Gio. Gen 28th, 2021

Il sindaco di Riace dopo le dichiarazioni del neo ministro dell’Interno. «È l’epilogo di una politica che da anni ci ha ostacolato». Parole di elogio per Oliverio («L’immagine con il piccolo migrante in braccio è il simbolo di questa terra») e Loiero («Ha portato qui Vim Wenders»). Ma su Minniti: «Non ho lo slancio emotivo per dire le stesse cose»

«Non ho paura, ma sono preoccupato. Ma non per me, per gli ospiti della mia comunità». Mentre dal nuovo ministro dell’Interno Matteo Salvini arrivano le prime “minacce” sui migranti, Mimmo Lucano nella sua Riace continua a lavorare. In questi giorni è impegnato nella sistemazione di un bene confiscato, che spera di poter trasformare in un ostello della gioventù. «Ci sono 8 appartamenti e un ristorante – racconta -, con coraggio si può trasformare questo luogo di morte in un luogo di vita».
Ma è inevitabile, nell’intervista di Paola Militano, virare subito l’attenzione sulle ultime dichiarazioni del senatore eletto proprio in Calabria. «È l’epilogo di una situazione che ha da anni ha visto Riace ostacolata in quest’opera. Le cose sono cambiate – spiega Lucano -. Non voglio fare polemica. Non voglio fare la vittima perché questa terra ci chiama al riscatto. Ma c’è molto preoccupazione nella mia comunità (che, come ricorda alla giornalista, «su 1500 abitanti, un terzo sono migranti e da anni vivono stabilmente a Riace») perché c’è una politica determinate, è in atto una possibile svolta per l’Italia con una politica che ha costruito il suo consenso sulla denigrazione e l’ostilità razziale con parole e atteggiamenti pensati contro gli immigrati e contro i rom». «L’immigrazione – evidenzia ancora il sindaco di Riace – non è altro che il frutto palese di un’ingiustizia nel mondo che obbliga migliaia di persone a scappare. E la Calabria e Riace, come ricorda spesso Vim Wenders, sono state all’avanguardia in questo. Si è riuscito a creare qualcosa che rimarrà in questa terra povera». «Come si fa a costruire una politica se non c’è umanità? – si chiede Lucano -. La politica deve essere fatta per gli essere umani, come ricorda anche la Costituzione. Non dobbiamo soffermarci su queste differenze».

«Il mio ricordo di quello che viene fatto in questa terra è legato ad un’immagine in particolare – continua a raccontare Lucano -: il presidente Mario Oliverio con in braccio un bambino piccolo, salvato da una deportazione. Ho pensato che questa è la vera Calabria. Così come motivo d’orgoglio è stata l’azione di un altro presidente di Regione: Agazio Loiero, che ha portato qui Vim Wenders».
«Non ho lo stesso slancio emotivo per dire la stessa cosa», è la risposta, laconica, che Lucano dà quando gli viene posta la domanda sull’altro ministro dell’Interno, il vero calabrese, Marco Minniti.
Tra annunci e “minacce”, il suo lavoro e la sua speranza non si ferma. «C’è bisogno di dare risposte concrete sul piano culturale perché ci può essere una Calabria diversa», dice Lucano mentre lavora sul bene confiscato. Ha costruito anche un lungomare, chiamato non a caso “Lungomare a cemento zero” costruito con il legno e la stessa sabbia. Ma a fare la differenza sono delle barchette ormeggiate sulla riva. «È la nuova identità di Riace – dice ancora Lucano -. Rappresentano gli sbarchi e le persone che sono in fuga dalle guerre e che qui hanno visto un luogo di approdo».

(fonte corriere della calabria)

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