Dom. Gen 24th, 2021

Giorgio MARRAPODI
Nato a Martone (Reggio Calabria), 1° marzo 1961. Università di Firenze: laurea in giurisprudenza, 23 ottobre 1984. In seguito ad esame di concorso nominato Volontario nella carriera diplomatica, 14 febbraio 1987. All’Istituto Diplomatico, corso di formazione professionale, 16 febbraio-14 novembre 1987. Alla Dir. Gen. Emigrazione e A. S., Uff. III, 14 novembre 1987. Segretario di legazione, 15 novembre 1987. In aspettativa per adempiere agli obblighi militari di leva dal 15 dicembre 1987 al 13 aprile 1988. Alla Segreteria della Dir. Gen. Emigrazione e A. S., 14 aprile 1988. Secondo segretario commerciale a Bucarest, 12 gennaio 1990. Primo segretario di legazione, 14 agosto 1991. Confermato nella stessa sede con funzioni di Primo segretario commerciale, 1° aprile 1992. Primo segretario alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’O.N.U. in New York, 26 gennaio 1994.

CARRIERA DIPLOMATICA
Consigliere di delegazione, 1° maggio 1997. Confermato nella stessa sede con funzioni di Consigliere, 1° dicembre 1997. Alla Dir. Gen. Affari Economici, Uff. VIII, 23 febbraio 1998. All’Istituto Diplomatico, corso di superiore informazione professionale, 1° ottobre 1998-30 settembre 1999. Alla Segreteria Generale, 1° ottobre 1999. Alla Segreteria Generale, Unità di Coordinamento, 1° gennaio 2000. Alle dirette dipendenze del Segretario Generale, 28 ottobre 2000. Consigliere alla Rappresentanza permanente presso l’Unione Europea in Bruxelles, 15 ottobre 2001. Confermato nella stessa sede con funzioni di Consigliere per l’informazione e la stampa, 1° dicembre 2001. Consigliere di ambasciata, 2 luglio 2002. Confermato nella stessa sede con funzioni di Primo consigliere per l’informazione e la stampa, 26 luglio 2002. Primo consigliere a Madrid, 21 luglio 2005. Ministro plenipotenziario, 2 gennaio 2009. Confermato a Madrid con funzioni di Ministro consigliere, 20 maggio 2009. Alle dirette dipendenze del Segretario Generale, 21 settembre 2009. Capo dell’Unità per il Contenzioso diplomatico e dei Trattati della Segreteria Generale, 5 gennaio 2010. Capo del Servizio per gli Affari Giuridici, del Contenzioso diplomatico e dei Trattati, 16 dicembre 2010. Ambasciatore a Vienna, 5 agosto 2013.  Dal 19 gennaio di quest’anno Giorgio Marrapodi è il nuovo direttore generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri.

Del  sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, del vertice Africa -Europa sulle migrazioni “per un impegno comune sulla crisi migratoria lungo la rotta del Mediterraneo centrale”; ma anche dei ricordi dell’infanzia trascorsa a Locri e della sua visita a Reggio Calabria accolto dal presidente del Consiglio regionale Nicola Irto: su tutto ciò si sofferma in questa intervista  l’ambasciatore d’Italia a Vienna Giorgio Marrapodi.

Giorgio Marrapodi, ambasciatore d’Italia a Vienna: “Io credo che il ruolo dell’ambasciatore, soprattutto all’interno dell’Unione Europea, sia quello di comunicare il proprio paese, di saper informare l’opinione pubblica del paese dove si opera, sulla realtà del paese di appartenenza, senza reticenze sulle criticità, ma anche con convinzione sui punti di forza”

Colto e versatile, Marrapodi è appassionato di arte contemporanea e architettura e parla  inglese, francese, spagnolo e rumeno. Nel 1987 ha intrapreso la carriera diplomatica e ha ricoperto diversi incarichi di prestigio, tra cui  il ruolo di primo segretario commerciale a Bucarest, primo segretario alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’O.N.U. a New York, Consigliere alla Rappresentanza Permanente presso l’Unione Europea in Bruxelles, dove ha seguito, fra l’altro i rapporti con la stampa. E’ stato Ministro Consigliere a Madrid,  Capo del Servizio per gli Affari Giuridici, del Contenzioso Diplomatico e dei Trattati, membro del Collegio di difesa dell’Italia davanti alla Corte Internazionale di Giustizia nella causa Germania contro Italia in materia di immunità degli Stati. E’ focalpoint nazionale per la Mediazione e per la Responsabilità di Proteggere e Membro della Commissione Internazionale per la gestione degli Archivi di BadArolsen. Il 24 maggio 2013 il Consiglio dei Ministri lo ha nominato Ambasciatore d’Italia in Austria.

