Mer. Mag 19th, 2021

Il 25 maggio i funerali di Becky Moses, la donna morta nel rogo della tendopoli di Rosarno

Riace (Reggio Calabria). Niente fondi da due anni, fiction bloccata e ora anche una nuova ispezione. Non c’è pace a Riace, città dell’accoglienza, dove il primo cittadino Domenico Lucano, indagato per concussione, truffa aggravata e abuso d’ufficio, si è visto arrivare una nuova visita di verifica da parte dei funzionari del ministero dell’Interno, decisi a scovare ogni possibile nefandezza nel sistema d’accoglienza del piccolo borgo calabrese. Un sistema che già era stato passato al setaccio, con una prima relazione che demoliva il metodo Riace, salvo poi “riabilitarlo” con due successive relazioni, per mesi e mesi rimaste nascoste, nonostante le richieste del sindaco. In questi documenti ogni singolo aspetto veniva esaltato, quasi mitizzato, in barba a quanto scritto in precedenza. Ora, però, Lucano ha deciso di dire basta: dopo aver annunciato la quasi sicura chiusura del progetto per carenza di fondi, il primo cittadino ha deciso di scrivere al consiglio d’amministrazione della Rai, come forma di protesta contro il blocco del film che racconta la favola dell’accoglienza a Riace, annunciando, inoltre, un singolare evento per il prossimo 25 maggio.
I funerali di Becky Moses e l’ispezione “pubblica” – Becky Moses aveva 26 anni e due li aveva passati a Riace prima di morire nell’inferno della tendopoli di San Ferdinando. Un essere umano «a scadenza» per le istituzioni, aveva denunciato Lucano. Perché Becky è morta nel rogo che si è sviluppato nel cuore della tendopoli di Rosarno, quella che otto anni fa si era ribellata all’oppressione ma dove ancora oggi circa mille migranti vivono in condizioni di degrado. «Di questa morte – diceva Lucano pochi giorni dopo – sono responsabili le istituzioni che hanno lasciato per anni che Rosarno continuasse così, e i mercenari dell’accoglienza». Becky viveva a Riace, dove giorno 25, alle 11, tornerà per essere sepolta. Perché l’ultima firma sui suoi documenti è proprio quella di Lucano e porta la data del 21 dicembre 2017. A Riace aveva una casa vera e un lavoro, ma a causa della carenza dei fondi e del rifiuto della commissione territoriale di riconoscere la sua richiesta d’asilo non poteva rimanere in un progetto Sprar. Così ha lasciato Riace, raggiungendo alcuni connazionali che vivono ormai stabilmente nella tendopoli di San Ferdinando, dove è morta.
L’idea di Lucano, però, non è soltanto quella di dare degna sepoltura alla donna, ma anche di aprire le porte per una vera e propria ispezione pubblica. Così, nel primo pomeriggio del 25 maggio, chiunque sarà a Riace potrà visitare gli alloggi, i laboratori, i luoghi di lavoro e di formazione dei migranti, per stilare una vera e propria relazione pubblica da consegnare alle autorità. Un’idea che Lucano ha avuto dopo l’ennesima ispezione, che ha definito una vera e propria «persecuzione». «Mi chiedono perché non abbiamo i soldi per pagare i servizi – lamenta il sindaco – ma sono loro stessi che da due anni hanno chiuso i rubinetti».
La fiction – L’altro capitolo è quello che riguarda il film girato a Riace, dal titolo “Tutto il mondo è paese”, nel quale Beppe Fiorello interpreta il ruolo del primo cittadino. Un film che sarebbe dovuto andare sugli schermi a febbraio, ma che la Rai ha bloccato dopo l’interrogazione parlamentare di Maurizio Gasparri, che ha chiesto se fosse opportuno mandarla in onda vista l’indagine che ha coinvolto il primo cittadino. «Andrà in onda una fiction – aveva affermato il politico – che esalta un personaggio coinvolto in un’indagine. Diventa anche una forma di condizionamento». Proprio contro questa decisione – che già nell’immediatezza aveva suscitato le proteste di molti – Lucano ha scritto una lettera al Cda Rai, sottolineando come la prima ispezione sia stata praticamente «smentita» dalle due successive. «Ciò che però mi preme maggiormente mettere in risalto – scrive il sindaco – è che io e la mia famiglia viviamo in condizioni di quasi povertà: che i premi in denaro che mi sono stati conferiti in Italia ed in Europa sono stati da me devoluti in beneficenza, che non ho voluto alcunché – conclude – per autorizzare la Rai e il produttore a realizzare una fiction. Trovo, pertanto, del tutto ingiustificato che la Rai abbia sospeso la proiezione».

Simona Musco (Newz)

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