Gio. Gen 21st, 2021

Cosa può darti più grande soddisfazione che dare il meglio di te per la tua comunità. E’ una sensazione esaltante che regala un senso di benessere inspiegabile. Un anno di completa dedizione, un anno di soddisfazioni e di amarezze hanno scandito questa mia avventura con l’ASD ROCCELLA CALCIO. Un anno che nessuno potrà mai ripagare, neanche un profitto inaspettato. Peppe Franco ed  Ettore Squillace, persone di irreprensibile profilo umano e professionale, hanno contribuito a rendere ancor più esuberante e stellare questa vittoria. Perché questa è una vittoria, da qualsiasi angolazione si guardi e in qualsiasi  altro modo si interpreti, altro non può essere che una vittoria. Io che non sono specializzato nelle citazioni, faccio mia un’affermazione che mio figlio mi ha detto:“ Se un uomo non si batte per le proprie idee fino in fondo, o non sono buone le idee o non è buono l’uomo che le sostiene”. Non so neanche chi l’ abbia mai pronunciate e poco mi interessa , ma rispecchiano in modo totalizzante il mio modesto ma fermo sostegno alla causa dell’ ASD ROCCELLA. Tutto ciò che andava fatto è stato fatto, tutto ciò che andava detto è stato detto e tutto ciò che andava dimostrato è stato dimostrato. Ognuno di noi ha un percorso di vita che può decidere di arricchire o meno, ognuno di noi sceglie le sue sfide, ognuno di noi è libero di rendere la propria disponibilità alla causa che considera più giusta , ma quando il suo operato lo spende per la sua comunità ogni gesto a mio giudizio rimane impagabile. Questo mi è stato insegnato e questo ho tentato di praticare. Il domani è di tutti e noi questa permanenza in D la regaliamo ai roccellesi, specie a coloro che hanno titubato e criticato con sana convinzione, a quelli più diffidenti, più recalcitranti, anche ai  più ostili, i quali non possono che ricredersi.

NOI VOLEVAMO QUESTA VITTORIA, E L’ABBIAMO OTTENUTA  PERCHÉ’ NOI SIAMO IL ROCCELLA.

GRAZIE A TUTTI INDISTINTAMENTE

ARRIVEDERCI A PRESTO

 

MAURIZIO MISITI  

UFFICIO STAMPA ASD ROCCELLA 1935

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Servirebbero la parole di Gianni Brera, che non ho per offrirvi l’esaltante narrazione di tutto quello che si è vissuto al Provinciale di Trapani tra Paceco e Roccella. Una squadra praticamente retrocessa il Paceco, che sino agli ultimi istanti ha dato fondo a tutte le risorse e ha tirato fuori una grinta ed una coriaceità per strappare il pareggio, per condannare definitivamente gli amaranto alla spareggio dei play-out. Ma questo epilogo non era scritto nel destino dei leoni di Roccella ed ha reso molto più ricca di significato e speciale la vittoria che restituisce e riconosce agli uomini di Giampà, Misiti, Franco e Squillace il giusto e meritato posto in Serie D.

Il Provinciale, stadio che tre anni or sono aveva ha ospitato lo spareggio per la promozione in A tra TRAPANI e PESCARA, ieri è diventato il tempio che ha consacrato gli amaranto ionici come compagine di concreta solidità e confermato tutte le certezze di una dirigenza che mai e poi mai ha dimostrato di vacillare sulle scelte fino al 6 maggio compiute. L’oramai tormentone “noi vogliamo questa vittoria perché NOI SIAMO IL  ROCCELLA” è la sintesi più appropriata, il compendio più azzeccato che meglio spiega lo spirito degli undici di Roccella, presentatisi al cospetto del proprio pubblico, che, in modo composto, dignitoso e disciplinato ha occupato le gradinate della curva est, per celebrare i propri beniamini. Così è stato ed il resto è solo fuffa, io direi zucchero filato, che una volta in bocca si scioglie, senza alcuna consistenza lasciando un retrogusto amarognolo ed un senso di vuoto. Le titubanze dei tifosi, i dubbi, le amarezze accumulate nelle sconfitte di Cittanova e di Palmi, dove punti importanti si erano persi avevano contribuito a creare un clima di scoramento e di tensione che hanno messo a dura prova la tempra e la determinazione dello staff tecnico e della dirigenza. Dubbi dissipati dalla fermezza della società che con tempestive operazioni di mercato corroborava la difesa di un innesto decisivo, poi il resto veniva perfezionato da una squadra di leoni, che aveva assaporato il gusto di vittoria e la consapevolezza di essere formidabilmente diventata predatrice e non più preda.

Ora lasciamo pure che le critiche divorino le critiche: anche Brera aveva dubbi su Rivera e mai ha fatto mistero, ma dinanzi  all’Abatino, come lo chiamava, aveva parole di riverenza.

FRANCO MISITI SQUILLACE OGGI POSSONO GRIDARE … “NOI VOGLIAMO QUESTA SERIE D, PERCHÉ NOI SIAMO IL ROCCELLA”.

 

PASQUALE VOZZO

UFFICIO STAMPA ASD ROCCELLA 1935 

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