Mar. Nov 30th, 2021

Domenica 27 maggio

Il Crinale di Afreni

Itinerario Naturalistico Panoramico Storico ad anello

Straordinario itinerario ad anello sul Crinale di Afreni (forse “ebreo” dal dialetto locale) e Acatti (dal greco “spina”) sotto le enormi chiome di pini larici e di roveri. Cammineremo immersi in boschi e crinali attraverso i paesaggi fiabeschi che dominano l’orizzonte; tra i crinali si nascondono valli incantate che si possono ammirare con un continuo saliscendi in cresta. Questi luoghi, quasi inaccessibili, sono tra i più belli, spettacolari e selvaggi del Parco e nel nostro cammino è facile imbattersi in pini che raggiungono anche due metri di diametro e 35/40 metri di altezza. Il crinale che fa da spartiacque tra le gole della Fiumara Butramo, sulla destra, e quelle della Fiumara Potis, sulla sinistra offre panorami sempre più vasti man mano che lo si percorre ed è sempre dominato da piante giganti che si estendono anche sui fianchi e sui diversi crinali che scendono verso le gole sottostanti.

Come arrivare:

Per quelli che vengono da Reggio e Tirrenica seguire indicazione Gambarie – Montalto

Per quelli della Jonica salire da San Luca – Montalto

1) Raduno ore 9,45 Bivio Montalto

2) Raduno ore 10.15 Piazzale Rifugio Cano

Partenza escursione ore: 10.30

Il Crinale di Afreni

Tempo: Ore 5.00 Località: Casello Cano

Dislivello: 1250 slm 1450 Comuni: San Luca

Difficoltà: E. Escursionistico

Assai suggestivo e ricco di sorprese che permetteranno di scoprire, passo dopo passo, le meraviglie di uno splendido parco naturale, in un ambiente di alta montagna che vi farà scoprire un altro angolo dell’Aspromonte. Grandiosi anfiteatri e selvaggi valloni si susseguono lungo il sentiero che porta ad un isolato e splendido alpeggio.

 DESCRIZIONE SENTIERO

Dal casello di Cano si risale lungo la strada asfaltata di provenienza (in direzione del Montalto) per poche centinaia di metri fino ad una curva a destra in salita. Sulla sinistra, un piccolo spiazzo introduce ad una stradina a fondo naturale in leggera discesa che occorre imboccare. La stradina prosegue aggirando alla base l’evidente culmine roccioso di Pietra Mazzulisà (dal greco “pietra miliare”).

Grandi ammassamenti di sassi lungo il cammino, a volte si oltrepassano lunghi ghiaioni e sentieri intagliati in pareti strapiombanti sulle quali, da lontano, è impossibile scorgerne un passaggio. Solitamente gli escursionisti sono entusiasmati per il continuo cangiare di panorami, cieli, atmosfere, venti e brezze, colori e profumi, erbe, arbusti, fiori e minerali, insetti, animali, sorgenti, cascate e ruscelli.

Tutto ciò fino ad arrivare ai crinali di Acàtti e, sempre lungo il crinale, di Afrèni. Siamo sull’orlo di impressionanti dirupi che sovrastano le gole, osserviamo un gruppo di giganteschi pini larici chiamati “le Colonne del Cielo”e roveri che non hanno uguali, quanto a numero e proporzioni, in tutto il massiccio Aspromontano.

Sono alberi eccezionali, modellati dal vento e da altre avversità, che vivono in equilibrio con l’ambiente aspromontano. Sono alberi secolari, di indubbia spettacolarità, alcuni di essi dalle forme strane, con diametri eccezionali, enormi altezze e chiome singolari, a volte malati o segnati dalle avversità dal tempo.

Questi alberi eccezionali rappresentano imponenti figure provenienti da tempi trascorsi, da antiche stagioni, giunti a noi quali residui delle folti selve del passato, per mostrarci la particolare vitalità, resistenza e longevità: sono le Colonne del Cielo, sono i “PATRIARCHI VEGETALI” di Acatti.

Seguiamo sempre il crinale avendo le due gole (Butramo e Potis) sui lati e panorami sempre più vasti da osservare, ineguagliabile la vista sulla Valle Infernale sul cui fondo scorre un giovane torrente Butramo.

I pini giganti di “Acatti” (dal greco “spina”) e “Afreni”, dal dialetto locale, che potrebbe significare “ebreo” si estendono anche sui fianchi e sui diversi crinali che scendono verso le gole sottostanti. Proseguendo, dopo vari sali scendi, si arriva alle querce giganti meridionali, fra cui spicca la Quercia del Sedile (avente la forma di una sedia).

Notevoli anche le ampie vedute su monte Antenna, lo stupendo vallone Potis, i pianori sulle alture e su Monte Farnia; un’attenzione particolare merita la su citata Valle Infernale, vero scrigno naturalistico che conserva miracolosamente intatta la flora primigenia aspromontana.

Dopo aver visitato, ammirato quanto sopra descritto, ritorniamo al punto di partenza ma non senza qualche puntatina, ora a destra ora a sinistra, del sentiero maestro.

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