Gio. Gen 28th, 2021

«È stata diffusa, anche mediante discutibili prodotti televisivi e cinematografici, la sbagliatissima convinzione che le mafie siano composte da uomini forti e coraggiosi. Vi dico invece che sono un insieme di vigliacchi. Pieni di paure. Non reggono il confronto alla pari e, per questa ragione, si rifugiano nella violenza, fisica e verbale. Negli attacchi gratuiti, volgari, omofobi e senza senso ai giornalisti, che ne raccontano gli aspetti meno conosciuti, si manifesta tutta la debolezza interiore degli uomini di mafia e, quindi, delle organizzazioni di tipo mafioso di cui sono espressione». Lo ha dichiarato il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, in forze alla DDA di Reggio Calabria, in un’intervista al sito GayNews.it (http://www.gaynews.it/primo-piano/item/1209-procuratore-antimafia-dda-reggio-calabria-giuseppe-lombardo-ndrangheta-mafie-omosessualita.html). «Ben venga il lavoro di chi, con coraggio, racconta e mette a nudo le verità scomode che le mafie tentano di nascondere da sempre. Chi ha la capacità e la forza di fare questo tipo di giornalismo, sempre più raro, avrà sempre il mio sostegno. Che spero sia il sostegno di tutti. Le mafie – continua il procuratore Lombardo – sono la perfetta sintesi del concetto di “glocalizzazione”, vista la loro capacità di replicare globalmente un modello locale in grado di generare un indotto mafioso di impressionanti dimensioni. In presenza di questo evidente glocalismo mafioso continuare a parlare di “sud” non solo non ha più senso ma genera percorsi informativi altamente depistanti. Mi permetta di darle un consiglio. Esca per strada e faccia una lunga passeggiata: osservi con attenzione. Noterà tante situazioni che non hanno alcuna logica. Al sud come al nord. In Italia come all’estero. Si interroghi sulle tante anomalie che riuscirà a percepire. Quando non sarà in grado di trovare una risposta convincente, non si giri di spalle per proseguire il suo cammino, cercando di autoconvincersi che tanto di stranezze è pieno il mondo. Le garantisco che gran parte di quelle anomalie incomprensibili nascondono un’insidia: la più pericolosa delle quali si chiama mafia. Questa è la ricerca che va fatta oggi. Da cittadini consapevoli siamo tutti chiamati a cambiare i nostri occhi e il nostro modo di osservare i fenomeni criminali di tipo mafioso. Non è un percorso semplice, ma lo dobbiamo a tutti quelli che ci hanno creduto prima di noi e sono morti per questo. Il nostro debito di riconoscenza – conclude Lombardo – va saldato con la partecipazione e l’impegno. Costi quel che costi».

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