Mar. Mag 18th, 2021

Comandante a Reggio Calabria, positiva riforma sistema portuale

“Le Capitanerie sono come una porta sul mare per chi naviga per lavoro, per il tempo libero, per chi ha bisogno di soccorso e protezione, per il controllo dell’ambiente e della pesca”. Lo ha detto il comandante generale del corpo, ammiraglio Giovanni Pettorino, in visita al compartimento marittimo di Reggio Calabria. “La nostra vigilanza – ha proseguito l’alto ufficiale, che era affiancato dal comandante della Capitaneria di Porto di Reggio, contrammiraglio Giancarlo Russo – si compie su oltre 1,5 milioni di metri quadri di mare, un grande compito di responsabilità che ci ha permesso di aiutare oltre seicentomila persone lungo tutta la zona sud del Mediterraneo. Nonostante un organico limitato siamo comunque riusciti nel nostro impegno con dignità e professionalità”. Pettorino ha poi evidenziato “gli importanti risultati ottenuti dal porto di Gioia Tauro, che rappresenta un punto di forza enorme nel sistema portuale italiano perché è baricentrico rispetto alle rotte mediterranee, ha grandi capacità di fondali e di manovra, e per la lunghezza lineare delle banchine. Certamente tocca alla politica indicare le linee di sviluppo per evitare la concorrenza di altri scali, ma è altrettanto necessario che anche le forze dell’imprenditoria partecipino, come in passato, per elevarne le potenzialità produttive e di servizio. Negli ultimi 20 anni le merci trasportate su container, da 65 milioni di tonnellate, sono arrivate a 450 milioni di tonnellate, un dato che è tendenzialmente in crescita”. Il comandante delle Capitanerie, inoltre, ha espresso un giudizio positivo “sulla riforma del sistema portuale e delle Authority voluto dal ministro Delrio, frutto di un attento studio finalizzato a superare i localismi, approvato con decenni di ritardo, un provvedimento di omogeneizzazione da cui partire per sviluppare nuove prospettive”. Quindi ha ricordato “il lavoro svolto in difesa dell’ambiente dal Corpo, per evitare l’inquinamento del mare, non solo a causa degli scarichi delle navi, un dato peraltro molto in calo, ma per prevenire e sanzionare tutto ciò che di inquinante giunge in mare da terra, un pericolo molto preoccupante per lo sversamento delle microplastiche che provocano la morte di molte specie di pesce. Il Mediterraneo è un mare chiuso – ha ricordato Pettorino – e solo dopo un ciclo della durata di ottant’anni riesce a cambiare le sue acque. Da qui la nostra massima attenzione, insieme a tutti gli altri Paesi rivieraschi, per evitare che diventi un mare senza più pesce, un disastro che tutti abbiamo il dovere di evitare. Ecco perché sono state abolite le reti derivanti, strumenti di cattura e di morte indiscriminata, che non hanno più ragione di esistere, se non vogliamo che il ‘Mare Nostrum’ diventi uno stagno senza vita”.

Facebook Comments
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.