Gio. Gen 21st, 2021

Le indagini che hanno portato all’arresto del 42enne Antonio Pontoriero ricostruiscono le fasi dell’omicidio del 29enne maliano. «Muoveva le braccia come per richiamare aiuto, lamentandosi per il dolore»

Era riverso sul pavimento lurido dell’ex Fornace di San Calogero. Respirava affannosamente e «muoveva le braccia come per richiamare aiuto, lamentandosi per il dolore». La ferita sulla sua testa perdeva copiosamente sangue. È così che alle 19,30 del 2 giugno scorso i carabinieri hanno ritrovato Sacko Soumaila, 29 anni. Era in quello stato da più di un‘ ora, da quando un uomo ne aveva fatto un bersaglio facile con un fucile calibro 12. Quest’uomo viene oggi indicato dagli inquirenti in Antonio Pontoriero, 42 anni, tratto in arresto con l’accusa di omicidio. L’agonia di Sacko è durata diverse ore: si è spento alle 22,15 all’ospedale di Reggio Calabria. Secondo gli investigatori è stato colpito tra le 17,30 e le 18,20. Le ore della sua agonia sono state drammatiche, sono accaduti fatti di gravità inaudita e di assoluta mancanza di umanità.
Quando i colpi hanno cominciato a fendere l’aria all’interno della vecchia fabbrica abbandonata dove tre extracomunitari stavano cercando lamiere per costruire dei rifugi, un tetto sopra la testa nel ghetto di San Ferdinando, si sono accorti che un uomo da un’altura, alla distanza di circa 70 metri, li stava prendendo di mira. L’amico Drame Madhieri avverte Sacko di mettersi al riparo, di scendere dal tetto del rudere dal quale stavano prelevando le lamiere. Ma non fa in tempo. Sacko viene colpito e cade per terra. Drame si ripara dietro un muro ma fa in tempo a vedere l’uomo che gli punta il fucile contro che si sposta «al fine di avere una migliore visuale della mia sagoma». L’attenzione dell’assassino però, viene attirata dal terzo uomo, Madou Fofana, che stava trascinando delle lamiere fuori dallo stabilimento. Fofana diventa il terzo bersaglio ma, riparato dai pannelli, rimane illeso. «Nel frattempo l’uomo col fucile – racconta Drame – continuava nella sua ricerca di me e Fofana per spararci contro». E ci riuscirà, perché mentre Drame cercherà di muoversi verso un rifugio migliore verrà colpito alla gamba destra. L’urgenza è quella di mettersi in salvo. Il pericolo di vita è reale. Per tutti e tre. Sono momenti disperati, un amico è a terra, una figura con un fucile li bracca da sopra un’altura. Drame scappa, una fuga precipitosa verso la strada principale. Ogni tanto si volta indietro e allora, allontanandosi, scorge accanto all’uomo col fucile una vecchia Panda bianca. Drame sa che vicino al luogo dove c’era l’uomo col fucile vivono due extracomunitari e va da loro. Pensa che il killer sia andato via ma poco dopo vede avvicinarsi un uomo con gli stessi abiti di colui che aveva visto abbattere il suo amico poco prima. Ha paura, chiede il permesso di tornare all’ex fornace, di soccorrere Sacko. Quello alza le mani e dice che non avrebbe fatto niente. Drame allora supplica un atto di umanità, un passaggio in ospedale per quell’amico che li aiutava, che lui considera come un fratello e che ora sta riverso in una pozza di sangue. Ma quello dice che non ne vuole sapere niente. Sale sulla Panda bianca e se ne va in direzione di Vibo. A Drame, che riconoscerà poi in foto l’uomo, non resta che tornare alla fornace. Sarà Fofana a precipitarsi dai carabinieri di Rosarno e portarli sul luogo dell’agguato. Arrivano alle 19,35, chiedono subito l’intervento del 118 che arriva alle 19,55. Si prestano le prime cure, si chiama l’elisosoccorso. Vista però l’impossibilità di intervento dell’elisoccorso alle 20,30 arriva l’ambulanza che porta Sacko all’ospedale di Reggio. Dove alle 22,15 il giovane, con una moglie e una figlia di 5 anni in Mali, dopo ore di agonia, mentre i suoi amici tentavano di aiutarlo correndo disperati e senza mezzi, muore.

la Cgil: «Non può essere considerato come vendetta»

Il sindacato calabrese chiede una «pena esemplare» per il responsabile del delitto. E invoca una tavolo nazionale sull’immigrazione. Confermata l’adesione allo sciopero dei lavoratori agricoli

