Vitalizi, l’assegno degli ex consiglieri regionali continua ad aumentare

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Palazzo Campanella adegua le pensioni speciali con un rialzo dell’1,1%. Per una spesa aggiuntiva di 102mila euro. Che si va a sommare ai quasi 10 milioni sborsati ogni anno dai contribuenti calabresi

Altro che abolizione. I vitalizi degli ex consiglieri regionali costano sempre di più, in barba alle crociate anti-Casta e ai propositi – più o meno bipartisan – di ridurre le spese della politica. Il Consiglio calabrese ha infatti approvato l’atto che, per il 2018, adegua l’importo dei vitalizi diretti e indiretti (ovvero gli assegni di reversibilità destinati ai congiunti degli ex eletti) in base alla variazione del cosiddetto Foi Istat, l’indice nazionale “dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati generali al netto dei tabacchi”. In pratica, il vitalizio degli ex consiglieri verrà adeguato al costo della vita, come se il loro “assegno” potesse in qualche modo essere paragonato a quello dei metalmeccanici o dei comuni lavoratori della pubblica amministrazione. L’aumento stabilito sarà pari all’1,1%: non si tratta di un ritocco da niente, visto che ai contribuenti calabresi l’adeguamento al rialzo costerà altri 102mila euro all’anno, che si andranno ad aggiungere ai quasi 10 milioni già sborsati per garantire il vitalizio agli ex consiglieri regionali e al loro famiglio.

TUTTO IN REGOLA Nella determina firmata dal dirigente del settore Risorse umane di Palazzo Campanella, tuttavia, non c’è niente di irregolare. Il documento è una sorta di presa d’atto della disposizione inclusa in una legge del 1996 (la numero 3), modificata in questo senso sul finire della legislatura Loiero, precisamente il 26 febbraio 2010. Giusto in tempo, verrebbe da dire, dal momento che, un mese dopo, la Calabria sarebbe tornata al voto e molti consiglieri del centrosinistra non avrebbero centrato la rielezione. C’è anche l’aspetto grottesco della vicenda: quella norma del 2010 era stata denominata “Riduzione dei costi di funzionamento del consiglio regionale”.

DIFFERENZE L’altro aspetto singolare riguarda le differenze tra gli adeguamenti riservati ai cittadini comuni e quelli destinati ai consiglieri regionali. Mentre per questi ultimi l’aumento sarà del 100% rispetto all’indice Foi-Istat, per gli «operai e gli impiegati generali» quella percentuale sarà ridotta e anche dimezzata in base all’entità della pensione. A chiarire bene la differenza ci ha pensato Michele Mercuri, un giovane blogger calabrese esperto di questioni di finanza pubblica. «Per i “comuni mortali” – spiega sul suo profilo Facebook – nel 2018 le pensioni aumenteranno in relazione all’importo mensile maturato: quindi, ad esempio, per le pensioni sopra i 2.510 euro l’aumento sarà ridotto al 50% dell’indice Foi e poi al 45% per quelle superiori a 3.012 euro (cioè aumento del 0,495% e non del 1,1%)». Il taglio, dato che l’importo medio dei vitalizi calabresi è superiore ai 4mila euro, in teoria dovrebbe riguardare anche i consiglieri regionali, che invece potranno godere di un aumento pari al 100% di quell’1,1% stabilito dall’Istat. Mica male.
Tutte le superpensioni, dunque, saranno maggiorate. Anche quelle degli ex consiglieri regionali che ogni mese portano a casa più di 7mila euro, in una regione dove il reddito pro-capite dei «comuni mortali», secondo l’ultima rilevazione Eurostat, è di 16.800 euro all’anno. In Europa stanno messi peggio solo i greci.

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