Gio. Gen 28th, 2021

Invece che dichiarare la prescrizione, il giudice ha interpretato diversamente l’unica contestazione rimasta in piedi sui veleni dell’ex fabbrica di San Calogero. Ma sarà più difficile dimostrare che il disastro sia avvenuto e abbia avuto effetti concreti. Udienza rinviata al 7 febbraio 2019

In molti, a cominciare dalle parti civili, si aspettavano una sentenza di intervenuta prescrizione. Invece il giudice Marina Russo (Tribunale di Vibo in sezione monocratica) ha interpretato in maniera diversa dai suoi predecessori la contestazione di disastro colposo, tenendo di fatto ancora aperto il processo sui veleni della “Fornace Tranquilla”, l’ex fabbrica di laterizi di San Calogero dove il 2 giugno scorso è stato ucciso a fucilate il bracciante maliano 29enne Soumaila Sacko.
Nell’udienza di giovedì – respinta una richiesta della Rai di effettuare riprese tv durante l’udienza – gli avvocati della difesa hanno in prima battuta chiesto l’assoluzione degli imputati anche dall’accusa di disastro colposo, mentre in subordine ha invocato la dichiarazione di avvenuta prescrizione di tutti reati contestati. Alla richiesta di assoluzione si è opposto l’avvocato Angelo Calzone, che rappresenta il Wwf Italia quale parte civile, rilevando che l’istruttoria non si è ancora conclusa poiché la difesa non ha rinunciato a sentire in aula alcuni suoi testimoni. Una posizione ritenuta valida dal giudice che ha rigettato la richiesta delle difese e ha poi spiegato di ritenere che non possa escludersi che la contestazione (formulata in maniera piuttosto generica) di disastro colposo possa essere riferita non al primo comma dell’art 434 c. p. – com’era stato fatto finora – bensì al secondo. La differenza è sostanziale poiché nel primo caso si tratta del pericolo di disastro, mentre nel secondo si parla di disastro avvenuto, con una pena che può arrivare fino a 12 anni di reclusione, con una prescrizione quindi più lunga (15 anni). Tutti gli altri reati sono ormai prescritti – anche se la dichiarazione del giudice in tal senso non c’è ancora stata – e l’udienza è stata rinviata al 7 febbraio 2019 quando verrano sentiti due testi della difesa.
Stando all’impianto accusatorio alla base del processo, che è iniziato ormai sei anni fa, nell’area dell’ex “Fornace Tranquilla” sarebbero state interrate, tra il 2000 e il 2007, 127mila tonnellate di rifiuti tossici, fanghi e ceneri industriali provenienti dalla centrale Enel di Brindisi. Stando alla consulenza effettuata dall’Arpacal di Cosenza, alla “Tranquilla” sarebbero stati stoccati metalli pesanti, solfuri, cloruri, fluoruri, nichel, selenio, stagno e vanadio. I periti dell’accusa non escludevano «la concreta e reale possibilità che i componenti pericolosi presenti in abbondanza nel sito potessero essere diffusi nell’ambiente circostante».
Sebbene a prima vista la decisione del Tribunale di Vibo di tenere in piedi il processo possa sembrare una buona notizia per gli ambientalisti – oltre al Wwf si sono costituiti parte civile anche Legambiente e il Comune di San Calogero – in realtà dimostrare prove alla mano che il disastro sia avvenuto e abbia avuto degli effetti concreti potrebbe rivelarsi tutt’altro che facile per le parti che nel processo hanno tale compito.

GLI IMPUTATI Dopo la chiusura dell’inchiesta “Poison” della Procura di Vibo sono stati rinviati a giudizio 12 imputati, con accuse a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico e all’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi, disastro ambientale con conseguente pericolo per l’incolumità pubblica, avvelenamento di acque e di sostanze alimentari, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, e gestione non autorizzata dei rifiuti. Si tratta di Giuseppe Romeo, 67 anni di Taurianova (incaricato della gestione dei rifiuti che arrivavano all’impianto), Stefano Romeo, 34 anni di Taurianova, Umberto Acquistapace, 80 anni di Rosarno (legale rappresentante della S.r.l. “Fornace tranquilla”) e Angelo Vangeli (dipendente e ragioniere della società). Poi ci sono i responsabili delle società detentrici dei rifiuti e incaricate del trasporto: Vito Sabatelli, 56 anni di Cisternino (titolare dell’omonima impresa individuale), Antonio Roma, 70 anni di Carovigno (aministratore unico della “Società lavori ecologici S.r.l.”), Angelo Ippolito, 39 anni di Monopoli (rappresentante legale della “Sotram S.r.l.”), Giuseppe Antonio Marraffa, 49 anni di Carovigno (rappresentante legale, dal 2003 al 2006, della “Ecoservizi S.r.l.”), Vito Antonio Sacco, 53 anni di Carovigno (amministratore unico, fino al 2003 e dal 2006, della stessa azienda). Infine gli uomini Enel: Luciano Mirko Pistillo, 54 anni di Rovigo (responsabile dell’unità di business della centrale di Brindisi dal 2003 al 2006), Carlo Aiello, 49 anni di Brindisi (responsabile della liena movimentazione materiali, compresi i rifiuti della “Federico II”), Diego Baio, 55 anni di Roma (dal 2001 al 2006 responsabile “Esercizio Ambiente e Sicurezza” della centrale a carbone).

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