Giovanni Calabrese: “Mi ricandido a sindaco di Locri per rispetto dei figli miei e di tutta questa città”

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Il Sindaco di Locri ha annunciato al settimanale “La Riviera” l’intenzione di ricandidarsi a sindaco di Locri in vista delle prossime elezioni di giugno per il rinnovo della carica di sindaco e del consiglio comunale di Locri.

Ecco un estratto dell’ intervista

Lo scorso 20 gennaio in occasione dell’inaugurazione del teatro di Locri, con grande sorpresa dei presenti, ha annunciato che insieme alla sua amministrazione si ricandiderà alla guida della città. Perché fare un annuncio del genere proprio il giorno in cui vedeva la luce una grande opera incompiuta della città di Locri. Non è un po’ vincere facile?
È stato un annuncio estemporaneo, non era programmato. Mosso dall’euforia di un momento di grande soddisfazione personale e politica ho voluto dire alla mia città che avrei riproposto la mia candidatura per continuare un percorso di rilancio, avviato in questi cinque anni, insieme a chi è rimasto fedele al progetto politico-amministrativo iniziale. Se oggi mi ricandido è perché sono consapevole che è possibile ottenere dei risultati importanti nella città di Locri, è possibile completare le incompiute, è possibile cambiare.
Che cosa non è stato portato a compimento nell’attuale gestione?
Insieme alla mia squadra abbiamo fatto tanto, avremmo potuto fare di più, avremmo potuto fare meglio ma è anche vero che abbiamo lavorato in condizioni di particolare disagio, in quanto abbiamo lottato per evitare il dissesto economico-finanziario dell’Ente. Nel contempo abbiamo migliorato la qualità dei servizi di questa città. Ci eravamo prefissati l’obiettivo di dare a Locri la raccolta differenziata porta a porta, obiettivo in parte raggiunto dal momento che siamo riusciti a evitare situazioni di emergenza per quanto riguarda i rifiuti; nell’ultimo consiglio comunale abbiamo approvato il capitolo d’appalto e ritengo che da qui a sei mesi l’obiettivo sarà raggiunto in pieno.
La sua squadra le ha rinnovato la fiducia o si sono persi pezzi nel corso di questi 5 anni?
Abbiamo perso qualcuno all’inizio, ci sono state di recente delle incomprensioni con l’assessore all’urbanistica ma per il resto tutti hanno già manifestato la volontà di candidarsi, quindi la squadra si ripresenta coesa e compatta. Ci ripresenteremo sotto lo stesso simbolo, lista civica “Tutti per Locri”, proprio per dare continuità al nostro percorso.
Una critica che le viene mossa dai suoi oppositori è che nonostante abbia realizzato diversi progetti importanti, non è riuscito a intercettare per il prossimo periodo politico nuovi finanziamenti per la città di Locri. Come risponde a queste accuse?
A differenza dei miei detrattori, io faccio politica sempre perché mi piace, non vado in letargo. Da quando ho avviato il mio percorso politico in questa città, aprendo un circolo di Alleanza Nazionale nel 2003, sono stato sempre sulla scena politica. A Locri c’è gente che esce dal letargo con l’approssimarsi delle elezioni comunali, e parla senza sapere di cosa. Anche in questo caso, ha perso l’occasione di stare zitto, in quanto noi abbiamo una serie di finanziamenti già ottenuti che verrano utilizzati dalla successiva amministrazione.

