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‘Ndrangheta: arresti e sequestro bar vicino Pirellone

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Rete affari Milano-Romania, contatti con Casamonica e Tarantini

In rapporti con i Casamonica, il clan che tre anni fa celebrò un funerale in stile ‘Il padrino’ nel cuore di Roma, ma anche con Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore barese accusato di aver portato escort nelle residenze di Silvio Berlusconi. E’ il profilo di Bruno Crea, 61 anni, nato a Reggio Calabria e casa a Milano, cognato di Natale Alvaro, boss dell’omonima cosca della ‘ndrangheta, come emerge dalle carte dell’inchiesta della Dda che oggi lo ha portato in carcere. Indagine che mostra come i tentacoli della mafia calabrese si siano allungati anche fino ad un bar a due passi dal grattacielo Pirelli, nel capoluogo lombardo meglio noto come Pirellone, e fino in Romania. Nel blitz condotto dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano sono state arrestate in tutto 8 persone, tra italiani e romeni (6 in carcere e 2 ai domiciliari), accusati di associazione per delinquere finalizzata ad una serie di reati tributari, per aver messo in piedi un sistema per evadere il Fisco con un giro di false fatture da oltre 19 milioni di euro. Incamerando così 8,6 milioni reinvestiti in imprese “sia nel settore della ristorazione che nella trasformazione di rifiuti speciali”. Il gip Giusi Barbara che ha firmato l’ordinanza ha disposto il sequestro, tra le altre cose, delle quote societarie della ‘Pirelli 9 srls’ (intestata alla figlia di Bruno Crea, Teresa), la società che gestisce il bar non lontano dalla stazione Centrale. Le indagini, partite da una verifica fiscale della Gdf di Gorgonzola (Milano) su un’impresa edile, hanno portato poi ad individuare la banda, con a capo Crea, che aveva costituito una “articolata rete di società” intestate a prestanome o con sede in Romania per fabbricare false fatture. Il flusso di denaro anche attraverso il reimpiego in attività lecite, stando all’inchiesta del procuratore aggiunto Alessandro Dolci e del pm Bruna Albertini, sarebbe arrivato nelle tasche della ‘ndrangheta. Tanto che, come si legge nell’ordinanza, viene contestata l’aggravante di aver agevolato “la cosca Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria) a sua volta alleata a quella dei Piromalli” e di cui Crea “era un referente”. Lo stesso Crea, stando agli atti, risulta aver avuto “contatti e rapporti d’affari con pregiudicati anche estranei alla sua cerchia familiare”, come Guerino Casamonica, ma anche con Valter Lavitola (ex direttore de L’Avanti e coinvolto in varie inchieste) e Gianpaolo Tarantini. Proprio a quest’ultimo, sintetizza il gip, ha “offerto un lavoro” in una sua cooperativa “per fargli ottenere gli arresti domiciliari”. Il giudice mette in luce anche la sua “fitta rete di conoscenze” politiche e imprenditoriali (anche con “cinesi e russi”), che gli deriva “dal ‘prestigio’ della famiglia mafiosa degli Alvaro” e che gli ha permesso di accumulare negli anni un patrimonio, tra cui un villa con tanto di agrumeto in Calabria e una casa di riposo per anziani, intestata alle figlie. Nel frattempo, la Gdf di Bergamo ha eseguito 15 ordinanze smantellando un sistema di società ‘cartiere’, tra Italia e Slovenia, sempre per l’emissione di false fatture con un’evasione da 11 milioni di euro.

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