Eccellenza, le chiedo di fare un bilancio dell’attività svolta fino a questo momento da lei  a Vienna?

Il bilancio è certamente positivo. Uno degli obiettivi della mia missione era quello di intensificare i rapporti bilaterali. In questo periodo abbiamo avuto visite del Presidente della Repubblica, della Presidente della Camera dei Deputati, dei Presidenti del Consiglio, dei Ministri degli Esteri e dell’Interno, delle Riforme, circa una decina di delegazioni parlamentari. Tutto questo è stato molto utile a rafforzare la collaborazione tra Roma e Vienna. I risultati si vedono anche nel fatto che la bilancia commerciale è cresciuta di anno in anno, i flussi turistici sono in costante aumento. Inoltre, l’Italia ha fatto in questi anni importanti investimenti in Austria, soprattutto nel settore delle reti energetiche.

Qual è il ruolo del diplomatico?

Io credo che il ruolo dell’ambasciatore, soprattutto all’interno dell’Unione Europea, sia quello di comunicare il proprio paese, di saper informare l’opinione pubblica del paese dove si opera, sulla realtà del paese di appartenenza, senza reticenze sulle criticità, ma anche con convinzione sui punti di forza.

Ho cercato di informare l’Austria sul profondo sforzo di rinnovamento e di riforme in corso in Italia. Un altro aspetto su cui ho puntato molto è stato quello di promuovere le eccellenze italiane, sempre all’interno di un progetto di promozione ampia dei territori, con la loro ricchezza culturale, la loro offerta turistica, la loro forza produttiva o le potenzialità di investimento che essi offrono: un’attività che ha coinvolto molte regioni e città italiane.

Sia l’Italia sia l’Austria hanno dovuto affrontare e affrontano la grande sfida derivante dai flussi migratori. Tutto questo evidenzia la necessità di politiche diverse sui migranti per gestire il problema a livello europeo?

Il problema dei flussi migratori è molto complesso e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati fornisce cifre di enormi dimensioni per i prossimi anni. Si tratta di persone che fuggono dalle guerre, dalle dittature, ma anche dalla povertà e dalla desertificazione. Nel 2015 l’Austria è stata un territorio di transito per circa un milione di immigrati che giungevano attraverso la rotta balcanica. Di questi ne sono stati accolti circa 90 mila, cui si sono aggiunti altri 40 mila nel 2016. Dobbiamo ricordare che stiamo parlando di un Paese di 8.5 milioni di abitanti. Questa situazione ha anche portato ad un momento critico tra Roma e Vienna con tensioni che rischiavano di ripercuotersi negativamente sulla circolazione delle persone e delle merci attraverso il valico del Brennero, un valico vitale per entrambi i Paesi. Con contatti frequenti tra i Ministri dell’Interno, attraverso il dialogo, la comprensione reciproca, l’impegno ad una maggiore cooperazione siamo riusciti a superare quella fase.

L’Europa non deve essere  il motivo ma la soluzione dei problemi, con l’impegno e la cura da parte di tutti?

Proprio qualche giorno fa abbiamo celebrato in Ambasciata il 60.mo anniversario della firma dei Trattati di Roma. Nel mio saluto di apertura ho citato le parole del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che nel suo intervento a Strasburgo, alla plenaria del Parlamento Europeo, ha ricordato come questo sia un momento delicato per l’Europa. L’Unione Europea sta vivendo uno dei momenti più incerti e difficili di questi 60 anni e la dichiarazione programmatica di Roma sul futuro dell’Europa, del 25 marzo, serve a dare “un messaggio di fiducia sull’Ue per i prossimi 10 anni”. Fiducia che deve essere fondata sull’impegno comune per garantire la sicurezza delle nostre frontiere e su una strategia comune per gestire i flussi migratori, anche rafforzando la difesa comune, ma senza cedere ad una logica di chiusura o di passi indietro sull’ideale europeo.

Il 25 marzo si è celebrato a Roma il sessantesimo anniversario dell’Europa comunitaria. Da mesi si parla di Europa a diverse velocità. Le vittorie della Brexit, di Trump negli Stati Uniti rischiano di non essere episodi isolati, ma l’espressione di un tumulto che potrebbe mettere a rischio anche le istituzioni democratiche. Europa e euro compresi?

La risposta che posso darle  è quella di osservatore in Austria. Qui alle elezioni Presidenziali il popolo ha democraticamente e liberamente scelto un Presidente della Repubblica, Alexander Van der Bellen, che ha basato la sua campagna elettorale sugli ideali europei, sulla necessità di un rilancio dell’Europa. Il Presidente Van der Bellen ha più volte parlato, in campagna elettorale, dei valori fondanti della costruzione europea, i valori della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà. Anche nel suo discorso di insediamento in Parlamento a fine gennaio ha invitato a non distoglierci “dal lavoro per una comune Europa. Il mantenimento di questo progetto di pace vale qualunque sforzo”. Credo che da Vienna sia giunto un messaggio incoraggiante per l’Europa.