Siamo a un anno esatto dal corteo di Libera a Locri contro le mafie. 25 mila persone erano accorse. Cos’è cambiato dopo questa colorata manifestazione antimafia?
Più che una manifestazione colorata quella è stata una manifestazione importante, un momento di riconoscimento delle tante vittime di mafia del nostro territorio. Non dobbiamo dimenticare quello che è stato il passato di Locri. Quando ero giovane non si poteva vivere tranquillamente in questa città, oggi sono cambiate tante cose, grazie all’impegno dello Stato e delle forze dell’ordine. Una volta c’era una maggiore sudditanza psicologica nei confronti dei clan, oggi fortunatamente non è così. Con questo non voglio dire che la ‘ndrangheta abbia alzato bandiera bianca: continuano a esserci i malavitosi ma dobbiamo far sì che diventino sempre meno, fino ad estinguersi.
E invece degli autori delle scritte “meno sbirri, più lavoro” quelli che lei aveva definito “balordi” si è saputo più niente?
C’è un’indagine in corso, noi avevamo intercettato delle immagini e consegnate a chi di competenza, le abbiamo anche rese pubbliche e qualcuno ci ha criticato per questo. In ogni caso, anche quel gesto è la dimostrazione che anche solo un deficiente è in grado di fare tantissimi danni. L’edizione del Tg1 di allora si era aperta con questa notizia e una manifestazione importante come quella di Libera è stata oscurata dalla scritta di un deficiente, non di certo della ‘ndrangheta. Se la ‘ndrangheta si riducesse a fare le scritte sui muri saremmo a Topolino. Sarà stato qualche ragazzotto o qualche movimento organizzato che non ha valutato, o probabilmente ha valutato, le conseguenze mediatiche del gesto.
Lo scorso 10 marzo il Comune di Locri ha conferito la cittadinanza onorararia a Don Ciotti. L’ultima cittadinanza da lei insignita è stata a Umberto Costamagna, fondatore e president di Call&call, e sappiamo com’è andata a finire. Dobbiamo aspettarci un “tradimento” anche da Don Ciotti?
Ritengo che Umberto Costamagna non abbia tradito alcuna cittadinanza onoraria. Costamagna è un imprenditore che ha creduto in un progetto in uno dei momenti più bui della città, ovvero dopo l’omicidio Fortugno. Lui è venuto, ha conosciuto questa realtà, ha portato lavoro, ha assunto circa 500 persone a tempo indeterminato, un percorso che è andato avanti per un decennio. Poi, purtroppo, la crisi, in particolare nel settore dei call center, ha cambiato le cose. È stato obbligato per mancanza di commesse a fare una scelta dolorosa. Ci sono stati errori imprenditoriali, non c’è dubbio, ma non si può dire che non sia stato un benefattore. Ha avuto dei finanziamenti pubblici ma ha distribuito stipendi per 100 volte i finanziamenti ricevuti. Non è stato un prenditore, di quelli che prendono i soldi pubblici e scappano, è stato un imprenditore, lo è ancora perché non dimentichiamoci che a Locri ha tuttora un’azienda con circa 250 dipendenti a tempo indeterminato. Dispiace che la politica non sia riuscita a salvare gli altri 250. A distanza di 15 giorni dai licenziamenti di Locri un call center a Milano ha licenziato 100 persone. È intervenuto il ministro Calenda, ha bloccato i licenziamenti e dato un incentivo all’azienda. Qui non è successo, qui la politica ha fatto chiacchiere. La stessa politica che ha devastato l’ospedale, che non presta la giusta attenzione alla Statale 106, che non fa decollare il distretto turistico culturale della Locride.
Chi sono questi politici?
Tutti! Parlo in generale, di destra e di sinistra. Sono arrabbiato con tutti. Durante la chiusura della campagna di Forza Italia al Palazzo della Cultura a Locri, c’erano sul palco sei candidati – tutti eletti tra l’altro – e io ho detto: “Oggi sono qui e sono vostro amico, lunedì mattina sarò la vostra spina nel fianco”. A loro ho chiesto di realizzare le incompiute di questo territorio: l’ospedale, il prolungamento della 106 fino a Bovalino, progetto già avviato, il distretto turistico culturale, iniziato all’indomani dell’omicidio Fortugno, e un progetto che possa portare sviluppo, una sorta di zona franca che potrebbe essere realizzata allungando il perimetro della Zes, includendoci la Locride che diverrebbe così appetitosa per gli imprenditori.
