mario Oliverio. Nel cuore della Sila il M5S realizza un vero e proprio exploit (53%), mentre i dem – che oltre al presidente della Regione esprimono anche il sindaco Belcastro – devono accontentarsi di un risicato 22%.
Tonfo clamoroso anche a Reggio, che vede il Pd alla guida di Comune e Città metropolitana. Mentre il M5S di Federica Dieni incassa il 39% dei voti e il centrodestra il 34, i democratici dello Stretto raggiungono solo il 13%.
Ottimo risultato invece per la Lega, che al Senato schierava Tilde Minasi, a sua volta sostenuta dal blocco che fa capo all’ex governatore Peppe Scopelliti. In città la formazione di Salvini ottiene il 6,3% dei voti, pari a 8mila preferenze. Un dato comunque inferiore, in termini percentuali, al boom del Carroccio a Lamezia Terme, “patria” del capolista alla Camera Domenico Furgiuele: 8,4%, pari a 2.600 preferenze.
La candidata 5 stelle Dalila Nesci, dal canto suo, non sarà felice per il risultato ottenuto nella sua Tropea. Il Movimento è al secondo posto con il 26,8%, quasi 20 punti sotto rispetto al 45% portato a casa dalla coalizione che sosteneva Wanda Ferro. La neo deputata è andata a vincere anche nella ridotta di Bruno Censore, Serra San Bruno: centrodestra al 41%, Pd al 31%.
Hanno poco da sorridere pure le ex “sindache coraggio” di Rosarno e Monasterace, Elisabetta Tripodi e Maria Carmela Lanzetta, candidate rispettivamente nel maggioritario di Gioia e nel proporzionale per il Senato. La prima, nella città della Piana, raccatta il 9,2% delle preferenze, con il Pd al 6,3%; la seconda, nel paesino della Locride, non riesce a spingere i dem oltre il 21%.
A Crotone, città di Nico Stumpo, uno dei fondatori, Liberi e Uguali si ferma al 3%.

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