GIRO D’ITALIA 2018: INTERVENTO DEL ‘VOLO’

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Ieri in terra di Israele ha preso il via il giro d’Italia. Mi chiedo come possa essere definito giro d’Italia una corsa ciclistica a tappe che non prevede il periplo dei nostri confini e invece oltrepassa il mare e va in un altro continente a svolgere parte del percorso. A giustificazione della scelta, leggo, vi è la celebrazione della figura di Gino Bartali, Giusto fra i Giusti perché si è prodigato nel salvare una moltitudine di persone, ebrei, dai campi di sterminio. L’intento è nobile, non vi è dubbio, molto meno il modo in cui lo si vuole attuare, soprattutto a fronte della voluta dimenticanza di buona parte del territorio meridionale, Locride compresa. Alle perplessità semantiche quindi si sommano i dubbi di carattere pratico. La Locride purtroppo non ha Bartali (ma solo Zaleuco o Alvaro) e resta esclusa (ormai da anni) dal giro e mi verrebbe di dire dal mondo. Una volta si sarebbe potuto pensare che trattandosi di terra straniera, non italiana, tale esclusione era legittima; oggi anche questo alibi è venuto meno. Ironia a parte, vi è da chiedersi cosa fare. Leggo da qualche parte che è una questione di soldi (come sempre!) e allora mi viene da pensare ai 15000 euro spesi giornalmente dal nostro presidente della Regione per il suo viaggio in Argentina. L’associare le due notizie rende facile il gioco di chi, come i cinque stelle cavalca l’onda della protesta. In realtà la questione è molto più profonda, di metodo, di appartenenza. Discutevamo ieri sera con un gruppo di amici e due accademici che per ottenere il riconoscimento Unesco è necessario che fra il territorio e la popolazione vi sia un legame indissolubile di appartenenza, di identità.  Ecco, credo sia questo il punto di partenza. Sino a quando non prenderemo coscienza di quello che siamo, non riusciremo mai a far sentire la nostra voce, non riusciremo mai a far capire che anche noi siamo “Italia”, non riusciremo a portare il giro d’Italia, stavolta propriamente chiamato. No, non è una questione di soldi, è una questione di coscienza.

 

Giuseppe Caruso

VOLO

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