Lun. Gen 18th, 2021

Contro vittima e feriti sparati colpi di fucile a pallettoni

I carabinieri della Compagnia di Tropea che stanno indagando sull’omicidio di Sacko Soumali, il migrante maliano, ucciso nella serata di ieri a San Calogero dove si trovava assieme a due connazionali che sono rimasti feriti in modo non grave, escludono la matrice xenofoba dell’accaduto. La vittima, secondo quanto è emerso, è stata raggiunta alla testa da un colpo di fucile caricato a pallettoni. La pista privilegiata delle indagini, coordinate dalla Procura di Vibo Valentia, è quella della vendetta per il furto di alluminio nell’area dell’ex Fornace Tranquilla, una vecchia fonderia. Si ritiene che a sparare possa essere stato qualcuno irritato dallo “sconfinamento” dei tre extracomunitari che stavano raccogliendo materiale per poi rivenderlo o per utilizzarlo nella baraccopoli di San Ferdinando dove vivevano. La vittima e i due connazionali erano giunti sul luogo dove è avvenuta la sparatoria a piedi e con una bici, da utilizzare probabilmente per trasportare il materiale.

Inquirenti a lavoro su pista precisa

Avrebbero imboccato una pista precisa le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia e condotte dai carabinieri della Compagnia di Tropea per risalire all’autore dell’omicidio di Sacko Soumali, di 29 anni, il migrante maliano ucciso ieri sera. Sui possibili sviluppi viene mantenuto uno stretto riserbo ma secondo quanto si è appreso in ambienti vicini alle indagini, queste sarebbero indirizzate verso una pista ben definita.

Migrante ucciso: ferito, ci ha sparato contro 4 volte

‘E’ sceso da auto mentre stavamo raccogliendo lamiere’

“Stavamo raccogliendo delle lamiere quando si è fermata una Fiat Panda bianca vecchio modello ed è sceso un uomo con un fucile che ci ha sparato contro 4 volte”. E’ il racconto di quanto accaduto ieri in località “ex Fornace” di San Calogero (Vibo Valentia) fatto da uno dei giovani maliani rimasti feriti, Drane Maoiheri, di 39 anni. L’uomo è rimasto ferito di striscio ad una gamba ed stamani è già tornato alla baraccopoli di San Ferdinando dove vive con l’altro ferito.

Migrante ucciso:situazione calma in tendopoli San Ferdinando

C’è calma e tranquillità nelle tendopoli – quella ufficiale e quella abusiva – di San Ferdinando dove viveva Sacko Soumali, il cittadino del Mali di 29 anni ucciso ieri sera a colpi di fucile nelle campagne di San Calogero (Vibo Valentia) mentre, presumibilmente, stava compiendo un furto insieme a due complici rimasti feriti. Soumali era regolare in Italia così come i due feriti. Le forze dell’ordine hanno comunque rafforzato i presidi che si trovano nella zona. Attualmente nella tendopoli allestita dalla Prefettura vi sono circa 800 migranti mentre 3-400 vivono a poche centinaia di metri nella vecchia baraccopoli dove un incendio, nel gennaio scorso, provocò la morte di una giovane migrante e la distruzione di circa 200 baracche. Incendio che secondo le indagini era stato di natura dolosa. Una donna nigeriana di 47 anni, Lise Emike Potter, è stata infatti arrestata dalla polizia di frontiera a Courmayeur con l’accusa di essere la mandante dell’incendio che provocò la morte di una 26enne anche lei nigeriana, Becky Moses.

Fornace fu sequestrata per rifiuti tossici

Per Procura vi furono stoccati 135 mila t. scarti pericolosi

Il capannone davanti al quale è stato ucciso un cittadino del Mali ed altri due sono stati feriti, era stato sequestrato una decina di anni fa nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia e condotta dalla Guardia di finanza sullo smaltimento e lo stoccaggio di rifiuti industriali tossici e pericolosi tra Calabria, Puglia e Sicilia. Secondo l’accusa, nei terreni della società “Fornace tranquilla”, a San Calogero, sarebbero stati stoccati oltre 135 mila tonnellate di rifiuti pericolosi e tossici tra i quali fanghi altamente inquinanti di derivazione industriale composti da alte percentuali di nichel e vanadio. In seguito alle indagini, già da luglio 2010, il Prefetto di Vibo Valentia aveva imposto la distruzione dei prodotti agricoli coltivati nelle vicinanze dell’area interessata. Nell’inchiesta sono finite 12 persone per le quali è in corso il processo ma la quasi totalità dei reati ipotizzati, commessi dal 2000 al 2007, è già estinta.

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