Per quanto riguarda, invece, la chiusura del Liceo Artistico di Locri, a seguito dell’indagine Euroscuola, e del Palazzetto dello Sport, che ha comportato il trasferimento dello Sporting Lokrians, quali sono le colpe della politica?
Sulla chiusura del Liceo Artistico c’è un’indagine in corso. Quanto al Palazzetto dello Sport, è stato presentato dieci giorni fa il nuovo progetto ai vigili del fuoco e al genio civile: speriamo da qui a un mese di avere un parere perché vogliamo riaprirlo. Oggi è lì abbandonato e tra qualche anno servirà un milione di euro per sistemarlo.
L’ultima volta che l’ho intervistata mi ha confessato che fare il sindaco significhi non trovare il tempo di fare nient’altro, tanto che lei non riusciva a vedere sua moglie se non la sera alle 9. È riuscito nel frattempo a rimediare a questa trascuranza?
Il problema non è che non riesca a vedere mia moglie, il problema è che non vedo i miei figli. Con mia moglie siamo stati fidanzati 18 anni, e siamo sposati da 15, quindi di tempo insieme ne abbiamo trascorso. Mi preoccupo dei miei figli e anche loro risentono della mia mancanza. Ma sono pronto a rifare questo sacrificio proprio per rispetto dei miei figli, e di tutti i figli di questa città. Il mio obiettivo è dare un futuro a loro, costruire un’immagine diversa di Locri. A me farebbe male un giorno che qualcuno dicesse ai miei figli: tuo padre è stato il sindaco di questa città e non ha fatto nulla.
Assemblea dei sindaci. Cos’è cambiato sotto la guida di Rocca e Candia?
Niente. Ho anche chiesto scusa a Giorgio Imperitura per i miei continui attacchi, ho capito che non era colpa sua. Avevo proposto la mia persona alla guida del comitato come una sorta di provocazione che, infatti, ha avuto il suo seguito: si sono tutti compattati attorno alla figura di Rosario Rocca. In un anno e mezzo, forse, si sono riuniti tre volte. Sono stati trascinati a Roma in quella manifestazione fallimentare e ridicola davanti a Palazzo Chigi, e qualche giorno dopo ho ottenuto io un incontro con la Lorenzin. Pur essendo del PD, ovvero del partito che era allora alla guida del del Paese, mi sembra assurdo che non siano riusciti a ottenere un incontro se non con l’uscere di Palazzo Chigi. Questo dimostra il fallimento del comitato e dell’assemblea dei sindaci. Non so se abbiano motivo di esistere così come sono strutturati. Da anni si parla di rimettere mano allo statuto ma è ancora tutto fermo. Non c’è coesione. È un’assemblea che, vuoi o non vuoi, è condizionata dai partiti di riferimento degli associati, perciò, quando il centrodestra, quando il centrosinistra, influenzano in modo negativo la vita dell’assemblea dei sindaci. L’ospedale è vittima di questo sistema: c’è un accordo tacito, demenziale, tra centrodestra e centrosinistra per affossare l’ospedale di Locri e di conseguenza la Locride. Non tutti hanno avuto il coraggio di prendere le distanze dai propri amici politici, come ho fatto io a cominciare da Scopelliti. La rottura di un rapporto trentennale con lui è dovuta proprio alla mancanza di risposte sul territorio.
Come vede Locri tra 5 anni?
La vedo come una città che avrà completato un percorso di cambiamento radicale a livello di opere pubbliche, di attrazione e di mentalità. I cittadini piano piano stanno cambiando modo di agire e ci stiamo liberando di vecchi modi fare, di essere e di pensare. Locri è già di fronte a un bivio: o torna indietro e fa un salto che la riconduce a trent’anni fa o sceglie la svolta e in quel caso si presenteranno le condizioni ideali di vita per i nostri figli: si ritroveranno in un posto completamente diverso da ciò che è stato, recuperando quel passato di prestigio che un tempo aveva questa città.

(fonte la riviera)

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