Vertice di maggioranza: la vigilia dei consiglieri, tra sospetti e diffidenza

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Tra gli eletti convocati alla Cittadella domina la rassegnazione. In pochi credono alla capacità di rilancio dell’esecutivo. Sarà Oliverio a illustrare le linee guida per l’ultimo scorcio di legislatura. A partire dal rimpasto (senza eletti) e dalla sua volontà di ricandidarsi. Guccione si tira fuori. Ma la conta interna rischia di provocare altri addii

Diffidenza, scetticismo, perfino rassegnazione. Sono i sentimenti che in queste ore prevalgono nell’animo dei consiglieri regionali della maggioranza, attesi domani dalla riunione – la prima dopo un tempo immemorabile – nel corso della quale si deciderà il futuro della legislatura. Il governatore Oliverio ha già pronto il piano che sarà illustrato durante il rendez vous del centrosinistra. Pochi punti essenziali: rilancio e rimpasto della giunta con l’innesto di personalità tecnico-politiche che non hanno l’ambizione di fare politica e di candidarsi alle prossime tornate elettorali; porte sbarrate per i consiglieri regionali – che potranno però ricevere alcune deleghe specifiche – e ai candidati perdenti del 4 marzo; istituzione di una «cabina di regia», composta dagli eletti di Palazzo Campanella, con il compito di verificare l’operato dell’esecutivo e lo stato di avanzamento della spesa comunitaria. Non è ancora chiaro se Oliverio sia intenzionato ad annunciare pubblicamente quel che ormai tutti sanno: la sua volontà di ricandidarsi nel 2019.
Certo è che il governatore chiederà alla sua maggioranza di compattarsi in vista delle prossime sfide. Significa che chi non condividerà il piano summenzionato sarà messo (gentilmente o meno) alla porta. Il vertice servirà insomma anche per fare una conta interna e dunque per separare il grano dal loglio, gli oliveriani dai malpancisti. Un dissidente è già stato “fatto fuori”: è Carlo Guccione, inserito nella lista di proscrizione da Oliverio in persona.
L’ex candidato a sindaco di Cosenza, ovviamente, non parteciperà al vertice convocato per domattina alla Cittadella. «Non potrei mai prendere parte a una riunione in cui il governatore dirà che va tutto bene e che si ricandiderà», avrebbe confessato a chi gli chiedeva lumi sulle sue intenzioni.

RISERVE Ma Guccione non è l’unico a nutrire riserve nei confronti della road map presidenziale. La maggior parte dei consiglieri sembra non avere più fiducia nel capo della Regione, accusato senza mezzi termini di aver sottovalutato il triste responso delle urne, a partire dalle debacle in serie patite in tutte le ultime elezioni amministrative, passando per il referendum del dicembre 2016 e per le politiche di due settimane fa. L’ala degli scontenti includerebbe Mimmetto Battaglia, Giuseppe Aieta, Franco Sergio e Tonino Scalzo. Su posizioni più attendiste ci sarebbero invece Peppe Neri e Domenico Bevacqua.
«Oliverio vuole ricandidarsi? Mi pare che incarni una nuova forma di renzismo: vive e opera in una realtà che non esiste», commenta amaro uno dei consiglieri che domani ascolteranno la proposta del governatore.
L’insofferenza è diffusa, così come i sospetti. «Ben venga il rilancio della giunta – spiega un altro esponente dem –, ma il punto è che ormai nessuno si fida più di Mario, che non dovrà commettere l’errore di nominare assessori di fiducia di alcuni consiglieri anziché di altri, altrimenti ci ritroveremmo punto e a capo».
L’umore sembra virare verso lo sconforto più nero. «Purtroppo è un sentimento generalizzato», osserva un altro dirigente di primo piano del Pd, secondo cui diversi consiglieri «si guardano già intorno per capire dove tira il vento e per riposizionarsi». E non è escluso che alcuni di loro siano pronti a «transitare nel centrodestra».
Sono scenari possibili, ma l’esito finale della vicenda dipenderà da quello che succederà domani. E la sensazione è che Oliverio dovrà usare tutta la sua capacità di persuasione per tenere unito quel che resta del centrosinistra.

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