Quali sono state le principali sfide che ha dovuto affrontare nel suo incarico come Ambasciatore  italiano a Vienna e quali sono  i rapporti dell’Italia con Vienna anche in termini di scambi culturali, economici, sociali?

I rapporti tra Roma e Vienna sono eccellenti. In questi ultimi anni abbiamo avuto un livello di cooperazione politica tra i due paesi particolarmente intenso: il numero ed il livello di visite governative, parlamentari, regionali è lì a testimoniarlo. Con l’Austria condividiamo importanti priorità nel campo della protezione dei diritti umani, del dialogo interculturale, ma anche sulle prospettive di adesione all’Unione Europea dei Paesi dei Balcani occidentali. A livello economico-commerciale, tra i due paesi vi è un interscambio di oltre 17 miliardi di euro:  l’Italia è il secondo partner dell’Austria con riguardo alle importazioni. Da un paio d’anni il saldo è a favore dell’Italia: esportiamo più di quanto importiamo. In Austria c’è anche una forte domanda di cultura italiana che si riflette in una costante crescita di corsi di lingua italiana e di flussi turistici verso l’Italia.

Eccellenza, lei è di origini calabresi. Quali sono i ricordi che ha della sua terra?

In Calabria sono nato e cresciuto. Ho frequentato le scuole a Locri, dalle elementari al Liceo Classico, ed ho sempre avuto insegnanti e professori di alto livello, che hanno saputo insegnarmi a guardare ai problemi con una visione ampia. In Calabria sono sempre tornato e continuo ad andarci  molto volentieri, anche se mi piacerebbe farlo più spesso. I ricordi di quegli anni sono ricordi di un’infanzia e di un’adolescenza felici: bastava giocare al pallone in una piazza, fare la classica passeggiata sul corso (o sul Lungomare d’estate), passare il tempo a chiacchierare con gli amici. Parlo di quarant’anni fa: la vita era diversa, forse più semplice, c’erano meno sollecitazioni, ma svegliarsi e respirare l’aria del mare è certamente qualcosa che mi manca a Vienna e mi è mancato in altri posti dove ho vissuto.

Di recente ha effettuato una visita istituzionale al Consiglio regionale della Calabria. Quali  le possibilità di ampliamento di scambi con l’Unione Europa per una maggiore crescita economica della regione?

Quasi un anno fa ho fatto una visita a Reggio Calabria. Ho parlato agli studenti della facoltà di giurisprudenza: ragazzi preparati. Ho incontrato il Presidente del Consiglio, Nicola Irto che mi accolto nella sede del Consiglio. Ho trovato in lui uno spirito dinamico, la voglia di fare, di mettersi in gioco, di provare a cambiare marcia.  Abbiamo subito messo in cantiere un piccolo progetto,quello di promuovere i prodotti della nostra regione in occasione della Festa della Repubblica in Ambasciata il 2 giugno del 2016. Ci siamo riusciti: c’è stata una risposta straordinaria e generosa da parte dei produttori calabresi. In Ambasciata c’erano circa 800 ospiti che rappresentavano il meglio della società civile viennese (esponenti delle istituzioni, del mondo delle imprese, della cultura ecc) e sono rimasti deliziati dai nostri sapori. Ciò è stato possibile anche grazie allo sforzo dei competenti assessorati della Giunta regionale. Molto apprezzati anche i dolci forniti dall’Associazione Pasticceri Artigianali Reggini. Oggi vedo sempre più spesso prodotti calabresi nei supermercati viennesi. Vedo operatori del settore enogastronomico affacciarsi con maggiore frequenza alle fiere e agli eventi in Austria. Forse sono piccoli segnali, ma anche il viaggio più lungo inizia sempre con il primo passo (per citare un noto adagio della saggezza orientale). A Vienna abbiamo anche ospitato eventi con due importanti scrittori calabresi: Carmine Abate e Mimmo Gangemi. Hanno avuto grande successo. Tra qualche giorno ospiteremo nel nostro Istituto di Cultura una compagnia teatrale reggina. So anche che una delle più attive sezioni della Dante Alighieri in Austria, da alcuni anni, organizza regolarmente viaggi in Calabria. In estate sempre più frequenti sono i voli diretti da Vienna e da Innsbruck per Lamezia. Il numero di pernottamenti degli austriaci in Calabria cresce di anno in anno. Secondo me la direzione è quella giusta.

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