Il Comitato direttivo della Cgil Calabria «si stringe attorno ai familiari di Sacko Soumayla e dei lavoratori coinvolti nella follia omicida di chi ha consapevolmente compiuto un atto che non può essere derubricato come una vendetta per un furto». È quanto si legge in una nota dello stesso Comitato.
«Non c’è stato furto tra i rifiuti – prosegue la nota – non c’è stato alcun motivo di sparare, e non ci sono attenuanti rispetto al delitto compiuto. La Cgil ringrazia la tempestività dell’intervento della Procura e delle forze dell’ordine nell’avere con immediatezza provveduto a individuare il presunto responsabile e gli eventuali mandanti. Aspettiamo fiduciosi che la giustizia faccia il suo corso e commini la pena esemplare per i responsabili di tale efferato assassinio. Sul tema immigrazione occorrono misure straordinarie che non possono essere gestite con slogan e con la politica dei respingimenti. Il tema il più delle volte viene affrontato con estrema superficialità, con demagogia, attraverso il clima della paura, non conoscendone i risvolti, le analisi e le soluzioni, dimenticando quello che è avvenuto nel 2010 a Rosarno e il clima che ne è conseguito. A distanza di otto anni da quegli avvenimenti, il clima politico degli ultimi giorni e le dichiarazioni istituzionali, che vogliamo stigmatizzare, sui temi dell’immigrazione, rischia di portare indietro il lavoro fatto da tutti in questi anni. Ci vuole grande senso di responsabilità, a partire dalla politica che dovrebbe farsene carico non soffiando sul fuoco. La Cgil, attraverso le sue strutture territoriali e categoriali è da anni impegnata sul campo a fare rete con le diverse associazioni, a partire dalla tendopoli di San Ferdinando, nella Sibaritide, a Riace, e su tutto il territorio regionale nell’affrontare quotidianamente l’emergenza sbarchi, nella tutela del lavoro e dei diritti civili, molte volte denunciando presso le autorità competenti, caporali senza scrupoli e appartenenti alla ‘ndrangheta, mettendo in gioco l’incolumità fisica dei propri dirigenti. La Cgil, in tutte le sue articolazioni, da sempre sta denunciando e combattendo la filiera lunga della Ndrangheta, lo sfruttamento dei lavoratori migranti, il regime di schiavitù cui in molti casi sono sottoposti nelle condizioni di lavoro uomini e donne ad un euro a cassetta e senza regolare contratto di lavoro. Una filiera lunga che parte nei campi al mattino alle 5 con il mercato delle braccia, il trasporto, ed arriva nelle filiere delle grandi distribuzioni e nelle tavole dei cittadini. Il rapporto agro mafie ci indica chiaramente il ruolo della Ndrangheta sul business che parte dal reclutamento, dallo sfruttamento, dalle condizioni di vita dei lavoratori migranti e dall’interesse che ha la ndrangheta a mantenere il controllo del fenomeno e il ghetto di San Ferdinando. Il controllo della filiera agricola di qualità era un obiettivo della legge 199 contro il caporalato, voluta dalla Cgil e che va integralmente applicata così come occorre una responsabilità delle aziende a rifiutare il sistema delle finte cooperative dedite allo sfruttamento e puntare sulla gestione del collocamento pubblico. I temi dell’accoglienza e della tendopoli di San Ferdinando dove la Cgil opera da diversi anni con abnegazione, meritano una lettura più attenta che riguarda politiche abitative alternative dalla logica del ghetto ma che deve essere pianificata nel tempo, monitorata e gestita in stretta connessione con il governo nazionale e regionale a partire dalla proroga degli accordi con il protocollo scaduto il 31 dicembre 2017. Non possiamo aspettare ogni volta l’evento tragico per affrontare compiutamente il fenomeno».
«Chiediamo al presidente della Camera Roberto Fico che lunedì 11 visiterà la tendopoli di San Ferdinando – conclude la nota della Cgil – di promuovere verso il governo un tavolo nazionale sull’immigrazione e sulla tendopoli con le parti sociali, la Regione, le amministrazioni locali, le associazioni che vi operano, che non sia condizionato da posizione ideologiche e viziato da tentativi mediatici e strumentali di chi alza più in alto i toni. La Cgil Calabria aderisce allo sciopero dei lavoratori agricoli per il contratto di Flai Cgil Fai Cisl Uila Uil per giorno 15 giugno a Vibo Valentia nel nome di Sacko Soumayla e annuncia altre iniziative sui temi dell’immigrazione a partire da Riace. Il Comitato direttivo della Cgil Calabria sostiene il modello Riace quale idea e progetto diffuso di accoglienza e sosterrà nelle prossime settimane iniziative unitarie in sua difesa e valorizzazione».

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